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I 200mila euro che Salvini ha speso per portare i naufraghi della Aquarius in Spagna

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Dieci giugno 2018, il ministro dell’Interno Matteo Salvini lancia l’hashtag #chiudiamoiporti e inizia il suo primo braccio di ferro con Malta. A farne le spese le 629 persone a bordo della nave Aquarius della Ong SOS Mediterranée che si vide negare il permesso di fare rotta verso l’Italia. Si scoprirà solo molto tempo dopo che non era stato emanato alcun atto governativo o decreto che imponesse la chiusura degli approdi italiani alle imbarcazioni delle organizzazioni umanitarie.

Chi ha portato i migranti della Aquarius in Spagna

Il giorno dopo il governo gialloverde poteva intestarsi la sua prima vittoria: i migranti dell’Aquarius sarebbero andati a Barcellona. Vittoria ottenuta violando un buon numero di trattati internazionali ma era solo un dettaglio, in ballo c’era la battaglia per far capire all’Europa che l’Italia non poteva più essere “il campo profughi della UE”. Iniziò così la seconda parte della storia, la lenta navigazione dalle acque a Sud della Sicilia verso la Spagna, destinazione finale: il porto di Valencia. Il 13 giugno Salvini è in Senato a riferire sulla vicenda della nave e sull’emergenza migranti. I migranti però non ci arrivarono a bordo della Aquarius ma su navi italiane.

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Dal momento che la Aquarius non era in condizione di compiere il tragitto di oltre millequattrocento chilometri i migranti vennero trasferiti a bordo della nave Dattilo, un pattugliatore d’altura della Guardia Costiera della stessa classe della Diciotti, e della nave Orione. Fu quindi l’Italia a fare da taxi del mare e a traghettare le persone salvate vicino alle acque territoriali italiane verso la Spagna.

Quanto è costato portate i migranti della Aquarius a Valencia

A questo punto ci si interrogherà sul costo dell’intera operazione, inizialmente sostenuto dalla Guardia Costiera e quindi dallo Stato italiano. Qualcuno si è preso la briga di fare il classico conto della serva per vedere quanto è costata ai contribuenti la clamorosa vittoria di Salvini e Toninelli. Il sito Euobserver ha fatto una richiesta di accesso agli atti, e calcolato che il costo operativo della Dattilo è pari a 740,15 euro all’ora e tenuto conto che per  completare il tragitto di andata e ritorno da Valencia furono necessarie 290 ore, viene fuori che il costo del viaggio è pari a poco meno di 215.000 euro.

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A questo va aggiunto il compenso extra conferito all’equipaggio (41 persone) della Dattilo pari a 5.500 euro al giorno per tutta la durata dell’intervento (14 giorni) che fa salire il totale di altri settantamila euro. Solo per la Dattilo il governo italiano spese 292 mila euro. Al calcolo totale mancano ancora i costi sostenuti dalla Nave Orione (che ha venti uomini di equipaggio in più rispetto alla Dattilo). Ad oggi la Marina Militare non ha ancora risposto alla richiesta di accesso agli atti di EuObserver e quindi non è possibile quantificarli con esattezza, ma non dovrebbero essere molto lontani da quelli della Dattilo. Siamo quindi intorno al mezzo milione di euro o poco meno. Oltre a quello che sembra essere un enorme (e inutile) spreco di denaro pubblico EuObserver ha anche scoperto che l’Italia ha poi chiesto e ottenuto che fosse l’Unione Europea a pagare il 90% dell’operazione. La Guardia Costiera ha infatti reso noto che «solo il 10 per cento delle spese coperto direttamente dal bilancio dello Stato italiano, mentre il restante è stato co-finanziato dalla UE». L’Italia ha infatti beneficiato dello stanziamento previsto dall’Internal Security Fund, un fondo speciale della UE da 150 milioni di euro utilizzato proprio per venire incontro alle maggiori spese sostenute dal nostro Paese per le operazioni di ricerca e soccorso.

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In base all’accordo siglato nel 2014 l’Italia riceve inoltre 500 euro per coprire i costi di trasporto per la rilocazione di ciascun richiedente asilo. Il governo avrebbe potuto senza dubbio spendere meno, e ricevere lo stesso i finanziamenti da parte della UE, se avesse lasciato che la Aquarius sbarcasse i migranti in Sicilia. Certo, in quel modo però non avrebbe potuto intestarsi una vittoria contro l’Europa che ci vuole invasi dagli immigrati. E dal momento che è stata l’Unione a pagare il trasferimento sicuramente ci sarà qualcuno che dirà che alla fine la battaglia di Salvini non ha gravato sulle tasche dei contribuenti. Ma oltre al fatto che quei soldi probabilmente avrebbero potuti essere spesi meglio è bene ricordare due cose: la prima è che anche l’Italia contribuisce al bilancio comunitario; la seconda è che gli altri contribuenti europei, ovvero i cittadini e i governanti degli altri stati membri, potrebbero non gradire il modo con cui l’Italia sta giocando con i loro soldi.

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