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ATAC, il senso del M5S per i sindacati

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Oggi in una lunga intervista rilasciata a Federico Fubini del Corriere della Sera il Dg di ATAC Bruno Rota ha parlato del rischio crac della municipalizzata dei trasporti. L’azienda è sull’orlo del fallimento a causa dei troppi debiti accumulati negli anni scorsi e che ammontano a 1.350 milioni di euro. Ma l’affondo decisivo il Direttore Generale di ATAC l’ha riservato ai dipendenti e ai sindacati. In particolare proprio a quei sindacati che hanno sostenuto Virginia Raggi e il M5S alle amministrative del 2016.

Le ingerenze del M5S in ATAC e i rapporti con i sindacati

Prima delle elezioni il MoVimento 5 Stelle ha a lungo corteggiato i sindacati ATAC. Quando Micaela Quintavalle, leader del sindacato autonomo CambiaMenti, uscì allo scoperto per invitare a votare Marcello De Vito e Virginia Raggi più di qualcuno trovo la cosa abbastanza singolare. In fondo la Quintavalle era tra i dipendenti ATAC che a suon di scioperi selvaggi avevano contribuito ad indebolire la posizione di Ignazio Marino (che poi però è stato mandato a casa dal PD).
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Il risultato è stato che – secondo alcune fonti interne all’azienda – il 70% dei dipendenti aveva votato M5S alle amminsitrative. Dopo le elezioni invece il Comune si è impegnato ad interferire nella gestione dell’Azienda. Provocando l’ira del Dg nominato dal Commissario Tronca, Marco Rettighieri che in una lettera denunciò le ingerenze dell’Amministrazione Comunale nella nomina del personale. ATAC e Roma TPL sono stati due dei punti cardine della campagna elettorale del M5S, e qualcosa andava pur fatto. E quello che è stato fatto è stato concedere ai dipendenti della municipalizzata (ma anche a quelli di AMA) di fare come volevano. Ovvero lavorare di meno, guidare meno ore e premi “di produzione” in denaro ai dirigenti. Alla fine del 2016 infatti l’amministratore unico di ATAC Manuel Fantasia ha firmato un accordo con i sindacati RSU il 20 dicembre la cui caratteristica principale è l‘annullamento delle condizioni lavorative firmate un anno e mezzo prima e la diminuzione del monte ore di lavoro. Cancellando di fatto gli accordi firmati nel 2015 che prevedevano  la scomparsa dei benefit e l’aumento del monte ore da 736 a 950, oltre all’introduzione del badge e del timbro all’uscita e alla comparsa del parametro della produttività nel salario.

Perché Enrico Stefàno bacchetta il Dg di ATAC

Quella di Rota infatti non è la prima occasione in cui un direttore generale inchioda il Comune a 5 Stelle alle sue responsabilità. Lo aveva fatto nell’agosto del 2016 l’allora Dg di ATAC Marco Rettighieri in una lettera indirizzata all’Assessora Meleo. Nella lettera Rettighieri faceva notare che «il metroferro non è l’unico “malato” all’interno di Atac; vi è anche il sistema TPL di superficie che vede quotidianamente, anche per motivi a Lei ben noti ed esogeni rispetto ad Ataca (sindacati), numeri ragguardevoli di vetture che rientrano per guasti oggetto, tra le altre cose, di nostre richieste di chiarimento». All’epoca la Meleo rispose stigmatizzando le modalità con le quali Rettighieri aveva deciso di rendere pubblica la lettera. Il manager  rassegnerà le dimissioni un paio di giorni dopo.
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Durante l’affaire Rettighieri la Meleo era stata difesa a spada tratta dal consigliere comunale Enrico Stefàno, presidente della Commisione mobilità. Anche dopo la denuncia di Rota Stefàno torna alla carica (nonostante sia impegnato a seguire i corsi della prima sessione del corso di formazione annuale dei giovani amministratori ANCI) per difendere l’Amministrazione. Secondo Stefàno le cose di cui ha parlato Rota sono già a conoscenza della Giunta e magari in questi tre mesi Rota «poteva cominciare a dare dei segnali, ad esempio rimuovendo i dirigenti responsabili di questo disastro». Stefàno ricorda che il M5S ha dato a Rota, così come a Rettighieri “carta bianca per risanare l’azienda” ma si chiede provocatoriamente se il Dg voglia cogliere questa “occasione unica” o meno.

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I numeri dell’ATAC (Corriere della Sera, 16 luglio 2017)

E se in tre mesi Rota poteva “cominciare a dare dei segnali” chissà che cosa avrebbe potuto fare in un anno il MoVimento 5 Stelle. Non stupisce quindi che Stefàno attacchi Rota, in fondo Rota ha detto che i dipendenti fanno troppe assenze e lavorano poco e male. E nell’ultimo anno questo è stato possibile perché il M5S ha accuratamente evitato di inimicarsi gli autisti di ATAC. A scapito della qualità del servizio. Anche perché Rota ha risposto nel frattempo proprio a Stefàno nella maniera più cattiva: “So del vivo interesse del consigliere Stefano alle soluzioni della societù Conduent Italia che si occupa di bigliettazione e che mi ha invitato ad incontrare più volte. Più che di dirigenti da cacciare, lui, e non solo lui, mi hanno parlato di giovani da promuovere. Velocemente. Nomi noti. Sempre i soliti. Suggerisco a Stefano, nel suo interesse di lasciarmi in pace e di rispettare chi ha lavorato. Onestamente. Sempre i soliti”.

Bruno Rota contro CambiaMenti

Ed è evidente che Stefàno sta difendendo soprattutto dipendenti e sindacati “amici”. Dopo aver stigmatizzato l’alto tasso di assenteismo dei dipendenti di ATAC (più di mille al giorno su undicimila) e aver chiesto al Comune di sostenerlo nella sua battaglia per il rispetto delle regole Rota ha parlato di quei sindacati che non rappresentano nessuno. Quelli che hanno trecento iscritti su undicimila dipendenti. Non ci vuole molto a capire che sta parlando di CambiaMenti, il sindacato della pasionaria Micaela Quintavalle che qualche tempo fa minacciava lo sciopero bianco e che a fine 2016 minacciò una rivolta contro il lavoro a Natale e Capodanno. Ma la cosa più interessante è che CambiaMenti è considerato il sindacato “più grillino” di ATAC.

Che rapporti ha con i sindacati di Atac? 
«Prima mi faccia dire che all’Atm di Milano ho avuto rapporti anche ruvidi in certi momenti, ma sempre costruttivi. Abbiamo lavorato in squadra e i risultati si sono visti. Insieme abbiamo rilanciato e reso più efficiente un’azienda che ha difeso il lavoro e ha creato una riserva  di cassa importante».
E a Roma?
«I sindacati rappresentativi li ho incontrati tutti. Per la verità qui si presentano come rappresentanti delle posizioni del sindacato gente che ha trecento iscritti su undicimila dipendenti. Gente che va in tivù a spiegare come funzionano i sistemi di sicurezza dei mezzi senza saperne nulla».
Non saranno tutti così…
«No, certo. Ci sono sindacati più rappresentativi. Quando ho incontrato i loro rappresentanti ho avuto l’impressione che non avessero fino in fondo la percezione della gravità e della dimensione del problema. Poi naturalmente sono andati in assessorato a chiedere garanzie. Non hanno capito che è l’ultima spiaggia»

Insomma i sindacati “non rappresentativi” come quello della Quintavalle rappresentano uno dei problemi che non consente all’azienda di rimettersi in carreggiata. Ma non sono da soli perché proprio per il fatto che costituiscono un bacino importante di voti l’assessora ai trasporti Linda Meleo è sempre molto attenta a prestare loro ascolto. E non è la prima volta che Rota (che è attivista a 5 Stelle) punzecchia l’amministrazione capitolina. In un’intervista al Messaggero del 10 luglio aveva parlato degli errori del MoVimento nel primo anno di gestione a 5 Stelle del Comune di Roma.
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Ed è solo una coincidenza che oggi alla riunione sindacale dell’organizzazione guidata dalla Quintavalle per parlare della privatizzazione dell’azienda non ci fosse nessun rappresentante del M5S. Molti dipendenti ATAC e simpatizzanti della Quintavalle invece sono corsi sulla pagina di Enrico Stefàno per lamentarsi degli attacchi di Rota ai dipendenti perché il buco “non l’ha mica causato chi non beggia”, ripetono. Il vento sta cambiando?