Economia

Bruno Rota e l'ATAC a un passo dal crac

bruno rota atac

Bruno Rota è il direttore generale che la Giunta Raggi ha scelto per ATAC. Come a Milano, dove non sono mancate polemiche tra lui e Sala, Rota sembra avere tra le sue doti migliori la franchezza. Per questo oggi ha rilasciato una lunga intervista a Federico Fubini del Corriere della Sera in cui “chiede” al Comune di decidere il destino della municipalizzata dei trasporti romana, mettendosi in chiara contrapposizione con la politica finora seguita da Raggi e dall’assessora Meleo, criticando pesantemente i sindacati e facendo notare che uno dei problemi più gravi dell’azienda è lo scarso lavoro dei dipendenti.

Bruno Rota e l’ATAC a un passo dal crac

Bruno Rota, che aveva parlato di “errori anche del M5S” nella gestione dell’azienda in un’assemblea dei grillini a Brescia (è anche attivista M5S), comincia parlando di una «situazione dell’azienda assai pesantemente compromessa e minata, in ogni possibilità di rilancio organizzativo e industriale, da un debito enorme accumulato negli anni scorsi» aggiunge che «l’effetto combinato dell’anzianità del parco mezzi e l’impossibilità di fare interventi di manutenzione, dato che non si trovano fornitori disposti a darci credito, fa sì che non si riesca a far fronte alle esigenze di normale funzionamento». Poi lancia la bomba:

Gli stipendi riuscite a pagarli?
«Anche questo mese ce la facciamo ricorrendo a misure eccezionali e chiedendo un impegno straordinario al Comune di Roma, che però non è ripetibile all’infinito. Sono misure tampone. Ripeto: bisogna avere il coraggio di affrontare la drammatica dimensione del debito che si trascina da tempo. Occorrono misure serie e immediate. Bisogna ripristinare un sistema di controllo sulle regole che pur ci sono ma che da tempo nessuno rispetta, per cui ognuno fa ciò che gli pare».
Davvero Atac non ha modi per uscirne con i suoi mezzi?
«Non servono invenzioni più o meno creative per rimandare ancora una volta il momento in cui si affrontano questioni da tempo ineludibili. Continuare così è da irresponsabili, aggrava i problemi e non mi pare nemmeno legittimo. In realtà è ciò che è stato fatto per anni: basta leggere le rassegne stampa e gli stessi documenti ufficiali della società».

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I numeri dell’ATAC (Corriere della Sera, 16 luglio 2017)

Al sindaco Virginia Raggi lo ha detto?
«Le ho presentato mie idee operative precise, che ho elaborato in quattro settimane di analisi e di studio dell’azienda. Devo ringraziare il sindaco per l’attenzione e il sostegno che mihaofferto».

Qui Rota lancia un allarme sul pagamento degli stipendi che non cadrà nel vuoto, visto che preoccuperà lavoratori e sindacati.

ATAC: lavoratori, sindacati e Comune

Ma il suo obiettivo principale è un altro e non è per niente nascosto. Rota smentisce che ATAC abbia intenzione di ridurre il personale, come si era scritto nei giorni scorsi, ma dice anche che i tassi di assenteismo in azienda sono insostenibili e che gli accordi sulla timbratura del cartellino sono lettera morta. Ma soprattutto: sostiene che i lavoratori inventano turni massacranti quando lavorano meno di tre ore e indica un colpevole preciso di questo lassismo.

«Gli accordi di timbratura sono in larga parte lettera morta. Il personale di linea continua a timbrare poco e male. Per questo insisto che bisogna iniziare rispettare le regole, sono anni che non lo si fa. Si parla di turni massacranti e c’è gente che non arriva a tre ore effettive di guida, quando le fanno. Bisogna che si prenda coscienza anche di questi problemi. Non si timbra, malgrado le regole dicano altrimenti, e si prendono salari su orari di lavoro presunti. È intollerabile sia nei confronti di chi fa il proprio mestiere, sia di coloro che un lavoro non riescono ad averlo».
Lei come reagisce quando vede degli abusi?
«Sto tentando di tutto per far rispettare le regole, ma per cambiare pessime abitudini consolidate a lungo ci vuole tempo, costanza, collaborazione e un forte e univoco sostegno pubblico da parte dell’azionista».

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Gli assenti dal lavoro nelle partecipate romane (Il Messaggero, 26 luglio 2017)

Rota infatti parla di “sostegno pubblico da parte dell’azionista” (ovvero, il Comune) perché evidentemente è questo di cui necessita ed è questo che non sente. Bruno Rota, con delle frasi un po’ in codice, sta dicendo che il Comune è titubante nell’appoggiarlo quando lui vuole combattere gli abusi. Una cosa che non stupisce, visto che tra lavoratori e sindacati ATAC il M5S ha goduto di un grande serbatoio di voti.

ATAC e i sindacati che non rappresentano nessuno

E infatti qualche riga dopo Bruno Rota arriva al clou della questione: dice che in ATM con i sindacati ha avuto rapporti duri ma franchi e improntati alla correttezza. Invece, a Roma… «I sindacati rappresentativi li ho incontrati tutti. Per la verità qui si presentano come rappresentanti delle posizioni del sindacato gente che ha trecento iscritti su undicimila dipendenti. Genteche va in tivù a spiegare come funzionano i sistemi di sicurezza dei mezzi senza saperne nulla». E qui il riferimento è chiaro e lampante: Rota ce l’ha con i sindacati come CambiaMenti, la cui leader, Micaela Quintavalle, proprio la settimana scorsa era andata a Omnibus a parlare dell’incidente della donna trascinata dalla metro. Quintavalle però è anche una dei sindacalisti che invitò a votare M5S (e Marcello De Vito) all’epoca delle elezioni. E poi aggiunge che i sindacati “rappresentativi”, dopo che lui li ha incontrati, «sono andati in assessorato a chiedere garanzie», ovvero hanno chiesto all’assessora Meleo di proteggerli.
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Non solo: forse per essere sicuro che il messaggio giunga forte e chiaro, Rota rilascia un’intervista anche a Bruno Barbacetto sul Fatto. Qui dice che il suo primo obiettivo è la ristrutturazione del debito e di attendersi delle risposte sul piano che ha presentato per risanare l’azienda. E ha anche un altro obiettivo chiaro: «Troppe assenze, turni di lavoro abbreviati perché molti macchinisti non timbrano l’ora di entrata e di uscita e nessuno controlla. Qualcuno approfitta della situazione riconsegnando dopo qualche ora di lavoro il suo mezzo dicendo che non funziona più bene».