Fact checking

L'inutile servizio del Ministero dell'Interno contro le fake news

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Nessuno ha ancora capito come combattere le bufale e le fake news. Il problema principale sta naturalmente nella definizione del termine, fake news e bufale non sono la stessa cosa. Perché una bufala può ad esempio essere il messaggino che annuncia che “WhatsApp diventerà presto a pagamento”. Il termine fake news invece riguarda principalmente le notizie false, create ad arte, allo scopo di influenzare l’opinione pubblica su questi temi. Le fake news non sono una prerogativa della comunicazione online o di Facebook. Illustri e blasonati quotidiani, ben prima di Internet, hanno diffuso notizie false.

Le fake news esistono da prima di Internet, ma come mai solo Facebook è il problema?

Se poi prendiamo in considerazione la comunicazione politica, ovvero quello che i politici dicono agli elettori per convincerli a votare per loro è ancora più facile trovare una qualche forma di distorsione della realtà. Prendiamo ad esempio chi parla di “invasione” da parte dei migranti o di “piano di sostituzione di popolo”. I dati ci dicono che non c’è alcuna invasione organizzata e che la percentuale di stranieri arrivati in Italia con i barconi non è tale da giustificare l’utilizzo di un termine come “invasione”. Più di recente Silvio Berlusconi ha affermato in televisione che era stato Renzi a sottoscrivere il trattato di Dublino. Un’informazione palesemente falsa, visto che il trattato è entrato in vigore nel 2003. Nessuno però in studio a Domenica Live ha battuto ciglio.

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Fonte

L’attenzione però è ultimamente tutta posta a quanto accade sui social network (dimenticando ad esempio che sui social sono molto attivi anche politici, giornalisti e altri professionisti dell’informazione). Si è scatenata una caccia ai produttori di fake news. Quelli più o meno anonimi che gestiscono i temuti network di siti che spacciano notizie false a tutto spiano. Poco si dice dei giornali o dei tg. Nulla dei politici che evidentemente esercitano il loro diritto a diffondere “alternative facts”. Da oggi sarà attivo il “nuovo servizio di segnalazione istantanea contro le fake news“. L’iniziativa di stampo governativo verrà presentata oggi pomeriggio in conferenza stampa dal Ministro dell’Interno Marco Minniti e dal capo della Polizia Franco Gabrielli.

Il ministero della Verità contro le Fake News

Poco si sa sul funzionamento di questo servizio, che sarà affidato alle cure del Commissariato della Polizia di Stato Online, reparto che fa parte del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC). Sarà insomma il Viminale ad occuparsi della questione, e per questo motivo c’è chi – come l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi – parla apertamente di Ministero della Verità. Travaglio giustamente mette in luce i limiti di un’azione di controllo del genere, qualora venisse esercitata solo sui contenuti pubblicati su Facebook:

Invece contro le balle dei giornaloni, che di solito si muovono a testuggine, ripresi poi da tutti i tg, nulla è previsto perché per lorsignori il problema non esiste: e ci mancherebbe, visto che giornaloni e tg li controllano
loro e spacciano solo le fake news  che vogliono loro.

Non sono solo i giornaloni a diffondere fake news. Anche il Fatto in qualche occasione ci è cascato, ad esempio quando ha tirato fuori la storia di Roberto Burioni massone. Una bufala di poco conto, si dirà, ma che dimostra come sia possibile per tutti incappare in una notizia falsa e darla per vera.

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Fonte: Il Fatto Quotidiano del 18/01/2017

Il CNAIPIC è infatti alle dipendenze del Ministero e il timore è quello di trovarsi di fronte ad uno scenario orwelliano dove la Polizia interverrà a censurare opinioni “non conformi” bollandole come fake news. Non è chiaro fino a che punto potrà spingersi l’attività di controllo, se si limiterà a segnalare, come fa già ora sulla pagina Facebook Una vita da Social, messaggi spam, frodi e catene di Sant’Antonio (e magari le sempreverdi bufale su Laura Boldrini) oppure se avrà il potere di intervenire anche a segnalare e indagare su quanto scritto sui giornali o il contenuto delle dichiarazioni dei politici. Le prime sono facili da combattere, per le seconde invece nella migliore delle ipotesi la Polizia Postale dovrà aprire una sezione apposita dedicata a debunking e fact-cheking. Molto probabilmente il “nuovo servizio” si limiterà a segnalare le bufale più “cretine”, quelle fatte con PhotoShop e magari create per prendere in giro chi diffonde fake news (un cortocircuito interessante). Qualche tempo fa Facebook ha abbandonato l’arma delle segnalazioni nella battaglia contro le fake news oggi il Governo ritiene che sia utile. Ci sarebbe da fare una domanda a Minniti e Gabrielli: cosa ne pensano della risposta data qualche settimana fa dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza in merito ai nuovi incarichi conferiti a Adriano Lauro e Gilberto Caldarozzi i funzionari di Polizia condannati per i fatti della scuola Diaz nel 2001?