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Beatrice Di Maio: come passare dalla Struttura della Casaleggio alla moglie di Brunetta

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Mai come in questi giorni si è sentito così tanto parlare in Italia di post truth misinformation e misteriosi algoritmi utilizzati per scovare gli agenti provocatori al soldo del MoVimento 5 Stelle su Twitter. Tutto è nato da un’inchiesta di Jacopo Iacoboni pubblicata sulla Stampa che ha avuto un grande risalto mediatico. Iacoboni e i suoi lettori hanno creduto di trovare in un account Twitter che si faceva chiamare “Beatrice Di Maio” e che era molto impegnato a diffondere battute da quinta elementare sul Governo una delle centrali operative con le quali la Struttura del M5S coordina la propaganda via Internet.
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Come si è passati dalla Struttura della Casaleggio alla moglie dell’ex ministro Brunetta?

La questione ci è sembrata subito strana, e lo abbiamo scritto. In primo luogo perché la fonte di tutta la rivelazione è Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che ha denunciato la Di Maio per diffamazione in seguito ad un tweet dove veniva definito “mafioso”.

Beatrice di maio twitter m5s
Il tweet di Beatrice Di Maio per cui Luca Lotti ha proposto denuncia per diffamazione

In secondo luogo perché come ha confermato Davide Vecchi sul Fatto Quotidiano non esiste alcuna un’indagine “sull’account chiave” della propaganda pentastellata ma solo eventualmente un’indagine volta ad accertare la possibilità di dare corso alla querela di Lotti. Anzi ad essere precisi anche la denuncia di Lotti, nel momento in cui è stato pubblicato il pezzo di Iacoboni, non era ancora ancora stata trasmessa alla Procura di Firenze. Nessuna indagine quindi, anche se ci si può aspettare che ci sarà, ma solo in merito alla querela per diffamazione. Inoltre è impossibile non sottolineare un aspetto fondamentale della questione dal punto di vista giornalistico: quando si parla di analisi di metadati, algoritmi e quant’altro il minimo sindacale che si può fare è postare la prova delle proprie affermazioni ovvero pubblicare quei dati. Perché un’analisi di questo tipo è certamente possibile sia dal punto di vista matematico che informatico, ma da che mondo è mondo certe affermazioni vanno provate. Ma Iacoboni quelle informazioni, quelle analisi non le ha mai rese pubbliche. E il motivo potrebbe essere spiegato con il fatto che l’assunto da cui parte è l’esistenza della famigerata “Struttura Delta” della Casaleggio, uno staff nello staff come la ha definita Iacoboni in un pezzo pubblicato a febbraio. A capo di questa Struttura, che sarebbe in grado (come già quella al servizio di Berlusconi) di dare lo spin a certe notizie e informazioni in modo da favorire il MoVimento, ci sarebbe secondo Iacoboni e la sua fonte Pietro Dettori. È interessante notare che l’esistenza della Struttura Delta, una sorta di “staff dello Staff” è stata rivelata a Iacoboni da un ex Casaleggio, Marco Canestrari che infatti ha molto difeso Iacoboni in questi giorni man mano che in molti si rendevano conto dell’inconsistenza delle analisi sui metadati basati sull’algoritmo misterioso che ha consentito di identificare Beatrice Di Maio. La questione è stata parecchio dibattuta su Twitter dove molti utenti – in nome di un antigrillismo più di maniera che altro – hanno preso le difese di Iacoboni accusando chi criticava la sua inchiesta di “difendere il diritto di scrivere notizie false online”. Una piccola nota per chi ritiene che Iacoboni abbia scritto che Beatrice Di Maio è un algoritmo: Iacoboni ha scritto che è riuscito ad identificarla in base ad un analisi matematica “sull’andamento dei metadati, e la spartizione palese dei ruoli“. La spiegazione di Iacoboni merita di essere trascritta:

Perché rivolgere attenzione, anche giudiziaria, a quello che potrebbe essere un comune troll, o un militante anonimo? Perché Beatrice si muove dentro quella che è configurata come una struttura: a un’analisi matematica si presenta disegnata a tavolino secondo la teoria della reti, distribuita innanzitutto su Facebook (dove gravitano 22 milioni dei 29 milioni di italiani sui social), e – per le élite – su Twitter.
Ha un andamento assai ingegnerizzato. Su Facebook, la rete è costituita da un numero limitato di account di generali (da Di Maio e Di Battista a Carlo Martelli, figura virale importante, in giù) e – tutto attorno – da una serie di account di mediatori top e, aspetto decisivo, da pagine e gruppi di discussione che fanno da camera di risonanza.

Tutto molto interessante, ma oggi su Libero Franco Bechis ha rivelato la vera identità di Beatrice Di Maio, e incredibilmente non si tratta di una dipendente della Casaleggio e nemmeno di un’attivista del MoVimento. Eh sì, perché la Di Maio è in realtà è Tommasa Giovannoni Ottaviani, conosciuta sui giornali come Titti, la moglie di Renato Brunetta. Le conseguenze di questa rivelazione, o meglio confessione visto che è stata la Giovannoni Ottaviani a farsi avanti, sono abbastanza divertenti. La prima è che non esiste la struttura il cui diagramma è stato ricostruito con ineffabile precisione – dopo profonde ed accurate analisi matematiche – da Iacoboni. La seconda è che per passare per un’attivista del Cinque Stelle (o di qualsiasi altro partito) basta davvero poco visto che i codici culturali di comportamento e linguistici sono piuttosto semplici da identificare e impersonare e se davvero l’analisi riservata è stata svolta allora è anche vero che gli strumenti matematici e informatici sono facili da ingannare. O meglio: è necessario poi interpretare quei dati prima di saltare a conclusioni affrettate. Non è che il supermegacomputer ha sputato fuori una scheda punzonata con scritto “abbiamo trovato la struttura”, semmai ha evidenziato delle reti di relazioni e comportamenti facili da falsificare, la fallacia del ragionamento quindi è sul lato umano. Ecco quindi che la “non casualità” delle connessioni trovata da Iacoboni si spiegherebbe semplicemente con la necessità di doversi inserire all’interno della rete (ovvero delle connessioni spontanee) degli account affini alle politiche del M5S per poter veicolare i propri contenuti. Se ci pensate è abbastanza semplice: se parlo di rap e voglio essere seguito e ascoltato non andrò certo al club dei melomani a parlarne. La terza è che forse allora Renato Brunetta è Casaleggio (ma dobbiamo ancora ultimare le analisi matematiche sui metadati relativi all’ex ministro della Pubblica Amministrazione). Nel frattempo Brunetta difende la moglie spiegando a Repubblica che si tratta di impegno civili e legittima satira:

E quindi come lo definirebbe il comportamento di sua moglie: una marachella?
“Nessuna marachella: impegno civile e legittima satira. Mia moglie è una donna che pensa con la sua testa”.

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I deputati PD preoccupati dall’opacità dei social

Infine rimane agli atti l’interrogazione del deputato PD Emanuele Fiano che si era affrettato a chiedere al Governo cosa intendesse fare e quali iniziative urgenti intendesse adottare “al fine di superare la pericolosa opacità che accompagna il funzionamento di talune piattaforme web o social network, e per coniugare il funzionamento delle più moderne tecnologie con standard adeguati di trasparenza e sicurezza per tutti gli utenti”. Nell’interrogazione, che si basa sul pezzo di Iacoboni (ovvero su quanto denunciato dallo stesso Lotti) Fiano definisce la Di Maio “una nota protagonista del web, attivista del M5S” e più oltre “un utente collegato al M5S, capace di utilizzare l’account con sistemi matematici e algoritmi, operando all’interno di una vera e propria struttura molto gerarchizzata, in grado di veicolare messaggi diffamatori, fortemente allusivi o esplicitamente ingiuriosi, in modo virale e capillare”. Fiano e gli altri proponenti l’interrogazione parlano di una struttura “costruita ad arte, estremamente potente e al tempo stesso impercettibilmente opaca, e dunque assai difficile da denunciare” e se la prendono anche con il costante anonimato consentito dal Web.
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Chissà cosa ha da dire ora Emanuele Fiano a proposito della inesistente struttura della propaganda guidata dalla moglie di Brunetta.

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