Economia

Il bel ricordo che Di Maio ha lasciato agli operai Whirlpool (che chiude il 1 novembre)

Il 30 ottobre del 2018 Luigi Di Maio annunciava «Whirlpool non licenzierà nessuno e, anzi, riporterà in Italia parte della sua produzione che aveva spostato in Polonia». Meno di un anno dopo l’azienda chiude lo stabilimento di Napoli. Cronaca di un disastro a 5 Stelle

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È ufficiale: la Whirlpool lascia Napoli. La notizia arriva poco prima dell’inizio della discussione al Senato dove si voterà per la conversione in legge del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101, recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali. Secondo l’azienda la disponibilità confermata oggi dal Governo su Whirlpool e quella inclusa nel decreto per la risoluzione delle crisi aziendali «sono misure non risolutive e che non possono incidere né sulla profittabilità del sito di Napoli nel lungo periodo, né sulla competitività di Whirlpool nella regione Emea (Europa, Medio Oriente e Africa)».

Whirpool lascia Napoli ad un anno dall’accordo con Di Maio

«Nonostante ingenti investimenti realizzati negli ultimi anni, lo stabilimento di Napoli non è più sostenibile per via di una crisi strutturale» ha aggiunto l’azienda nella nota in cui annuncia di prendere atto «con grande rammarico della mancata disponibilità da parte del Governo a discutere il progetto di riconversione del sito». Vale a dire la cessione del sito di Napoli alla PRS (Passive refrigeration solutions) che però non produce lavatrici (come oggi avviene nello stabilimento) ma container autorefrigerati. Dal 1 novembre 2019 l’azienda fa sapere che verrà sospesa l’attività produttiva a Napoli. Ironia della sorte esattamente un anno dopo l’annuncio dell’allora ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio che il 30 ottobre 2018 scriveva così su Facebook: «Whirlpool non licenzierà nessuno e, anzi, riporterà in Italia parte della sua produzione che aveva spostato in Polonia».

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L’incontro a Palazzo Chigi non è quindi servito a sbloccare la vertenza sindacale. «Non c’è stato un passo avanti nella direzione auspicata dal governo», afferma il premier Giuseppe Conte, notando che la posizione dell’azienda «non dà una prospettiva al dialogo».  Per Whirlpool EMEA invece la questione riguarda il drastico calo della domanda di lavatrici di alta gamma a livello internazionale che ha costretto lo stabilimento napoletano ad operare «al di sotto del 30% della capacità di produzione installata».

Gli operai della Whirpool fregati da Di Maio (per non perdere le elezioni europee)

Il successore di Di Maio al MISE Stefano Patuanelli parlando con i giornalisti al termine dell’incontro ha contestato la decisione dell’azienda: «è surreale che ci sieda al tavolo con il presidente del Consiglio nella stessa posizione di tre settimane fa al Mise». Il 21 settembre scorso Patuanelli aveva dato un aut aut alla Whirlpool dicendo che l’unica modo per proseguire una discussione sullo stabilimento di Napoli sarebbe stata la sospensione da parte dell’azienda della procedura di cessione alla PRS. Una decisione quest’ultima sulla quale i sindacati non sono mai stati d’accordo. Dopo l’annuncio da parte di Whirlpool i sindacati hanno proclamato uno sciopero di due ore in tutti gli stabilimenti mentre i dipendenti del sito di Napoli hanno occupato per più di un’ora l’autostrada Napoli-Salerno (chissà se verrà contestato il reato di blocco stradale previsto dal Decreto Sicurezza emanato dal precedente esecutivo).

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Messo davanti alla scelta unilaterale dell’azienda (che per altro è stata annunciata il 1 agosto) il ministro minaccia decisioni altrettanto unilaterali. Ma abbiamo già visto  nei mesi scorsi il valore degli ultimatum del governo. Luigi Di Maio aveva ad esempio detto che avrebbe fatto restituire i finanziamenti erogati nell’ambito dell’accordo dell’anno scorso ma questo non è possibile perché non sono legati ad un unico sito produttivo. In ultima istanza il governo era arrivato a promettere a Whirpool altri dieci milioni di euro affinché non se ne andasse da Napoli: ma per l’azienda non era sufficiente. Il resto è storia di una colossale presa per i fondelli dei lavoratori da parte del MoVimento 5 Stelle. Di Maio ha taciuto infatti per due mesi sul caso Whirpool pur essendo stato informato dall’azienda della volontà di vendere lo stabilimento di Napoli. Per settimane poi ha mentito gli operai che andavano sotto le finestre del Ministero a gridare «dai Di Maio non mollare». Ma lui aveva già mollato, solo che non lo aveva detto  a nessuno. Ora Di Maio ha trovato un posto comodo al Ministero degli Esteri, che suona quasi come una promozione, mentre per i dipendenti di Whirpool si spalancano le porte dei licenziamenti, della cassa integrazione e dei tagli del personale.

 

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