Fact checking

I grillini arrabbiati con Rousseau per il voto sulla “pausa” alle regionali in Emilia Romagna e Calabria

Come al solito gli eletti del M5S scoprono che nel MoVimento qualcosa non va e c’è un problema di democrazia solo quando l’associazione di Casaleggio prende delle decisioni che non gli piacciono. Buongiorno principesse!

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Oggi su Rousseau gli attivi del MoVimento 5 Stelle sono chiamati ad esprimersi su un quesito molto importante ovvero «se il MoVimento 5 Stelle debba osservare una pausa elettorale fino a marzo per preparare gli Stati Generali evitando di partecipare alle elezioni di gennaio in Emilia-Romagna e Calabria» oppure se debba invece presentarsi e correre alle elezioni regionali con una propria lista. Non è in discussione per ora l’ipotesi di un’alleanza con il Partito Democratico come in Umbria.

Davide Barillari e Barbara Lezzi contro la dirigenza del M5S

Il M5S, che alle regionali non ha mai vinto e che solo negli ultimi 24 mesi ha perso in Lazio, Lombardia, Sardegna, Molise, Piemonte, Abruzzo, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Trentino e Basilicata forse si è stufato di perdere. E così propone “una pausa” di riflessione. Perché, come ha detto Luigi Di Maio a margine di una conferenza stampa, il partito «riconosce che c’è un momento di difficoltà e che abbiamo bisogno di definire una nuova carta dei valori, una nuova organizzazione del moVimento». Quella riorganizzazione che era stata promessa già dopo la sconfitta in Abruzzo ma che non è mai arrivata. Secondo Di Mao era già pronto «il team del futuro e i facilitatori regionali poi è caduto il governo».

davide barillari rousseau voto m5s - 1

È cosa nota infatti che nel M5S si riesca a pensare solo una cosa alla volta. E così per poter riorganizzare il partito l’idea è quella di non partecipare alle elezioni regionali. La proposta della “pausa di riflessione” però non è piaciuta a chi, come il consigliere Davide Barillari, si è già “iscritto” alla corrente dei dissidenti che vogliono riformare il M5S. «È nostro dovere presentarci alle elezioni regionali in Emilia e Calabria con una lista M5S, scelta dal basso, dagli attivisti di queste regioni» ha scritto il consigliere laziale su Facebook che poco dopo è tornato sull’argomento dicendo che la pausa serve solo a fare vincere il PD (con cui il M5S è alleato al governo).

barbara lezzi rousseau voto m5s - 1

L’ex ministra Barbara Lezzi, che da quando è uscita dall’esecutivo con la fine del Conte 1 ha ritrovato la grinta combattiva d’altri tempi, ha annunciato di aver votato no «mi dispiace a chi la pensa diversamente ma io non credo a un Movimento Spadaforizzato». La senatrice pugliese è tra i ribelli a 5 Stelle e si iscrive alla causa di chi indica nella figura del ministro Spadafora la ragione del declino del M5S (che però è iniziato nell’esatto momento in cui è nato il Conte One).

Giarrusso, Nesci e quei pentastellati che scoprono che nel M5S non c’è democrazia

Anche il senatore Mario Michele Giarrusso, quello che qualche mese fa salvava Salvini dal processo sulla Diciotti contro quello che è uno dei valori fondanti del partito di Casaleggio, dice che lui vota no. E aggiunge che «l’unica sospensione che si dovrebbe votare è quella del gruppo dirigente che ha sottratto il Movimento agli attivisti». Giarrusso è anche quello che ha detto che «quando un attivista M5S vede Spadafora, Buffagni o Castelli gli viene il vomito», salvo poi votare la fiducia al governo Conte Bis (dopo aver votato a favore dell’accordo con il PD su Rousseau).

giarrusso rousseau voto m5s - 1

Per Luigi Di Maio però queste dichiarazioni di voto non significano nulla: «non c’è nessuna spaccatura, c’è una domanda e si vota, e questo è sempre successo». Ma se guardiamo alla Calabria la situazione potrebbe complicarsi. Perché lì c’è la questione di Dalila Nesci, l’onorevole pentastellata che si è “autocandidata” per correre alla presidenza della Regione. Ma è al suo secondo mandato e Di Maio ha già chiuso la questione dicendo che «Dalila è intelligente, e sa che non si può fare. Abbiamo delle regole e vanno rispettate. Non esistono deroghe». Eppure proprio Di Maio aveva derogato a questa regola nominando a Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti l’ex consigliere dell’ARS Giancarlo Cancelleri, anche lui al suo secondo mandato. E forse non è un caso che un altro pentastellato dell’assemblea regionale siciliana – Sergio Tancredisu Facebook  parla di sconfitta in caso di vittoria dei sì alla pausa e aggiunge che «dare il destino di una Regione IN PASTO alla rete delegando a chi non conosce la situazione di quella regione è UNA FOLLIA !!!».  Effettivamente a decidere dovrebbero essere gli attivisti dell’Emilia Romagna e della Calabria. Ma nessun grillino ha fiatato quando Beppe Grillo fece rifare le comunarie per Genova allargando la consultazione su base nazionale dopo l’affaire Cassimatis.

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L’onorevole Dalila Nesci da parte sua non sembra essersela messa via, tant’è che su Facebook ribadisce di essere “a disposizione” della sua regione: «Per me il post del Blog delle Stelle è solo un’amara conferma! Rimango a disposizione della Calabria, della sua speranza e voglia di cambiamento. Non arretro. Sento il dovere di ribadire ciò che avevo avanzato in tempi non sospetti e che forse, ora, diventa sempre più comprensibile a chi nega l’evidenza». Alla fine spaccatura o no è chiaro che questo voto è l’ennesima trovata per non dover mettere in discussione la leadership di Di Maio.

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Last but not least arriva la stoccata della senatrice Elena Fattori, che nonostante abbia annunciato di aver lasciato il MoVimento si lamenta che il sito non è accessibile nonostante tutti i soldi (trecento euro al mese) che i parlamentari hanno devoluto all’Associazione di Casaleggio e Bugani per far funzionare il sito della democrazia diretta. La senatrice Fattori  non dice se ha votato o se ha intenzione di farlo ma ribadisce che «se vai all’ONU a dare lezioni di democrazia diretta devi dare accesso tutti anche a chi ti sta sulle balle sennò sta democrazia ha un nome diverso». La senatrice però dimentica che un conto è votare alle elezioni, un conto è partecipare alle consultazioni di un’associazione privata che gestisce la democrazia interna di un partito del quale (in teoria) non fa più parte. Ma questo forse glielo spieghiamo alla prossima puntata. 

Leggi sull’argomento: Ma i 5 Stelle che volevano bloccare il MOSE sono gli stessi che hanno fretta di finirlo?