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Come le promesse di Luigi Di Maio si infrangono contro la realtà dei fatti

emanuele dessì domenico spada

Ieri Luigi Di Maio ha sostenuto che i reprobi del MoVimento 5 Stelle non andranno in parlamento perché rinunceranno alla candidatura. Lo stesso giochino il candidato premier del M5S l’aveva fatto all’epoca della candidatura di Emanuele Dessì, che, ricorderete, era finito nei guai per la storia della casa popolare affittata a 7,75 euro al mese e per essersi vantato di aver picchiato un cittadino rumeno.

Come le promesse di Luigi Di Maio si infrangono contro la realtà dei fatti

Di Maio ha sostenuto che Dessì aveva firmato il modulo di rinuncia alla candidatura da presentare in Corte d’Appello che lui stesso aveva pubblicato sul Blog delle Stelle qualche tempo fa. Il giorno dopo, in un’intervista che rimarrà nella storia di questa campagna elettorale, Dessì aveva invece sostenuto di aver firmato senza sapere cosa facesse, facendo ben capire quali fossero le sue intenzioni.

dichiarazione di rinuncia alla candidatura luigi di maio 1

Ieri la scenetta è stata ripetuta: “Chiederemo a queste tre persone di andare in Corte d’Appello per rinunciare alla proclamazione”, ha scandito in un video postato su Fb il capo politico pentastellato. Tale richiesta sarà estesa anche ai deputati e ai senatori coinvolti nel caso ‘rimborsopoli’. Nel frattempo però lo stesso Dessì oggi ha rilasciato un’altra intervista al Messaggero e, come vedrete, il candidato al Senato nel Lazio ha dimostrato proprio di avere una grandissima voglia di rinunciare alla candidatura:

Ma alla fine una volta eletto lascerà davvero il Senato?
«Il 5 marzo vedrò l’esito delle elezioni. Se il M5S sarà andato bene nella mia Frascati, qualche domanda me la farò. Un giro al Senato per vedere l’arredamento di lusso ci sta, dai».

Il candidato M5S che ha rinunciato ma mica tanto

Le parole di Dessì sono facilmente interpretabili: com’era altamente prevedibile, il candidato aspetta i risultati del M5S in quel di Frascati perché se i grillini andranno bene sosterrà, a ragione, che il popolo abbia votato il M5S perché c’era lui in lista. Esattamente come i candidati dei collegi uninominali che il M5S nel frattempo ha cacciato perché massoni potranno dire di aver vinto il collegio nonostante Di Maio e quindi la volontà popolare li vuole in parlamento. E chi è Giggetto per imporsi nei confronti della volontà popolare? Nessuno, appunto.

emanuele dessì alessandro di battista

Ecco quindi che le rinunce in Corte d’Appello che ha sbandierato Luigi Di Maio senza che i candidati ne abbiano ancora presentata una sono un modo per vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso. E a conferma di tutto ciò c’è anche quello che ha detto Dessì su Roberta Lombardi, candidata presidente della Regione Lazio nel colloquio con Simone Canettieri:

Continua la campagna elettorale per il M5S?
«Sì, per Roberta Lombardi alla Regione: è un’amica, anche se ha fatto dichiarazioni d’ufficio contro di me, ma doveva farle, la capisco».

Dessì sta quindi continuando a fare campagna elettorale per Roberta Lombardi, nonostante la stessa Lombardi l’abbia scomunicato ufficialmente sulla sua pagina Facebook.

roberta lombardi casa emanuele dessì

Ecco quindi la plastica differenza tra le promesse del MoVimento 5 Stelle e la realtà dei fatti, che oggi vale per Dessì e domani varrà anche per gli altri candidati considerati “impresentabili” dal partito di Di Maio: saranno loro a decidere come comportarsi dopo l’eventuale elezione, non ci sarà alcuna rinuncia preventiva e nel caso varrà la loro volontà e non certo quella del candidato premier del M5S. Il quale sta vendendo agli elettori la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Un po’ come il miliardo di posti di lavoro di Berlusconi.

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