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Le balle (certificate) di Luigi Di Maio sugli eletti a 5 Stelle che rinunceranno all’elezione

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Luigi Di Maio: un uomo chiamato contratto. Se Silvio Berlusconi ha rispolverato quello “con gli italiani” sulla scrivania di Vespa il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle ne ha prodotti più d’uno. C’è il contratto “aiuta famiglie” che impegna tutte le forze politiche a varare leggi a favore della famiglia. E poi c’è il contratto “anti voltagabbana” con il quale Di Maio si è impegnato a far votare dal suo gruppo parlamentare una legge che introduca il vincolo di mandato in Costituzione. Di Maio ritiene così di poter “vincolare” i suoi deputati ma dimentica qualcosa: ovvero tutti quei deputati e senatori che, pur eletti nel M5S, sono già da oggi fuori dal partito.

Perché non è possibile rinunciare alla proclamazione, anche se Di Maio sostiene il contrario

Di Maio lo ha ribadito qualche giorno fa a Sky: il MoVimento 5 Stelle “allontana” tutti quei candidati che “hanno detto una bugia”. Di fatto però quei candidati rimangono in lista e il 4 marzo potranno essere votati dagli elettori che li troveranno all’uninominale o nel listino del proporzionale. Per Di Maio non è un problema: «Tutti coloro che erano in posizioni eleggibili nei candidati delle liste plurinominali mi hanno già firmato un modulo per rinunciare alla proclamazione altrimenti gli facevo danno d’immagine». Il Capo Politico del MoVimento si riferisce qui ai deputati e ai senatori uscenti che hanno fatto i furbi sulle rendicontazioni e sui bonifici. Gli altri, continua il leader pentastellato, sono in collegi uninominali perdenti, quindi non saranno eletti. Quindi, secondo Di Maio «non esisteranno gli ex 5 Stelle, per i conti che mi sono fatto io».

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Luigi Di Maio con il contratto “anti voltagabbana” firmato a Quinta Colonna [Fonte]
Ovviamente i conti di Di Maio sono sbagliati. Vale la pena di ricordare di quando il M5S riteneva fosse possibile far rinunciare alla candidatura e ritirare così gli “impresentabili” dalle liste. Ora Di Maio sostiene che gli eletti potranno invece rinunciare alla proclamazione. Ovvero una volta eletti non entreranno nemmeno alla Camera o al Senato perché hanno firmato il modulo approntato dal M5S. C’è però il piccolo dettaglio che la proclamazione è un passaggio tecnico e automatico che avviene in conseguenza del fatto che un candidato ha ricevuto un numero sufficiente di voti per essere eletto. Il MoVimento 5 Stelle potrà anche provare a denunciare chi non rinuncerà all’elezione per “danno d’immagine” ma di fatto il risultato sarà che perderà in tribunale. Perché dal momento che non è possibile rinunciare alla proclamazione quel contratto è nullo. L’unico caso in cui l’elezione non può essere convalidata è qualora il parlamentare ricada all’interno delle prescrizioni della Legge Severino. Gli “ineleggibili” del M5S non hanno violato alcuna legge dello Stato ma solo il regolamento interno del partito.

Tutti quelli che non hanno firmato il modulo di rinuncia alla proclamazione

A ribadirlo su Facebook è Emanuele Dessì, uno degli “impresentabili” a cui Di Maio ha fatto firmare il contratto. In un commento Dessì, per il quale il M5S ha pure provato a ritirare la candidatura, scrive che «non esiste nessuna legge che prevede la rinuncia all’elezione, il voto dell’elettorato è costituzionalmente “indisiponibile”». Il che tradotto significa che se Dessì vorrà andare “a farsi un giro in Senato” potrà farlo senza violare alcun contratto ed anzi essendo legittimato a farlo dalla volontà popolare che votando M5S ha votato anche lui in quanto candidato.

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Dessì ricorda tra l’altro di non essere stato né sospeso né tanto meno espulso dal MoVimento. Gli è stato tolto il simbolo del M5S ma lui continua a fare campagna elettorale per Roberta Lombardi usando il simbolo del MoVimento 5 Stelle.

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Sulla pagina Facebook di Salvatore Caiata campeggiano tutti i simboli del MoVimento 5 Stelle e il candidato “autosospeso” (e cacciato da Di Maio) continua a far campagna elettorale per il partito di Di Maio. Il 23 febbraio Caiata ha fatto capire in modo sufficientemente chiaro che non ha alcuna intenzione di ritirarsi nonostante si sia scoperto che è indagato a Siena.

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Anche Catello Vitiello, uno dei massoni del M5S ha fatto sapere che non rinuncerà all’elezione e che non ha firmato alcun contratto: «Mi trovo costretto a ribadire ancora una volta, sperando che sia l’ultima, che non ho mai firmato e mai firmerò alcuna rinuncia all’elezione». Anche lui dovrebbe essere fuori dal MoVimento ma continua ad usarne il simbolo. Non si sa se Di Maio (o chi per lui) lo denuncerà per “danno d’immagine”. Cosa succederebbe se il giudice chiedesse al M5S chi ha concesso l’uso del simbolo a Vitiello? Essendo candidato all’uninominale è stato scelto personalmente da Di Maio, e sarebbe assai spiacevole scoprire che è stato proprio il Capo Politico a creare quel danno d’immagine al partito.

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Ma a quanto pare nemmeno i candidati al proporzionale avrebbero firmato alcunché. Stando a quanto riferiscono alcune persone vicine ad Andrea Cecconi il deputato non avrebbe firmato nessun modulo di rinuncia (lo avrebbe fatto invece Carlo Martelli). Anche Silvia Benedetti, capolista in Veneto e tra i “furbetti” dei rimborsi non ha sottoscritto il contratto di rinuncia alla candidatura. Giulia Sarti aveva fatto sapere di non sopportare l’idea di entrare a far parte del gruppo Misto spiegando che «o la questione verrà risolta prima della eventuale proclamazione, oppure rassegnerò immediatamente le dimissioni dalla Camera».

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I 13 espulsi dal M5S candidati tra Camera e Senato (Corriere della Sera, 24 febbraio)

E dal momento che la questione non sarà risolta prima della proclamazione alla Sarti (e agli altri) toccherà intraprendere la tortuosa strada delle dimissioni, che dovranno essere votate dalla camera di appartenenza. Forse è anche per questo che l’avvocato Maurizio Buccarella ha firmato invece il modulo di rinuncia, ben sapendo che non ha alcun valore giuridico. Di Maio però sembra convinto di aver fatto la mossa giusta, questa mattina ai microfoni del Gr1 Rai ha ribadito che «Quelle persone non entreranno neanche in Parlamento, perché la maggior parte di loro ha già firmato un modulo per rinunciare alla proclamazione e se non rinunciano, gli farò causa per danno d’immagine al Movimento. Mi dispiace ma Berlusconi non potrà fare i suoi giochetti». E sembra già di sentire gli eletti rispondere ci vediamo un Tribunale, sarà un piacere.

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