La macchina del funky

Emanuele Dessì: «La rinuncia alla candidatura? Ho firmato ma non ho capito»

emanuele dessì

La saga di Emanuele Dessì continua, stavolta senza Renzi o Di Maio ma grazie allo stesso candidato rinunciatario. Lorenzo De Cicco infatti lo intervista sul Messaggero per chiedergli che significato abbia la rinuncia alla candidatura che ha firmato (spoiler: nessuno) e lui risponde che ha firmato ma non ha capito quello che ha firmato:

Signor Dessì, può farci capire esattamente cosa le ha fatto firmare Luigi Di Maio per «rinunciare alla candidatura e in ogni caso all’elezione alla carica di senatore», come ha scritto sulla sua pagina Facebook il leader M5S?
«Non posso farlo capire, perché non l’ho capito neanche io».

Quindi, Dessì, lei tecnicamente non ha capito come funziona il «passo indietro» che si è impegnato a fare?
«Non lo so, non ho conoscenze giuridiche in tal senso. Ho firmato e concordato con Luigi un documento, ma non so come funziona».

Cosa c’è scritto in questo documento?
«Non lo so dire, l’ho firmato per il Movimento e basta, per me non c’èproblema».

emanuele dessì rinuncia candidatura

Come non lo sa dire, scusi? Ha firmato un documento in bianco, senza averlo letto?
«No, l’ho firmato leggendolo».

Ecco, appunto. Quindi saprà cosa c’è scritto…
«Questo lo sa lui e lo saprà il Movimento».

Scusi, ma sembra un po’ paradossale: lei ha firmato un documento che non ha capito?
«Ma no, nel senso… Io ho firmato un documento in cui rinuncio alla candidatura».

Ma saprà bene che non è possibile rinunciare alla candidatura in Parlamento, una volta che le liste sono state consegnate al Viminale? O nessuno glielo ha detto?
«L’ho letto dopo, non lo sapevo. Quando poi riparlerò con loro, capirò cosa devo fare. L’ho letto dopo, pensavo di poterlo fare, non conoscevo…»

impresentabili luigi di maio

Come spiegavamo ieri, Di Maio ha approntato un modulo di “rinuncia alla candidatura da parte del candidato del collegio” che prevede persino l’autentificazione della firma e va “presentato alla Corte d’appello del collegio del candidato“, la quale di sicuro ne prenderà atto. Resta purtroppo in vigore però la legge italiana, che non prevede una procedura simile e anzi istituisce che delle candidature si occupino le camere di appartenenza come prevede in primo luogo la Costituzione, che all’articolo 66 stabilisce: “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”. È quindi evidente che qualsiasi rinuncia alla candidatura, pur da considerare come impegno che verrà sicuramente rispettato da parte di chi lo prende – tutta questa cagnara Di Maio la sta tirando fuori per la vicenda di Emanuele Dessì, che si è “volontariamente” e “preventivamente”  ritirato dalle elezioni per non danneggiare il M5S – non ha nessun valore legale perché bisogna seguire modalità e tempi stabiliti dalla Camera o dal Senato.

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