Economia

L’eredità del governo Conte: 30 miliardi di debiti

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«L’emergenza di questo Paese è il fatto che non nascono più bambini, per cui la Lega è pronta a sostenere una manovra economica se avrà a bilancio almeno – lo sottolineo – 50 miliardi per ridurre le tasse agli imprenditori, alle famiglie e ai lavoratori italiani». Così ieri al Senato Matteo Salvini durante la sua replica al discorso del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Una promessa poco costosa per il Capitano: il premier aveva appena annunciato le dimissioni sancendo la fine del Governo del Cambiamento fondato sul “contratto” tra Lega e MoVimento 5 Stelle.

Quei 23 miliardi di euro che il governo del Cambiamento non dovrà trovare

La manovra economica non la farà Salvini, che potrà così sedersi con tutta calma all’opposizione e gridare che se gli avessero dato retta quando era al governo lui le cose le avrebbe fatte diversamente. Oppure che se avesse i pieni poteri come aveva chiesto durante un comizio allora sì che avremmo visto la sua manovra da 50 miliardi di euro. Manovra sulla quale naturalmente Salvini sta bene attento a non farsi sfuggire alcun dettaglio. Un po’ come quando parlava delle coperture della Flat Tax al 15% che da 30 miliardi è passata a 15 e poi a 10. Nel conto della legge di Bilancio che ha in testa il capo del Carroccio vanno poi aggiunti la pace fiscale e lo stop all’aumento dell’IVA.

salvini conte manovra 50 miliardi - 1

Ed è proprio quest’ultima l’eredita più pesante che ci lascia il Governo Conte. E chissà che sollievo per Salvini sapere che non sarà lui a doverne scongiurare l’aumento. Già pare di vederlo acrobaticamente impegnato a dare la colpa al governo precedente, proprio quello di cui faceva parte. Perché le clausole di salvaguardia per il 2020-2022 che prevedono un aumento dell’IVA sono state introdotte nella prima (e finora unica) legge di Bilancio varata dal governo del cambiamento. Per la nuova manovra i tempi sono stretti, a fine settembre va presentato il documento di aggiornamento del DEF e a metà ottobre va presentata alla Commissione Europea e al Parlamento.

La grande fuga di Salvini

Per l’anno prossimo il governo (di qualsiasi colore sarà) dovrà trovare 23 miliardi di euro per evitare che l’imposta sui consumi schizzi al 25,2%; 3,2 punti percentuali in più (e al 26,5% nel 2021, al 27,8% nel 2022 e così via). L’unico che non dovrà fare nulla è proprio Salvini, che dopo aver votato la legge di Bilancio 2019 (quella approvata a dicembre) potrà starsene seduto comodamente a guardare l’esecutivo alle prese con i tagli necessari per reperire quei 23 miliardi, o in alternativa gongolare quando il nuovo premier annuncerà che no, non è proprio possibile evitare l’aumento dell’IVA. Qualcuno magari si ricorderà di quando Claudio Borghi diceva che il DEF non è mica Nostradamus, ma sarà più per fare qualche battutina per addolcire la stangata.

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E non finisce qui, perché per il 2020 è anche previsto un aumento delle accise sulla benzina. Esatto: proprio quelle che Matteo Salvini aveva promesso di tagliare in maniera radicale. Ecco quindi che quella che Luca Morisi ha tentato di rappresentare come una dolorosa ma responsabile decisione di abbandonare “onori, ministeri e potere” si rivela per quello che è. Una grande fuga dalle responsabilità di governo. Perché nessuno con il 40% nei sondaggi vuole stare al potere mentre aumenta le tasse, aumenta l’IVA e aumentano le accise. Al conto aggiungete i 2 o 3 miliardi di spese indifferibili e 4-5 miliardi necessari per il taglio del cuneo fiscale e si arriva tranquillamente a 30 miliardi, come quantificato oggi dal Sole 24 Ore. Il tutto per una manovra assolutamente non “di crescita”.

salvini copertura flat tax 38 miliardi - 2

Perché Salvini sa bene che è praticamente impossibile scongiurare l’aumento dell’IVA e mantenere le promesse sulla riduzione delle tasse senza violare le regole europee. Ecco perché nel suo discorso se l’è presa con la UE. Ma regole o meno anche facendo più debito la finanza creativa leghista rimane una grandissima fregatura per i contribuenti e per i cittadini italiani. Perché se aumentano le tasse a soffrire sono solo quelli che le pagano (e non quelli che evadono) ma se aumenta l’IVA pagano soprattutto i ceti meno abbienti. Naturalmente anche i 5 Stelle hanno le loro belle responsabilità, visto che hanno fatto parte di questo governo esattamente come Salvini. Ma sulla loro proverbiale incapacità di trovare i miliardi necessari nessuno nutriva alcun dubbio. Il vantaggio di Salvini è che potrà usare l’aumento dell’IVA così come ha usato la legge Fornero, un grimaldello per dire che con lui al governo sarà tutto un bengodi e si potrà spendere e spandere tutti i soldi che si vuole (tanto non ci sono).