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Il “profeta” Claudio Borghi e il DEF «che non è mica Nostradamus»

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Ieri a Piazza Pulita Claudio Borghi – presidente della Commissione Bilancio della Camera – ha dovuto affrontare il Documento di Economia e Finanza. Prova superata brillantemente perché l’onorevole Borghi ha semplicemente fatto finta che il DEF non sia mai esistito. O meglio, che di quello che c’è scritto nel Documento di programmazione economica finanziaria presentato qualche giorno fa al Consiglio dei Ministri si può tranquillamente non tenere conto perché tanto sono previsioni. E tutti sanno che non è possibile prevedere il futuro, figuriamoci il futuro del Paese.

Claudio Borghi alle prese con le previsioni del suo governo

Certo, qualcuno potrà dire che in fondo il motivo per cui il Ministero dell’Economia si occupa di scrivere il DEF è proprio quello di fornire delle indicazioni per la redazione della Legge di Bilancio. Il DEF non è una legge ma quello che c’è scritto è espressione della politica del governo e serve ad orientare le politiche economiche e fiscali dell’esecutivo. Ora la domanda da un milione di dollari fatta a Borghi è in realtà molto semplice: «Sono veri o falsi quei dati?». D’accordo sappiamo che sono previsioni, ma sono previsioni ben precise all’interno di un range di possibilità altrettanto definito. Insomma non è che è prevista la caduta di un asteroide su Fort Knox. Sono previsti invece ad esempio un aumento delle aliquote IVA del 3,2% per il 2020 e un aumento delle accise sui carburanti.

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Sulla questione del DEF Borghi – un po’ come il ministro Toninelli – è tendenzialmente agnostico: «i dati per le previsioni non lo sappiamo, per definizione la previsione è… “realistica” [intendendo per modo di dire], uno può decidere. L’unica cosa che può fare il governo con le previsioni è farle più prudenti e meno prudenti» e poi la butta in caciara parlando dei DEF dei famigerati governi precedenti. Quando qualcosa non va in questo governo – ma Borghi ci tiene a ribadire che pur essendo parte della maggioranza non ha quasi nulla a che fare con il governo – si dà sempre la colpa a quelli di prima. Anche le loro previsioni erano sbagliate dice Borghi, quindi possono essere sbagliate pure queste. Certo. C’è il piccolo dettaglio che dell’aumento dell’IVA e delle accise si parla anche nella Legge di Bilancio 2019, quella approvata dal Parlamento di cui fa sicuramente parte Borghi. E come dice il deputato della Lega «il DEF lo scrive il Ministero avrà dei buoni motivi ma la legge è la Legge di Bilancio».

«Il DEF non è Nostradamus» ma Borghi sì

C’è anche il non trascurabile dato che le previsioni del DEF siano in linea con quelle di OCSE, FMI, Confindustria, Commissione Europea e Forum Ambrosetti (per tacere delle agenzie di rating). Però Borghi spiega che «dato che evidentemente nel DEF si scrivono le previsioni del tempo e poi la dura realtà può diventare o migliore o peggiore aspettiamo a vedere. La realtà è che questa crescita zero, che sembra l’archetipo di tutti i mali, la media della crescita italiana è zero». E se cresciamo poco quindi non è colpa delle politiche di questo governo ma di quelli di prima. Eppure Conte aveva promesso un anno bellissimo e una ripresa straordinaria. A differenza del DEF però quella non era una previsione, ma una battuta, ha precisato ieri il Presidente del Consiglio e Avvocato del Popolo.

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Ma veniamo alle dolenti note, ovvero i soldi. Dove troverà il governo i soldi per sterilizzare le clausole di salvaguardia dell’IVA, la Flat Tax e per rinnovare Quota 100 e il Reddito di Cittadinanza? Borghi su questo ha le idee chiare e nonostante sia impossibile fare previsioni sul lungo termine in economia azzarda una previsione. Riguardo ai circa 23 miliardi di euro che bisogna trovare da qualche parte solo per evitare un aumento dell’IVA ecco le previsioni di Borghi: «non è necessario trovarli perché è un impegno con l’Europa, cosa succederà: ci potrà essere più crescita e quindi ci sarà più gettito fiscale. Oppure non ci sarà e ci sarà più recessione in Europa saranno dei pazzi se non consentiranno a tutti i paesi di fare un deficit maggiore».

Insomma sarà l’Europa stessa – quella dalla quale Borghi vorrebbe uscire – ad aiutarci a pagarle, come? Consentendoci di fare più debito. Il che significa che gli italiani pagheranno lo stesso per le clausole di salvaguardia e che quei soldi si dovrà trovarli lo stesso, solo lo si farà – secondo Borghi – indebitando gli italiani. E già senza questa trovata il DEF prevede un aumento del debito pubblico al il debito pubblico al 132,7% del PIL e del rapporto deficit/PIL al 2,4%. Ma Borghi è assolutamente tranquillo: «quello lo dice il DEF ma non è Nostradamus, bisogna vedere quello che succederà».

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