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Vaccini: cosa succede a scuola a settembre

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Oggi alla Camera in Commissione Affari Costituzionalisi si sono tenute le audizioni del decreto Milleproproghe, in particolare per quanto riguarda l’emendamento presentato dalla senatrice pentastellata Paola Taverna che rinvia all’anno scolastico 2019/2020 l’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione alle scuole dell’infanzia. L’emendamento è stato votato al Senato lo scorso 3 agosto ed entrerò in vigore dopo la sua approvazione in seconda lettura entro il 23 settembre.

L’emendamento M5S che consente ai freevax e agli antivaccinisti di mandare i figli a scuola

Nel contratto di governo tra Lega e MoVimento 5 Stelle i due partiti hanno preso l’impegno di “tutelare i bambini in età prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale” ovvero quei bambini figli di no, free e boh vax che hanno deciso che i vaccini fanno male, sono pericolosi e non devono assolutamente essere fatti. Si tratta di decisioni che non sono  scientificamente fondate, ma questo il MoVimento 5 Stelle evidentemente preferisce ignorarlo e discutere invece di “obbligo flessibile”. Perché una cosa è certa: il M5S ha deciso di seguire i freevax che hanno abilmente spostato il discorso dall’antivaccinismo ideologico a quello “free” fondato sul rifiuto dell’obbligo. Le persone che oggi rifiutano l’obbligo però lo fanno sulla base degli stessi ragionamenti dei novax ovvero: rischio autismo, intossicazione da metalli pesanti o da cellule di feti abortiti, convinzione che i vaccini siano inutili, che l’immunità di gregge sia una bufala e puro e semplice egoismo.

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Il dottor Guido Silvestri ama ripetere che «è una sciocchezza dire che il M5S è contro i vaccini» e che il partito di Grillo ha cambiato opinione sulle vaccinazioni.  Ma come hanno dimostrato egregiamente Paola Taverna e Davide Barillari (e molti altri pentastellati) in diverse occasioni la situazione è ben diversa. Del resto è stata proprio la ministra della Salute Giulia Grillo ad inventarsi l’idea dell’autocertificazione per consentire l’accesso a scuola a tutti. E ad oggi la Grillo non è riuscita a spiegare perché presentare un’autocertificazione dovrebbe essere una semplificazione burocratica rispetto al fornire il documento che i genitori ricevono all’atto della vaccinazione. Chi ha fatto vaccinare i propri figli quel pezzo di carta lo ha già. Gli altri usufruiranno dell’autocertificazione.

Cosa è successo oggi in Commissione alla Camera

La ministra ha anche istituito la Commissione nazionale vaccini, presieduta dal dottor Vittorio Demicheli (anche lui oggi in Commissione). Ebbene a quanto pare tutte le parti sentite in Commissione alla Camera sono concordi nel mantenimento dell’obbligo. Il presidente dell’Associazione presidi, Antonello Giannelli ha chiesto di ritirare l’emendamento Taverna: «Ci sono 10 mila bambini che non possono vaccinarsi per varie ragioni. E assegnare questi bambini a classi particolari non è possibile sia dal punto di vista organizzativo sia perché significa è una forma di segregazione che ripugna». Quanto alla circolare di luglio dei ministri della Salute Grillo e dell’Istruzione Bussetti, Giannelli ha detto che «le circolari non possono andare contro le leggi e se lo fanno si ignorano. I presidi – ha concluso – rispettano le leggi e non possono seguire circolare contrarie alle leggi».

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Gianni Rezza, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di sanità, ha difeso l’obbligo introdotto dalla legge Lorenzin dicendo che «la sospensione dell’obbligo vaccinale potrebbe essere una decisione avventata e sconveniente: vorrebbe dire bloccare una legge che sta dando frutti». Così come dichiarato da Demicheli qualche giorno fa in un’intervista a Repubblica  anche Rezza ritiene «non è il caso di fare un decreto di emergenza sul tema vaccini» soprattutto perché oggi ci sono 10mila bambini immunodepressi che frequentano la scuola e quindi  «qualsiasi provvedimento va studiato bene e non può essere affrontato con decretazione d’urgenza con l’anno scolastico già in corso. Basti pensare all’organizzazione di classi, mense, spazi comuni come il cortile dove tutti i bambini si incontrano e stanno a stretto contatto».

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Anche Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), ha criticato la scelta di rinviare di un altro anno l’applicazione della legge 119/2017: «per noi medici i vaccini sono uno strumento fondamentale di tutela della salute pubblica. L’eliminazione dell’obbligo potrebbe essere interpretata come un atteggiamento antiscientifico». Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ha spiegato che «l’obbligatoierà dei vaccini è stata capita dalla maggior parte delle persone, tanto che c’è stato un aumento delle vaccinazioni. Cambiare ora un percorso che andava nella giusta direzione creerà confusione e alimenterà altre discussioni. Una linea positiva non va interrotta». Garattini ha anche portato l’esempio francese: «in Francia sono 11 le vaccinazioni obbligatorie e nessuno dice nulla. Questo accade nel nostro Paese perché la scienza non fa parte della cultura e non si insegna a scuola, se non poche cose. Non si insegnano i principi della scienza e così sui fatti prevalgono le opinioni». Non pervenuto l’intervento di Eugenio Serravalle, medico free-vax che avrebbe dovuto partecipare all’audizione.

A Bologna e Padova i free-vax rimangono fuori dalle scuole

Nel frattempo a Bologna 90 bambini sono stati sospesi ieri dalla scuola materna e altri 46 che non potranno frequentare il nido dalla prossima settimana perché non in regola col certificato vaccinale prescritto dalla legge Lorenzin. Nei primi controlli il Comune aveva rilevato circa 300 bambini da zero a 5 anni non in regola, scesi poi venerdì a 172 (di cui 117 alle materne). Ieri erano 136 e stavolta è scattato il provvedimento.  Secondo Marilena Pillati, assessore a scuola e formazione e vicesindaca di Bologna, intervistata dall’edizione bolognese di Repubblica, si tratta di una linea che rispetta la legge: «D’altra parte è un anno che ne parliamo, le famiglie non possono più dire di non sapere, hanno avuto tutto il tempo per mettersi in regola». Rispetto alle famose autocertificazioni la Pilati fa sapere che «le verificheremo una ad una, le persone devono sapere che dichiarare il falso è reato». A quanto pare la semplificazione burocratica della ministra della Salute finirà per complicare il lavoro degli uffici pubblici.

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A Padova sono una settantina i bambini non vaccinati che ieri non si sono presentati al primo suono della campanella negli asili nido e nelle scuole materne di Padova. Solo nelle strutture comunali, le assenze legate alle inadempienze sui vaccini sono state una ventina. L’assessore comunale alle politiche scolastiche Cristina Piva ha fatto sapere che «Questi bambini non possono entrare a scuola. I posti verranno mantenuti fino a ottobre, come se il bambino fosse in malattia. Poi, se le famiglie non avranno fatto quanto richiesto, assegneremo il posto al bambino successivo in graduatoria. Le famiglie erano state avvisate quest’estate e nessuno ha protestato, anzi, qualcuno è venuto a scuola con nonni e baby sitter perché sapeva già che sarebbe tornato indietro». In attesa di novità legislative, dunque, il Comune di Padova segue le disposizioni della legge Lorenzin: «Il ministro Grillo – dice Piva – aveva detto che per i nuovi iscritti basta l’autocertificazione e noi ci siamo adeguati, ma alcuni non hanno presentato neanche quella. In pratica siamo di fronte a un’autoesclusione. A chi dice che siamo troppo restrittivi, rispondo che la legge è una sola». In tutto il Veneto sarebbero circa 18 mila i bambini attualmente non in regola con le vaccinazioni.

Leggi sull’argomento: Come ha preso il medico “free vax” Diego Tomassone l’indagine dell’Ordine dei Medici