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L’Europa dei nuovi partigiani

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Matteo Salvini ha detto che i risultati delle elezioni europee sono un chiaro segnale che in Europa le cose stanno per cambiare. Il ministro dell’Interno cita le vittorie di Marine Le Pen in Francia e quella di Nigel Farage in Regno Unito per dare vita ad una narrazione secondo cui il blocco sovranista sarebbe una marea che sta montando contro l’Europa dei poteri forti, delle lobby, dei burocrati e dei banchieri. Mentre Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia festeggia con un caffè corretto al sovranismo anche Simone Di Stefano di CasaPound dall’alto del suo 0,33% è convinto che abbiano vinto quelli che vogliono cambiare profondamente l’Unione Europea.

Se i Verdi europei fermano la marea nera di Salvini e Le Pen

È il problema del sovranismo, miope e piccino, che non riesce a guardare oltre i confini nazionali. O meglio: che guarda solo dove gli fa comodo e tende ad ignorare il fatto che l’Unione Europea sia composta da 28 stati membri (con il Regno Unito). Anche quando Salvini dice di avere la forza del mandato conferitogli dagli elettori dimentica che quei 9milioni di voti sono sì il 34,4% ma di una percentuale ridotta degli aventi diritto: poco più del 56%. Si tratta quindi di un successo largamente minoritario sia a livello nazionale che a livello europeo dove il blocco dei partiti euroscettici non ha i numeri per avanzare quella “proposta di governo” di cui parlava questa mattina Salvini in conferenza stampa.

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Fuori dall’Italia infatti la situazione è diversa. I sovranisti vincono sì, ma non riescono a sfondare e a ottenere il successo che speravano e che gli avrebbe consentito di mantenere le promesse di riforme radicali dell’impianto istituzionale della UE, compresa la revisione dei trattati. All’Europarlamento Salvini (se ci andrà) sarà all’opposizione. E non sarà nemmeno il secondo o terzo gruppo parlamentare bensì il quinto. I verdi infatti passano da 50 a 75 seggi e staccano il gruppo della Lega che si ferma a 74 eurodeputati.

Cosa possiamo imparare dal successo dei Verdi e dei partiti europeisti

Come mai da noi siamo messi così? L’analisi del voto mostra come il voto degli italiani all’estero abbia premiato il centrosinistra e i verdi. La differenza tra 2,29% raccolto su base nazionale e il 12,9% raccolto nel voto dall’estero dà la misura di quanto l’Italia si stia staccando dal resto d’Europa. Mentre da noi sono i sovranisti a raccontare di essere influenti fuori l’onda verde dei cosiddetti “gretini” ha fermato l’onda nera di chi vorrebbe smantellare la casa comune europea.

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Basta guardare la cartina dell’Unione post voto per vedere quanto minoritario sia a livello europeo il voto che ha premiato ENF, il gruppo parlamentare dell’Europa delle Nazioni e della Libertà di cui fanno parte la Lega di Salvini, Il Rassemblement Nationaldi Marine Le Pen e il FPOE di Strache, quello beccato a vendersi a presunti oligarchi russi in cambio del sostegno alle elezioni politiche. All’estero sono i partiti europeisti come il PSOE di Pedro Sanchez a vincere e a conquistare la maggioranza nel futuro Europarlamento.

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I nuovi partigiani che hanno salvato l’Unione Europea non sono quelli che hanno votato per Calenda, a dirla tutta nessuno in Italia ha salvato la UE, perché per anni tutti i partiti (e sì, anche Renzi) hanno remato contro l’Europa. Giusto per fare un esempio: diversi parlamentari europei del PD (alcuni dei quali rieletti domenica) hanno votato contro l’aumento dell’importo di olio tunisino, proprio come la Lega. Non si può pensare di costruire l’europeismo alimentando nazionalismi e pregiudizi anti-europei. Meglio invece pensare di costruirlo su un progetto comune, non la difesa dei confini ma la difesa della casa, dell’ambiente. Certo anche in Italia i Verdi hanno saputo distinguersi visto che nel nostro Paese sono riusciti ad allearsi con un movimento ambientalista di estrema destra fondato e presieduto da un ex-missino scatenando l’indignazione tardiva di Pippo Civati che ha scoperto solo una decina di giorni fa con chi si era alleato.

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L’affluenza alle urne nei 28 paesi UE [Fonte]

Nel nostro Paese c’è un altro “nemico” da combattere, che per alcuni è il vero vincitore: l’astensione. Mentre a livello europeo la partecipazione aumenta passando dal 42,6% del 2014 al 50,9% del 2019 da noi il dato è in controtendenza ed è in calo. Non illudiamoci: la partecipazione è bassa un po’ dovunque, segno che le istituzioni europee sono sentite quantomeno come “distanti” se non propriamente “nemiche” come vorrebbero i sovranisti. Da qui si deve partire: dalla richiesta di una maggiore attenzione nei confronti dell’Ambiente (niente a che fare con la “stella” tradita dai 5 Stelle con condoni e sversamenti vari) e di una maggiore coesione.

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