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Così Di Maio si prepara a giocarsi il posto sulla TAV

Il tentativo di mediazione con la Lega sull’Alta Velocità è sospeso. Perché nel M5S c’è chi non accetterebbe una sconfitta. E tra i più arrabbiati ci sono Grillo e Di Battista

mano famiglia addams

C’è un cambio di prospettiva nel MoVimento 5 Stelle sulla TAV? Negli scorsi mesi si è parlato di una non meglio precisata azione diplomatica sull’Alta Velocità che ha coinvolto prima la viceministra Laura Castelli e poi il ministro Danilo Toninelli: l’idea era quella di fare la TAV all’insaputa dei No Tav, ovvero tagliare dal progetto un po’ di costi e qualche opera altamente simbolica come la stazione in Val di Susa e dare quindi l’ok al progetto di massima, un po’ come è successo per l’ILVA dove il M5S in campagna elettorale ha lasciato abboccare gli ambientalisti alla proposta di chiuderla per raccattarne i voti e poi si è messo d’accordo con Arcelor-Mittal per tenerla aperta.

Così Di Maio si prepara a giocarsi il posto sulla TAV

Una soluzione che ha coinvolto anche la Lega, i cui esponenti più ascoltati come Edoardo Rixi in più occasioni hanno prospettato la possibilità di una soluzione diplomatica per l’Alta Velocità: tagli agli “sprechi” e conservazione del progetto. Ora che tra Lega e M5S sulla TAV (così come sulle trivellazioni) lo scontro è aperto ed è arrivato persino alla proposta di referendum, si scopre che Di Maio sulla TAV si gioca non solo la faccia (per quella non c’è problema, citofonare TAP per i dettagli) ma anche il posto. Racconta Annalisa Cuzzocrea su Repubblica:

Il problema non sono i singoli parlamentari, che pure sarebbero pronti — forse per la prima volta — a dare battaglia: il senatore torinese Alberto Airola ha detto e ripetuto che un sì alla Tav comporterebbe il suo immediato abbandono del M5S (che sui numeri, a Palazzo Madama, non può certo scialare). Il problema è che Luigi Di Maio ha capito — e ha dovuto spiegare al presidente del Consiglio — che sulla Tav a rischiare è prima di tutto lui. Perché Beppe Grillo è stato cristallino: «Non s’ha da fare».

di maio casaleggio grillo taverna

Il fondatore del Movimento 5 stelle è stato indagato e condannato in primo grado a 4 mesi senza condizionale (condanna poi prescritta) per aver violato i sigilli della baita-presidio dei contestatori della Torino-Lione a Chiomonte. Quel giorno, il 5 dicembre 2010, è simbolicamente cominciata la sua avventura politica. E Grillo, per quanto distante, tra una conferenza a Oxford e uno spettacolo a teatro, ha ancora — nello statuto del Movimento — un grande potere.

Sancito dal comma E dell’articolo 7, che recita: «Il Capo Politico può essere sfiduciato con delibera assunta a maggioranza assoluta dei componenti del Comitato di Garanzia e/o dal Garante, ratificata da una consultazione in Rete degli iscritti».

Se “l’elevato”, come ama definirsi, si sentisse preso in giro da una soluzione a metà, potrebbe addirittura sfiduciare il capo politico ritenendolo colpevole di aver tradito uno dei principi fondativi dei 5 stelle.

Se Grillo taglia la testa a Di Maio sulla TAV

Sarebbe davvero grossa quindi se Grillo tagliasse la testa a Di Maio sulla TAV. D’altra parte non sembrano esserci grandi alternative per il MoVimento 5 Stelle nella situazione data, visto che Beppe ha già messo e stramesso la faccia sulla vicenda e l’alternativa è che la perdano tutti. Con ripercussioni non indifferenti sul voto e sul consenso raccolto dal governo, visto che l’ultimo sondaggio fatto da Emg Acqua per Agorà non lascia scampo: «In questi primi mesi di governo, quale partito ha mantenuto maggiormente la propria identità?», era la domanda. Il 41 per cento dice la Lega, solo il 5 indica il Movimento 5 stelle. E tra gli elettori M5S, non va molto meglio: la percentuale risale solo al 15.

di maio di battista macchina strasburgo quota 41 - 5
via Facebook.com

E poi c’è anche il problema Di Battista. Il cui video in cui raccontava che il TAP si bloccava in un quarto d’ora sta ancora lì, a futura memoria di quanto può essere bugiardo un politico che non sa di cosa parla insieme a quello in cui Barbara Lezzi inventava autorizzazioni che “loro” non avrebbero dato, fermando il tutto, salvo scoprire qualche giorno dopo che il TAP era “tutto autorizzato, purtroppo”. Figuracce di questo genere per le giravolte di Luigi nessuno ha più intenzione di farle nel M5S. E allora addio mediazioni, sulla TAV si va allo scontro e quanto più questo sarà accelerato, tanto più metterà a rischio l’intero governo Lega-M5S. Adesso Di Maio è per il no perché deve salvare il posto. E niente è più convincente in questi casi.

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