Economia

La supercazzola di Di Maio su quota 100 che abbassa il costo del Reddito di Cittadinanza

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Oggi il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha spiegato che grazie a quota 100 il costo del Reddito di Cittadinanza andrà a calare negli anni:«Il reddito di cittadinanza andrà a calare negli anni successivi. La misura interviene il primo anno ma poi mira al reinserimento nei posti di lavoro che si liberano con quota 100 quindi non spenderemo gli stessi soldi i primi due anni di reddito di cittadinanza», ha detto all’ANSA. Un concetto analogo lo aveva espresso anche Matteo Salvini che ieri a DiMartedì aveva spiegato che «Se 400 mila italiani andranno in pensione anticipata si libereranno 400 mila posti di lavoro per i giovani e se la gente lavora, la gente compra e l’economia riprende».

Perché quota 100 non abbasserà il costo del Reddito di Cittadinanza

Per il reddito di cittadinanza – che partirà ad aprile 2019 – il governo ha stanziato circa 9 miliardi di euro. Parte dei quali saranno spesi per la riforma dei centri per l’impiego, altri per portare a 780 euro le pensioni minime (la cosiddetta pensione di cittadinanza) e il resto per portare a 780 euro mensili il reddito di chi non ha lavoro o che percepisce uno stipendio inferiore. In totale gli aventi diritto saranno cinque milioni, il che rende già di per sé complicato fare i conti e non solo perché inizialmente il RdC avrebbe dovuto costare 17 miliardi (però per una platea di 9 milioni di italiani). Non è chiaro poi se all’interno del decreto legge un’ulteriore quota dello stanziamento finanziario verrà utilizzata per le assunzioni dei tutor che, si è scoperto qualche giorno fa, avranno il compito di vigilare e guidare chi avrà diritto al RdC nella ricerca del lavoro.

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Secondo Di Maio però il RdC costerà sempre meno perché grazie al “superamento” della Legge Fornero i lavoratori più anziano potranno andare in pensione prima. Di Maio evita accuratamente di dire che lo potranno fare solo all’interno di non ancora meglio definite “finestre” e al prezzo di una decurtazione sino al 30% dell’assegno pensionistico. In pensione più giovani sì, ma con meno soldi. Quanti sceglieranno di farlo? I conti sono vicini a quelli di Salvini: con la quota cento potranno andare in pensione 373mila italiani, ovvero tutti coloro che hanno almeno 62 anni di età (o più) e contano almeno 38 anni di contributi. Non è però detto che tutti lo facciano.

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E qui inizia il balletto delle cifre. Qualche tempo fa Di Maio aveva spiegato che per ogni pensionato andrà in pensione nel 2019 ci sarà il triplo delle assunzioni: «Quindi uno a tre [il rapporto pensionati/nuovi assunti NdR]. Quindi se io mando in pensione 500mila persone ci saranno: in alcuni casi il triplo dei lavori; in alcuni casi un lavoro in più e in alcuni casi il doppio dei posti di lavoro». Un ragionamento questo che presuppone che per ogni posto di lavoro “liberato” ci sia un disoccupato pronto a occuparlo svolgendo la stessa mansione oppure che per il meccanismo delle promozioni interne alle aziende si liberi un posto analogo (per i lavoratori ad inizio carriera). La verità però è che il mercato del lavoro non funziona così perché – come sanno tutti coloro che hanno lavorato o hanno cercato lavoro – i posti di lavoro non sono tutti uguali.

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Di Maio e la storia dei pensionati che lasciano il posto ai disoccupati

C’è poi da tenere conto che non tutti i disoccupati sono giovani ad inizio carriera che quindi possono essere facilmente “formati” in base alle esigenze del mercato del lavoro (un processo questo che richiede tempo, pensate ad esempio ad un laureato in Lettere che deve imparare a usare un tornio una saldatrice TIG, sicuramente ci sono persone più preparate). Il ragionamento di Salvini e di Di Maio si basa sul presupposto che esista un numero fisso di posti di lavoro che non varia mai e che per così dire è “tenuto impegnato” dai lavoratori più anziani che – tardando ad andare in pensione – ritardano l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

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Nonostante quello che sembra suggerire il grafico è difficile stabilire un nesso di causalità tra aumento dell’età pensionabile e aumento della disoccupazione giovanile, il calo delle assunzioni nella fascia 15-24 però è evidente Fonte

Ma è un ragionamento che non ha senso, perché se così fosse non ci sarebbe mai una vera crescita economica, e non tiene conto della capacità di creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità lavorative. Si tratta di una fallacia che è nota come lump of labor fallacy. Se ci sono 100 posti di lavoro e ci sono 8 giovani in cerca di lavoro e 8 “pensionandi” significa che un Paese non è in grado di creare nuovi posti di lavoro ma solo di procedere alla sostituzione delle posizioni precedentemente occupati. Certo è sorprendente che il ministro del Lavoro invece che parlare della creazione di nuovi posti di lavoro confidi nella possibilità di “rotazione” all’interno degli esistenti (che pure esiste ma non è così importante dal punto di vista numerico per abbassare il tasso di disoccupazione). La dichiarazione di Di Maio dimostra che il ministro crede che il numero di posti di lavoro sia “fisso” e che quindi se nessuno va in pensione il numero di disoccupati rimane stabile.

Quando Tridico spiegava che con il Reddito di Cittadinanza un milione di persone si sarebbe messa a cercare lavoro

Ma c’è dell’altro. A marzo, qualche giorno dopo le elezioni politiche, Pasquale Tridico (che avrebbe dovuto essere il ministro del Lavoro del governo M5S e che è considerato uno dei punti di riferimento delle politiche economiche di Di Maio) spiegava che grazie al Reddito di Cittadinanza «almeno 1 milione di persone che ora non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (inattivi “scoraggiati”) verranno incentivati alla ricerca del lavoro con l’iscrizione ai CpI, e andranno ad aumentare il tasso di partecipazione alla forza lavoro». I conti non tornano: a fronte del pensionamento di un massimo di 400 mila persone secondo Tridico il Reddito di Cittadinanza farebbe emergere un milione di persone alla ricerca di posti di lavoro. Beninteso: oltre a quelli che già sono alla ricerca di un lavoro.

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Certo, le aziende di potrebbero trovare costrette a sostituire i lavoratori più anziani pensionati in maniera repentina e lo farebbero non senza difficoltà dovuta all’impossibilità di portare avanti una pianificazione delle assunzioni. Ma non è detto che punterebbero sull’assunzione dei più giovani perché la scelta dipende da una molteplicità di fattori dei quali l’innalzamento o l’abbassamento dell’età pensionabile è solo uno. Qualche tempo fa su LaVoce.info  ha condotto un fact-checking sulle affermazioni del vicepremier leghista spiegando che esiste anche una correlazione positiva (e non solo negativa come sostiene il governo) tra il numero dei lavoratori anziani e quello dei nuovi lavoratori. Secondo LaVoce però è quanto mai irrealistica l’ipotesi di una sostituzione di 400mila pensionati con 400mila giovani. Il rapporto di sostituzione non sarebbe di 1 a 1 come dice Salvini e nemmeno di 1 a 3 come dice Di Maio. Secondo alcuni studi invece sarebbe di 5 a 1 a favore dei pensionati. Ovvero un nuovo assunto ogni cinque pensionati. Rapporto che si traduce in circa 80mila nuove assunzioni.

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