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Di Maio nel bunker

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Rinchiuso nel suo bunker con i suoi fedelissimi. A leggere i messaggi che gli raccontano di un MoVimento 5 Stelle spaccato sull’ipotesi di governo con il Partito Democratico. E di un voto su Rousseau in salita. Mentre il veto sul suo posto di vicepremier e ministro “di peso” resiste nonostante i tentativi di farlo saltare. Luigi Di Maio non viene dipinto come uno statista nemmeno dal Fatto Quotidiano, ormai, mentre lo spettro di una detronizzazione si fa sempre più reale man mano che i sondaggi danno in crescita Giuseppe Conte tanto da trascinarsi dietro anche il M5S.

Di Maio nel bunker

Il declino della leadership del Capo Politico del M5S si vede nei commenti sempre più critici che compaiono sulla sua pagina facebook, che comincia a perdere fan come era successo a Salvini nei giorni dello scoppio della crisi e la sensazione è che stia segando il ramo su cui è seduto, visto che l’alternativa al ConteBis (o BisConte) sono le elezioni dove i grillini a questo punto dovrebbero anche spiegare perché hanno detto no a un presidente del Consiglio così popolare dopo averlo difeso fino alla morte del governo con Salvini. Tommaso Ciriaco su Repubblica dipinge così la situazione in un avvelenatissimo retroscena:

Tanto movimento, in queste ore, zero risultati. Di Maio sbatte i pugni, ma la sua stanza è insonorizzata. «Ho bisogno della vicepresidenza del Consiglio per tenere in mano il Movimento». Tutti si muovono per conto proprio, nel frattempo. Ieri Alessandro Di Battista ha alzato il telefono e chiamato un amico del Pd. «Non l’avete ancora capito che tutti i nostri si sono convinti che dobbiamo far saltare tutto?». Lui appartiene alla schiera dei falchetti televisivi, ma gli altri? «Casaleggio ha dubbi», dice in giro Di Maio, per alzare il prezzo. Che è come dire: ha dubbi, a differenza di Grillo, Fico, Conte e di trecento parlamentari che vorrebbero il Pd.

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I sondaggi di Ipsos per il Corriere della Sera (31 agosto 2019)

Ieri nel M5S il nervosismo era dettato soprattutto dalle cronache che raccontavano come il voto su Rousseau fosse un pro-forma visto che era tutto deciso. Questo è il motivo della nota pubblicata sul Blog delle Stelle che smentiva, senza nominarle, le voci dei parlamentari che sono in guerra aperta ormai con Di Maio. Ma la cosa, spiega Repubblica, non ha colpito più di tanto Di Maio:

Lo colpisce, semmai, il silenzio. Quello dei suoi parlamentari, degli amici. Pure chi tratta a suo nome con i dem glielo ha detto, «siamo a buon punto col programma, abbiamo anche ottenuto il taglio dei parlamentari a ottobre, basterà calendarizzare la riforma elettorale». E invece niente, va in mondovisione a evocare il voto e stuzzicare lo spread. Una volta era lui a incontrare Confindustria e cardinali, ora Conte saluta il Papa, parla con la Merkel, twitta con Trump e si prende l’abbraccio di Landini. Una staffetta leale, potrebbe consolarsi Di Maio. Poi arriva la Frankfurter Allgemeine Zeitung e ci mette il carico da novanta. «Di Maio, politicamente indebolito da una serie di catastrofici risultati elettorali, è nominalmente alla guida del Movimento. Ma il capo di fatto ora è Conte». Anche domani niente macedonia.

Il ruolo di Fico per sedare la rivolta

Intanto, mentre la Merkel chiama per sponsorizzare il Conte Bis e l’uscita di ieri costa un miliardo in termini di spread, Di Maio deve fronteggiare la linea di Roberto Fico. Spiega Repubblica:

Il comportamento del capo politico ha tre possibili letture: alzare la posta per mettere pressione a Conte, facendogli capire che non può pensare di comandare senza passare dal M5S; alzare la voce per convincere la base, assai scettica, della bontà del nuovo governo, vista la paura diffusa che Rousseau bocci il quesito («Quando facciamo il Movimento la base si infiamma!», scrivevano in una chat i fedelissimi del leader dimezzato); oppure tirare la corda per tornare a elezioni, visto che — e questo non è un segreto — l’alleanza coi dem per Di Maio è considerata una specie di evento luttuoso.

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E intanto si parla di una nota firmata da molti parlamentari per sconfessare la sua linea. Di Maio è sempre più solo.

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