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«Governo M5S-PD, il voto su Rousseau non conterà nulla»

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Comunque vada la consultazione tra gli iscritti, il MoVimento 5 Stelle dirà sì all’accordo per il governo con il Partito Democratico. Il colpo di sceMa è annunciato oggi da Fabrizio D’Esposito e Paola Zanca sul Fatto Quotidiano e, come abbiamo spiegato qualche giorno fa, il retroscena è plausibile perché lo Statuto M5S dice che si tratta, in questi casi, di una “consultazione” non vincolante.

«Il voto su Rousseau non conterà nulla»

Ma è anche il risultato di una situazione paradossale in cui il M5S si è infilato con l’accordo con il PD: da giorni e giorni si susseguono i commenti che bocciano l’appeasement nelle pagine facebook dei grillini, in particolare in quelle del Capo Politico Luigi Di Maio. E proprio perché la precisazione, spiega il Fatto, è stata richiesta da Mattarella e fornita dai gruppi parlamentari grillini:

Non era passata inosservata, al Colle, la perentorietà con cui il voto era stato annunciato sul blog tre giorni fa: “Gli iscritti al M5S hanno e avranno sempre l’ultima parola. Solo se il voto sarà positivo la proposta di progetto di governo sarà supportata dal MoVimento 5 Stelle”. Una mina piazzata sulla strada delle consultazioni, irricevibile per la più alta carica dello Stato. Così ieri mattina, incaricando Conte premier, Mattarella ha chiarito lo stesso concetto che aveva sottoposto il giorno prima a Di Maio. E ha ricevuto la medesima garanzia: “Il nostro sì è incondizionato: i gruppi parlamentari voteranno la fiducia al nuovo esecutivo”. Un fatto che ha diffuso finalmente l’ottimismo al Quirinale.

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La precisazione fa evidentemente a pugni con quanto aveva scritto Di Maio nel post che annunciava il voto sul Blog delle Stelle: “Gli iscritti al MoVimento 5 Stelle hanno e avranno sempre l’ultima parola”. In realtà, che quella fosse una sciocchezza lo avevamo già spiegato nei giorni scorsi, visto che le regole grilline prevedono che un voto che dia un responso che non piace a Di Maio e/o a Grillo può essere ripetuto ad libitum come se fosse un rigore da calciare più volte finché non viene realizzato.

piattaforma rousseau

Eppure, spiega il retroscena del Fatto, sia Conte –che pure non è iscritto ai Cinque Stelle –che il leader grillino sanno che se la base dovesse dire “no” all ’accordo con il Pd, sarebbe un problema di non facile gestione. Soprattutto, farebbe scattare hic et nunc un’emorragia di attivisti e iscritti perché veder sovvertire l’esito di una consultazione potrebbe costituire un’umiliazione più grave del governo con il PD.

Gli iscritti del M5S avranno sempre l’ultima parolAHAHAHAHAHAH

Insomma, i grillini si giocano molto in caso di risultato negativo. E c’è da scommetterci che il retroscena del Fatto sarà smentito oggi dalle solite “fonti M5S” senza nome, anche perché nessuno ha il coraggio di mettere la faccia sulla vicenda:

Per orientare il voto, non si può certo sperare in un videoappello di Alessandro Di Battista, contrarissimo all’accordo. Né ci si può fidare di quel Beppe Grillo che ha benedetto il dialogo, ma sta picconando contro la piega “poltronofila”che ha preso la trattativa. Toccherà al capo politico, alla fine, chiedere il via libera. Sarà un problema suo, è il senso del ragionamento consegnato al Quirinale, se la base dovesse andare in direzione contraria: non proprio un’ipotesi del terzo tipo, stando ai report sul sentiment degli elettori con cui Davide Casaleggio ha provato a convincere i 5 Stelle di governo che il dialogo con i dem andava interrotto. Ormai è tardi, la strada è segnata. Che Rousseau lo sappia.

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Tommaso Labate sul Corriere della Sera invece fa balenare un’altra ipotesi: ovvero che il quesito venga manipolato per invogliare i grillini a dire sì all’esecutivo. Questa, in realtà, non sarebbe per nulla una novità:

Chi lavora sulla formulazione del quesito se lo immagina così. Semplice semplice, concentrato sulla parola«Conte», senza citare il Pd. «Volete voi che nasca un governo Conte 2, che si pone come obiettivi…?», e via con l’elenco dei punti programmatici. Da quando esiste l’ultima versione di Rousseau, il sì alle richieste formulate da Roma ha sempre vinto.

La consultazione dovrebbe aprirsi il giorno prima che Conte torni da Mattarella per sciogliere la riserva. Poi,nella sede dell’Associazione Rousseau, farà il suo ingresso Valerio Tacchini, amico storico di Beppe Grillo e notaio del M5S. Gli daranno la solita sedia, su cui s’è già accomodato durante le altre votazioni, compresa quella delicatissima sul processo a Salvini per la storia della nave Diciotti.

La strada del governo M5S-PD è insomma segnata. E quella della democrazia diretta (da Grillo e Di Maio) pure.

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