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Bolkestein: il regalo del governo del cambiamento ai balneari e la multa che pagheremo noi

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Dopo la retromarcia sul 2,4%  e dopo aver accantonato i propositi anti-euro quelli della Lega si devono essere accorti che il governo gialloverde non stava facendo abbastanza il duro contro l’Europa. Proprio lei, quell’Unione Europea brutta e cattiva che ci impone continui diktat sotto forma di direttive europee. Ecco quindi che come nella migliore delle tradizioni leghiste, quella che ci ha regalato le multe sulle quote latte, la Lega ha deciso di fare un bel regalo di Natale ai titolari di concessioni balneari, a spese dei contribuenti italiani.

Il regalo di Natale di Di Maio e Salvini ai balneari

Il simpatico omaggio è frutto di un accordo raggiunto durante un vertice a Palazzo Chigi tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini che prevede di inserire nella legge di Bilancio un emendamento che consentirà di escludere le concessioni balneari dall’applicazione della Direttiva Bolkestein che prevede che le le concessioni pubbliche (dei balneari ma anche dei venditori ambulanti) vengano di nuovo messe a gara. Una gara pubblica e trasparente (qualcuno potrebbe addirittura azzardare onesta) che potrebbe costituire una possibilità di aumento per i canoni, in alcuni casi molto bassi, che i concessionari pagano agli enti per lo sfruttamento. Come ricorda Legambiente in Italia oltre il 60% delle coste sabbiose occupato da stabilimenti balneari. Sono 52.619 le concessioni demaniali marittime, di cui di cui 27.335, sono per uso “turistico ricreativo per un totale di 19,2 milioni di metri quadri di lidi sottratti alla libera fruizione. Spiagge che sono di tutti ma che di fatto sono di proprietà privata. E come hanno mostrato numerose inchieste sui lidi di Ostia spesso i balneari si “allargano” senza averne titolo costruendo dove  non potrebbero.

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Il ministro Gian Marco Centinaio è raggiante: «oggi posso finalmente dire che per il mondo balneare siamo riusciti a muovere qualcosa e portare a casa la prima vittoria. È stata raggiunta oggi in Senato l’intesa che consente per i prossimi 15 anni di prorogare l’esclusione della direttiva Bolkestein al comparto balneare» e CNA esulta con lui. Ma l’esclusione del comparto balneare non è l’unico progetto del ministro che annuncia che il suo impegno sarà quello «di proseguire il tavolo tecnico con le Associazioni di categoria per prevedere l’uscita totale dalla Bolkestein». Per il governo è un modo per affermare la nostra sovranità «la Commissione europea dovrà necessariamente capire le nostre istanze» conclude Centinaio.

Il rischio di procedura d’infrazione sulla Bolkestein

E si capisce quindi che l’accordo raggiunto non vale nulla perché senza un’intesa con la Commissione Europea quello che l’Italia si appresta a fare non è altro che una violazione delle regole europee. In breve il governo intende prorogare fino al 2034 le concessioni balneari già in essere (in un emendamento presentato dalla Lega in commissione Finanze al Senato si chiedeva l’estensione fino al 2045). Non è certo la prima proroga, tra il 2009 e il 2012 i precedenti governi avevano concesso proroghe fino al 2020. Sulla questione però è già intervenuta più volte la Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha ricordato al nostro Paese che il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e di trasparenza (in particolare un’adeguata pubblicità). La proroga automatica delle autorizzazioni non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione.

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Non è quindi possibile, spiegava la Corte, procedere in un regime di proroga automatica. Il governo per mantenere una promessa che garantisce i guadagni di pochi a discapito della collettività (in termini di mancata fruizione delle spiagge e mancati introiti dovuti ai canoni troppo bassi, appena 1,27 euro a metro quadro, che non sono stati aggiornati) sembra deciso ad aprire un nuovo fronte di scontro con la Commissione. Ma in mancanza di un accordo con la UE il rischio è l’apertura di una nuova procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese per la violazione delle norme comunitarie. Come già avvenuto per le quote latte o per i problemi relativi al ciclo dei rifiuti in Campania tutto questo si tradurrà in una multa che gli italiani dovranno pagare alla UE per consentire al governo di fare il suo regalo ai balneari. Violare il diritto comunitario ha un prezzo il cui costo il governo del cambiamento e i balneari sono ben contenti di scaricarlo sui cittadini.

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Matteo Salvini contro la Bolkestein all’ultimo raduno di Pontida

Questo Centinaio lo sa bene visto che un paio di settimane fa aveva dichiarato che «la strada è stretta: al 99% andremo in infrazione comunitaria». La Bolkestein – che venne ratificata nel 2010 dall’ultimo governo Berlusconi di cui faceva parte la Lega Nord – però non vuole “sottrarre” le spiagge ai balneari italiani o rubarle all’Italia. La direttiva prescrive che l’assegnazione debba essere fatta in maniera trasparente con una gara e senza proroghe automatiche. In questo modo a guadagnarci saranno anche i veri proprietari delle spiagge: ovvero i cittadini. La Lega però non intende fermarsi qui e già pensa di “uscire completamente” dalla Bolkestein in modo di mantenere anche la promessa fatta ai venditori ambulanti.

 

Foto copertina via Twitter.com

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