Economia

Chi dobbiamo ringraziare per le nuove multe in arrivo sulle quote latte

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L’Italia ha perso il ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea contro la decisione della Commissione che imponeva al nostro Paese di recuperare integralmente gli aiuti di Stato relativi alle quote latte decisi dall’Italia nel 2003 per gli sforamenti della produzione negli anni dal 1995 al 2002. Ora la Commissione Europea dovrà calcolare a quanto ammontano gli interessi sulle multe che la stragrande maggioranza degli allevatori non ha mai pagato perché sono state pagate dallo Stato italiano (ovvero dai cittadini).

Grazie alla Lega gli italiani hanno pagato le multe degli splafonatori

La questione delle quote latte è iniziata nel 1984 quando la UE decide di stabilire e imporre dei limiti nella produzione del latte ai vari paesi. Il limite era di 105 milioni di quintali, e da più parti si sollevò la contestazione nei confronti di Bruxelles per quello che molti hanno considerato un regalo nei confronti dei produttori dei paesi del Nord Europa. Il problema è che se una legge è ingiusta generalmente si deve lottare per farla cambiare, ma intanto bisogna rispettarla. In Italia come sappiamo le cose sono andate diversamente. Un partito politico in particolare – la Lega Nord – ha apertamente sostenuto coloro che sforavano le quote latte. Per convenienza politica ed elettorale, perché non è mica da oggi che la Lega è contro la UE.

Quote latte, le multe che pagheremo (www.ansa.it)

Il risultato della difesa degli “splafonatori” è sotto gli occhi di tutti. Anzi, nei conti pubblici, visto che lo Stato italiano ha sborsato 4,5 miliardi di euro (75 euro per ogni cittadino) per coprire le spese di quelli che per la legge (e per l’Europa) sono dei truffatori. Ad aiutare gli allevatori fu l’allora ministro delle politiche agricole ed oggi voce del Nord che rivendica l’autonomia da Roma Luca Zaia. Nel 2009 Zaia firmò su un provvedimento che consentì la comoda rateizzazione da 10 e più anni delle sanzioni per i titolari di quote pur sapendo che era già stata avviata la procedura d’infrazione. Un piano di rateizzazione però deciso in modo unilaterale, ovvero senza il consenso dell’Unione Europea.

Zaia all’epoca disse anche che era lo Stato e non le Regioni a doversi occupare della ripartizione delle nuove quote latte perché «se fossero assegnate dalle Regioni come prevede la legge 119 queste 640 mila tonnellate in più diventerebbero nuova mungitura, a noi invece interessa regolarizzare il latte che è prodotto in Italia e finire di pagare le multe europee». Leggendo le cronache del periodo si nota come le Regioni – che avevano espresso parere negativo unanime sul decreto Zaia – si lamentassero di non essere state abbastanza ascoltate dal Ministro. Evidentemente per la Lega vale il detto “quando sei a Roma comportati da centralista, quando sei a Venezia chiedi l’autonomia”.

La Lega Nord e i furbetti del latticino

Le sanzioni rateizzate da Zaia però non sono mai state pagate perché pochissimi allevatori hanno chiesto di poterne usufruire e poco più di 100  hanno effettivamente rateizzato il debito. Anche perché un paio di anni dopo nel 2011 Giancarlo Galan, un altro veneto anche lui “governatore” e ministro delle Politiche Agricole, tolse ad Equitalia il potere di riscuotere le multe per le quote latte (utilizzando un Regio Decreto del 1910) consentendo così agli “splafonatori” di farla franca. Pensate un po’: in tutti questi anni tutti avevano il terrore di Equitalia e molti cittadini lamentavano di essere ingiustamente vessati. Non gli allevatori che avevano sforato le quote latte; loro, seppur colpevoli potevano tranquillamente evitare di pagare le multe. A scanso di equivoci al governo con Berlusconi all’epoca c’era sempre la Lega. Lo stesso partito che un paio d’anni dopo avrebbe iniziato le giaculatorie contro l’Europa che imponeva all’Italia misure draconiane.
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Eppure le responsabilità della Lega nella vicenda sono evidenti. Gli allevatori tra il 2004 e il 2006 hanno aggirato le multe per lo sforamento delle quote latte dell’ Ue, vendendo il prodotto “extra” a una serie di cooperative fittizie. Nel 2011 arrivò una condanna per associazione a delinquere, e vale la pena leggerne le motivazioni:

QUELLA dei cosiddetti Cobas del latte non era soltanto una truffa da oltre 200 milioni. Dietro il meccanismo che faceva sparire agli occhi dello Stato e dell’ Unione europea ettolitri ed ettolitri di prodotto c’ era una vera associazione a delinquere. Per questo motivo la corte d’ appello di Torino ha reso ancora più aspre le condanne già emesse in primo grado dal tribunale di Saluzzo. All’ ex europarlamentare della Lega Nord Giovanni Robusti è stata inflitta la pena più elevata, ossia quattro anni e mezzo di carcere, uno in più rispetto alla sentenza precedente.
Altre 19 persone, ritenute il cuore del meccanismo fraudolento, sono state condannate ad almeno un anno di galera, mentre ad altri due agricoltori sono state inflitte pene minori. Il perno della maxitruffa erano le cooperative Savoia, una serie di scatole cinesi che consentivano a questi allevatori di far svanire nel nulla il latte prodotto in più rispetto al limite massimo imposto dall’ Unione europea. Obiettivo: evitare le multe e, al tempo stesso, guadagnare dalla vendita di quanto prodotto fuori quota. Un meccanismo che funzionò alla perfezione dal 1998 al 2006, tanto da eludere all’ erario più di 200 milioni di euro, e che coinvolgeva 54 persone. Per 32 di esse, che facevano parte del sistema prima del 2003, è scattata la prescrizione.

Nel 2015 l’Europa ha detto addio alle quote latte ma non alle multe nei confronti degli allevatori italiani. Già a luglio di quest’anno l’avvocato generale della Corte Ue Eleanor Sharpston aveva ricordato al nostro Paese rischiava una multa per aver operato una distorsione della concorrenza tra gli allevatori che hanno pagato le multe e quelli che non lo hanno fatto. Un’operazione che la Corte dei Conti italiana ha giudicato iniqua anche per i contribuenti che in ultima istanza hanno pagato le multe degli splafonatori. Ci troviamo così oggi, a più di trent’anni di distanza dall’introduzione delle quote latte a dover affrontare il rischio di una sanzione e a essere costretti a mettere mano al portafoglio. La Corte ha infatti stabilito che dovranno essere recuperati gli interessi sull’intera somma dovuta, dal 2003, e non solo su una parte. In attesa di sapere a quanto ammonterà il conto (intorno ai due miliardi di euro secondo la Commissione) la Lega e Zaia potranno continuare a chiedere la restituzione del residuo fiscale per le regioni del Nord. E se nel frattempo gli italiani chiedessero alle Regioni del Nord di restituire i soldi pagati per salvare gli splafonatori?