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Le balle di Salvini sulla diminuzione delle partenze quando era ministro

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Ieri Matteo Salvini è tornato a Porta a Porta, per la grande gioia dei nottambuli salviniani. In quella che viene definita “la terza Camera” il senatore leghista ha ripetuto le solite cose che va dicendo da settimane. Ha cantato e suonato i suoi successi più recenti come quello del grande complotto ai suoi danni ordito nelle cancellerie europee o pezzi dal sapore più antico, ma sempre con lo stile che lo contraddistingue, come il twist del taglio delle tasse e il rompicapo impossibile dello spread (cosa ci nascondo i mercati??).

Ma davvero Salvini ha fermato le partenze?

Salvini però è anche uno che ha fatto tanto per il Paese in questi quattordici mesi di governo. Ad esempio ha fatto tanto per le nostre Forze dell’Ordine, come non pagare gli straordinari degli agenti di Polizia oppure la fregatura rifilata ai Vigili del Fuoco per i quali non è arrivato il tanto atteso aumento dei fondi e delle risorse. Ma qualcosa avrà pur fatto Salvini, non è possibile che uno che è stato quattordici mesi al governo con ben sette ministeri e non so quanto sottosegretari e viceministri non sia riuscito a portare a casa nessun risultato. Tutta colpa di quei cattivoni “del no” del MoVimento 5 Stelle?

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E Salvini lo sa cosa ha fatto: «le partenze sono diminuite perché ci sono più controlli sui territori africani e rapporti più diretti con gli stati africani». Ma è davvero così? La risposta è no. Perché è vero che durante la gestione del Viminale di Salvini gli sbarchi sono diminuiti ma non è vero che le partenze dalla Libia sono diminuite in maniera altrettanto decisa. Durante il mandato del predecessore di Salvini, Marco Minniti, c’erano stati oltre 40mila sbarchi a fronte di 56mila partenze. Con Salvini gli sbarchi si sono notevolmente ridotti (poco più di 8mila persone) ma le partenze non sono calate allo stesso modo.

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Credits: Matteo Villa via Twitter.com

Dalla Libia sono partite oltre 22mila persone. Eppure in proporzione avrebbero dovuto essere della metà. Cosa è successo? È successo che le politiche di deterrenza messe in campo dal governo gialloverde non sono servite a “convincere” i migranti a non partire. Eppure da ministro Salvini ha impedito in ogni modo che le Ong operassero nel Mediterraneo Centrale, difficile dunque ascrivere alle organizzazioni non governative la responsabilità del pull factor. A questo va aggiunto che con Salvini attraversare il mare tra la Libia e l’Italia è più rischioso perché si muore di più (sia in proporzione che in termini assoluti). E nemmeno quello costituisce un deterrente. Ma Salvini lo sa e non lo dice, come non rivendica altri grandi successi che sono promesse non mantenute: come ad esempio l’aumento dei rimpatri o la redistribuzione dei migranti che sbarcano in Italia. Ma la cosa davvero divertente è che Salvini oggi ammette che in paesi sulla sponda Sud del Mediterraneo non è che le cose vadano benissimo: «non ci sono state molte guerre anche se in Libia la situazione è precaria, in Tunisia la situazione non è stabile e in Algeria nemmeno». Ve lo ricordate quando Salvini diceva che la Libia era un porto sicuro e in Tunisia i migranti potevano sbarcare perché c’è un sacco di gente che va in vacanza?

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