Fact checking

L’unico risultato del decreto sicurezza rivendicato da Di Maio è far morire più persone in mare

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Matteo Salvini dice che al Viminale ci sono molte persone che lo rimpiangeranno e che sperano che un giorno possa tornare. Di sicuro invece non lo rimpiangeranno le vittime delle politiche dell’immigrazione messe in campo da Salvini nell’arco di questi quattordici mesie che ora Di Maio rivendica. Ci sono i migranti che non hanno più diritto alla protezione umanitaria grazie al Decreto Sicurezza, e che si sono trovati in mezzo ad una strada. E ci sono i migranti che sono stati riportati in Libia dalla sedicente guardia costiera libica, o peggio ancora sono morti in mare perché Salvini ha fatto di tutto per impedire alle Ong di soccorrere le persone in difficoltà in mezzo al mare.

Salvini non ha fermato le partenze, ha solo reso più pericoloso attraversare il Mediterraneo

Di Maio oggi si è svegliato dicendo che in buona sostanza il Decreto Sicurezza va bene così. Salvini invece in questi mesi – senza che dal M5S si levasse una sola voce contraria, ma forse lo avranno rimproverato in privato – ha provato prima a raccontare che nel 2019 sono morti pochissimi migranti (fino a marzo secondo lui ne era morto solo uno) e poi ad addossare la colpa alle Ong. La realtà è ben diversa dalle frottole che Salvini ha raccontato in questo anno di governo agli italiani. E lo è in maniera dolorosa e drammatica, perché di persone ne sono morte di più che negli anni precedenti, in proporzione al numero di partenze e degli sbarchi.

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È un dato di fatto: da quando Salvini si è insediato al Viminale attraversare il Mediterrano è diventato più pericoloso e rischioso, e si muore di più. Come spiegava qualche tempo fa la giornalista Eleonora Camilli se fino all’anno scorso moriva una persona ogni 30 migranti oggi invece a morire è un migrante ogni sei che tenta la traversata. Con buona pace di quelli che si imbarcano sui cargo battenti bandiera liberiana e ci frantumano le palle con la retorica delle spremute d’umanità.

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I dati dell’IOM parlano di almeno 640 morti annegati dall’inizio dell’anno lungo le rotte del Mediterraneo Centrale (quelle che dalle coste della Libia e della Tunisia portano in Italia). In rapporto al numero di tentativi di arrivare in Europa la percentuale di decessi è del 5,6%. Durante il 2018 invece la percentuale era al 3,1%. Ma non sono solo quei 640 morti che vanno ascritti alle politiche salviniane, non bisogna dimenticare che per metà del 2018 al governo c’era già la coalizione gialloverde M5S-Lega. E non è un caso che oggi Luigi Di Maio abbia difeso il Decreto Sicurezza voluto da Salvini e sottoscritto dall’intero governo. Di Maio ha detto che alla base del Conte-bis non ci possono essere modifiche al Decreto Salvini, ma davvero il Capo Politico del M5S vuole che le persone continuino a morire in mare?

Come Salvini ha fatto aumentare i morti in mare e non ha diminuito le partenze

Il ricercatore dell’ISPI Matteo Villa oggi su Twitter ha tirato le somme di 14 mesi di politiche di deterrenza degli sbarchi. Villa istituisce anche un interessante confronto con il periodo in cui al Viminale c’era Marco Minniti. Gli sbarchi sono calati, ma questo lo sapevamo già, di 31mila unità rispetto al governo precedente (ma già Minniti aveva impresso un potente giro di vite all’attività delle ONG ed erano stati sottoscritti accordi con Al-Sarraj per il trattenimento dei migranti).

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Credits: Matteo Villa via Twitter.com

 

Ma, sottolinea Villa, il numero delle partenze non è calato in maniera in maniera altrettanto decisa quanto il numero degli sbarchi. Dal punto di vista italiano – e di conseguenza della propaganda di Salvini – questo naturalmente non è un grosso problema. Ai sovranisti e ai teorici della sostituzione etnica interessa soprattutto veder calare il numerino degli arrivi. Ma il fatto che le partenze non siano diminuite in misura proporzionale agli sbarchi significa tre cose: la prima è che le politiche di Salvini non hanno fermato la presunta invasione; la seconda è che non sono le ONG a costituire quel pull factor quel fattore di attrazione che spinge i migranti a partire perché “sanno che saranno salvati”. Infine significa che quelli che non arrivano in Italia o muoiono in mare (e diventano pretesto per i complotti sui bambolotti dei patridioti che guardano le unghie laccate) oppure vengono riportati indietro, in un paese che non rispetta i diritti umani e dove infuria la guerra civile.

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Credits: Matteo Villa via Twitter.com

Ed eccole quindi le fredde cifre. Con la “gestione” Minniti sono morti 1.168 migranti a fronte di 40mila sbarchi e 56mila partenze dalla Libia. Con Salvini al Viminale i migranti morti in quattordici mesi sono stati 1.369, a fronte di appena 8mila sbarchi e 22mila partenze dalla Libia. Il 6% di chi è partito dalla Libia è morto mentre Salvini stava al Ministero. E nonostante queste cifre impressionanti, nonostante i porti chiusi e la criminalizzazione delle ONG, nonostante gli interventi della guardia costiera libica i migranti hanno continuato a partire. Le misure di deterrenza (#portichiusi, stretta sulla protezione umanitaria, ONG e navi della Guardia Costiera tenute in ostaggio) messe in campo da Salvini non sono servite a nulla. O meglio, sono servite a guadagnare consensi per chiedere elezioni anticipate (che non ci saranno).

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Ma non è finita qui, perché come rivelava Matteo Villa a fine luglio, Salvini non è riuscito nemmeno a risolvere il “problema” delle richieste d’asilo. Perché Salvini non racconta che la maggior parte dei richiedenti asilo non arriva dalla Libia, ma dalla Germania, che ce li rimanda indietro. Certo è più facile far credere che il problema stia a Sud. A nord c’è l’amico Seehofer con cui Salvini andava d’amore e d’accordo. A nord ci sono i colleghi (ora ex colleghi) degli Interni che si riunivano a discutere sulle strategie per l’immigrazione mentre Salvini era da tutt’altra parte. La Lega non solo ci ha fatto credere di avere risolto il problema degli sbarchi, ha anche distratto l’opinione pubblica da quello che non stava facendo: non stava negoziando una riforma degli accordi di Dublino, non prendeva posizione nei confronti dei partner europei, non andava ai vertici internazionali. E questi sarebbero sovranisti? E Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta dov’erano mentre succedeva tutto questo? E perché Di Maio non vuole modificare il Decreto Sicurezza?

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