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Virginia Raggi è fatta così: prima promette di risparmiare 1,5 miliardi e poi si perde 380 milioni

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Più che Wonderwoman Virginia Raggi è Magica Emi, la prestigiatrice dell’omonimo cartone animato giapponese famosa per la sua formula magica «Gira e spera, il desiderio si avvera!». Al contrario della protagonista del cartone però la Raggi dal suo cilindro non tira fuori “mille stelle” ma solo cinque: quelle del MoVimento. Le magie alla sindaca però non vengono proprio benissimo. Ad esempio oggi ha scoperto – ma non lo ha detto su Facebook – che dovrà dire addio a 380 milioni di euro di multe non pagate che il Comune non è riuscito a riscuotere.

Il Comune di Roma “rinuncia” a 380 milioni di euro

Nel 2015 assieme a Daniele Frongia la Raggi annunciava di aver trovato nelle pieghe del bilancio capitolino 1 miliardo e 500 milioni di euro di sprechi che dopo adeguata razionalizzazione avrebbe potuto essere reimpiegato “in trasporti, scuole, strade, servizi sociali e tanto altro”, come spiegava Luigi Di Maio durante la campagna elettorale. Incredibilmente quel tesoretto non è mai saltato fuori. Sono spuntati invece quei 380 milioni di euro che il Comune non riuscirà mai ad incassare. Da dove arrivano? Sono i soldi delle multe per divieto di sosta, per gli accessi in ZTL o quelle comminate a chi viene beccato a circolare sulle corsie preferenziali. Ma ci sono anche quelli che non pagano le tasse, come ad esempio la TARI, che a Roma è assai salata. Il Comune non è riuscito (o non ha voluto) individuare i trasgressori ed esigere i crediti. Si tratta di crediti accertati ma non riscossi entro il termine dell’esercizio precedente che però sono stati cancellati nella delibera di giunta approvata lo scorso 9 aprile e relativa al rendiconto 2018.

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Con l’ultima manovra della giunta il comune ha alzato bandiera bianca. Troppo complicato superare l’inerzia degli uffici o andare a caccia dei debitori. Meglio cancellare tutto con un colpo di spugna. Et voilà, ecco che quei 380 milioni (riferiti al 2017) non ci sono più, o meglio non ci saranno, perché il Comune non li ha mai avuti in tasca. Certo sono soldi che avrebbe fatto comodo incassare, non solo perché sono dovuti e per un senso di giustizia nei confronti di tutti quei poveri scemi che le multe e le tasse le pagano. Ma anche perché quel piccolo tesoretto avrebbe potuto essere utilizzato per mettere mano ad una o due emergenze che la Capitale è costretta ad affrontare quotidianamente. Fortunatamente non ci sono rischi per la tenuta del bilancio perché l’OREF (l’Organo di Revisione Economico-Finanziario) ha dato il via libera all’operazione certificando che la rinuncia ai 380 milioni di euro non crea un danno per le casse del Comune. Virginia Raggi, Wonderwoman o altro, non ne parla. Eppure tre giorni fa “spiegava” con la mollica di pane il funzionamento del trucco con cui hanno accollato 13 miliardi euro del debito di Roma ai cittadini italiani: «da quando ci siamo noi il debito è addirittura sceso perché noi teniamo i conti in ordine e non ne facciamo altro». Però si dimenticano pure di riscuotere i crediti e le multe. Geniale.

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