Economia

Così il Campidoglio deve dire addio a 380 milioni di euro

gianni lemmetti

Il Campidoglio deve dire addio a 380 milioni di euro. O, a voler essere più precisi, a 380 milioni e 180mila euro contati nel bilancio consuntivo 2018 alla voce “residui attivi 2017 e annualità precedenti”. Si tratta di crediti accertati ma non riscossi entro il termine dell’esercizio precedente che però sono stati cancellati nella delibera di giunta approvata lo scorso 9 aprile e relativa al rendiconto 2018. Si tratta in massima parte di multe non riscosse  in anni e anni di inerzia. Un calderone in cui rientrano a vario titolo multe e contravvenzioni, imposte e tasse, trasferimenti dalla Regione o dallo Stato e utili d’esercizio delle partecipate riferiti al 2017 e, guardando indietro, ad anni e gestioni politiche precedenti che il Comune non è riuscito mai a riportare in cassa.

Nel dettaglio, spiega oggi il Messaggero, la maggior parte del “credito” (più di 379 milioni di euro) è stato cancellato per insussistenza. E cioè per l’oggettiva presa d’atto che è venuto meno un elemento essenziale dell’accertamento dell’entrata che può andare dalla ragione del credito al titolo giuridico, dal soggetto debitore alla somma e alla scadenza. Segue poi la cancellazione per inesigibilità che ammonta a 760.525,46 euro e che è riconducibile alla mancata riscossione del credito derivante, ad esempio, da oneri e multe.

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Il prospetto dei fabbisogni economici dei Municipi (La Repubblica, 28 settembre 2016)

E il Campidoglio dovrà sacrificare altri 169mila euro di residui attivi perché è subentrata la prescrizioni. Racconta il quotidiano che le cancellazioni, essendo state annoverate in delibera, hanno portato l’Oref a esprimere parere favorevole per il rendiconto di gestione. Perché l’amministrazione ha decretato – nero su bianco– l’impossibilità di recuperare quei residui. Milioni in meno che non potranno in alcun modo essere d’aiuto alla città.

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