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L’assessora Pinuccia Montanari si dimette a sorpresa per il no al bilancio AMA

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L’assessore ai Rifiuti del Comune di Roma Pinuccia Montanari si è dimessa dal suo incarico. La decisione è maturata dopo il suo voto contrario alla delibera di indirizzo approvata dalla Giunta capitolina che ha bocciato il bilancio 2017 di AMA. Lei era contraria alla decisione. La Giunta ha seguito l’indirizzo dell’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti, quello delle magliette buffe. La Montanari, che si sarebbe dovuta dimettere mesi fa a causa delle condizioni igieniche della città, chiude con la Giunta scegliendo come casus belli l’AMA mentre il suo piano sulla raccolta differenziata era in gravi difficoltà.

 

L’assessora Pinuccia Montanari si dimette a sorpresa

Quindi la Montanari avrebbe lasciato a causa del contenzioso tra Comune e municipalizzata dei rifiuti, sfociato oggi nel no al bilancio in assemblea a causa del problema dei 18 milioni di servizi cimiteriali arretrati – risalenti al periodo 2008-2016– che l’Ama aveva iscritto in bilancio come crediti ma che il Comune non riconosce. La storia però è un po’ complicata perché se il Campidoglio non approva il bilancio della municipalizzata, non è in grado di dare il via libera neppure al proprio bilancio consolidato.

Scriveva tempo fa Sergio Rizzo su Repubblica Roma riportando le spiegazioni provenienti da fonti AMA che quei denari sono stati impiegati per altre necessità urbane nei mesi caldi che hanno preceduto la scorsa primavera. Per versarli ora all’Ama, che li ha appostati nel proprio bilancio convinta di riscuoterli, il Comune sarebbe costretto a ricorrere alla vituperata formula del debito fuori bilancio. Proprio quello che l’amministrazione di Virginia Raggi si era sempre vantata, fin dall’inizio, di aver scongiurato puntando il dito contro i predecessori che di debiti fuori bilancio gliene avevano lasciati per un centinaio di milioni.

gianni lemmetti

Pinuccia si dimette per l’intrigo AMA

La versione di Lemmetti è un po’ più complessa e, nonostante le buffe magliette dell’assessore, è evidente che le sue ragioni siano molto più solide visto che dalla sua ha anche il parere «non favorevole» espresso dal collegio sindacale, che nella sua relazione ha puntato il dito contro la «scarsa prudenza» degli amministratori della società per la soluzione proposta per i 18 milioni. Quale la soluzione di Bagnacani? «aprire un fondo ad hoc per 18 milioni di euro relativi ai servizi cimiteriali per anni (2008-2016) non di competenza dell’attuale amministrazione». In pratica i crediti che l’assessore capitolino al Bilancio Gianni Lemmetti non voleva riconoscere ad Ama, sarebbero stati presi dalle riserve di patrimonio della municipalizzata (del valore di circa 105 milioni di euro) e messi in un fondo rischi. Un’operazione che avrebbe evitato il bilancio in perdita.

Ma che non veniva considerata prudenzialmente corretta da Lemmetti e che è stata criticata anche dal collegio sindacale. Alla fine l’assessore ha tenuto il punto e la situazione di stallo su AMA è stata certificata dall’assemblea che non ha ancora approvato il bilancio. Una situazione di stallo che mette a rischio i conti della società di via Calderon de la Barca, con le banche che minacciano di chiudere le linee di credito (per il momento garantite solo fino al 28 febbraio) e la concreta possibilità che, in tal caso, qualche creditore possa presentare istanza di fallimento, aprendo la strada al concordato preventivo modello ATAC.

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La Raggi scopre improvvisamente che Roma è zozza

Secondo quanto scrive l’agenzia di stampa ANSA, oggi Virginia Raggi è esplosa in Giunta andando all’attacco proprio di AMA, della gestione Bagnacani e della sua sponsor Montanari: “Sono stufa. Sono dalla parte dei cittadini che hanno perfettamente ragione. È il momento di fare pulizia nel bilancio di Ama e soprattutto nelle strade. Su questo non accetto alcun compromesso. E non si torna indietro”. Le parole “filtrate” sono evidentemente studiate per suonare come slogan accattivanti che a ben guardare non significano nulla: che significa essere dalla parte dei cittadini? Chi non lo è? Chi l’ha scelta l’assessora all’ambiente? Chi ha avallato le sue politiche in questi anni? La Raggi non c’era, se c’era dormiva? Le frasi successive però son, se possibile, ancora più ridicole:

Il confronto in giunta è stato acceso, a quanto filtra, fino a quando Raggi è intervenuta con decisione. Lamentando anche i disservizi nella raccolta. “L’incendio del Tmb e l’immobilismo della Regione hanno inciso fortemente ma Ama deve fare la sua parte. Questo lo pretendo”.

I disservizi nella raccolta sono quelli che i cittadini lamentano da anni e denunciano come in evidente peggioramento. Se la Raggi se n’è accorta l’8 febbraio, buonanotte proprio. Se sta usando i disservizi per cacciare la Montanari, allora può dirlo anche apertamente: nessuno la piangerà visto le condizioni in cui l’assessora all’Ambiente lascia la città senza nemmeno scusarsi per il suo personale fallimento. Così come guarda caso anche oggi indica come responsabilità quelle altrui, non le sue: se non sono le giunte precedenti sono gli altri, basta che non si immagini lontanamente di pensare che l’attuale sindaca è lei. La verità è che la Raggi prova a passare inosservata.

 

La Montanari saluta sbattendo la porta

“Ritengo di fatto del tutto ingiustificata la bocciatura del bilancio che getta un’azienda che dà lavoro a oltre 11.000 romani in una situazione di precarietà che prelude a procedure fallimentari”, dice la Montanari all’ANSA.  “Do la solidarietà ai lavoratori dell’azienda e a tutti quelli che si sono sforzati sino ad ora per costruire e non per distruggere”, aggiunge. Ringrazia il suo staff come una diva e chiude con una frase sibillina: “Spero che qualcun altro possa in futuro realizzare il nostro sogno”. Pinuccia Montanari è la seconda assessora all’Ambiente a lasciare l’incarico dopo Paola Muraro, defenestrata solo per un’indagine. Si schiera con lei a sorpresa il consigliere regionale David Porrello, che si arrischia persino ad uscire allo scoperto su Facebook: “Sono perplesso per la decisione del socio unico Roma Capitale di non approvare il bilancio, scelta che può determinare conseguenze preoccupanti. Comprendo la decisione dell’assessore Montanari, della quale ho personalmente constatato il grande impegno nell’affrontare la complessa situazione che ha trovato a Roma”

Nelle scorse settimane si era parlato della possibile sostituzione di Lorenzo Bagnacani, fedelissimo della Montanari, con il manager Stefano Antonio Zaghis, vecchia conoscenza del M5S. Nel 2013 fu una delle figure chiave dello staff di Marcello De Vito che si era candidato per la prima volta contro Ignazio Marino. Zaghis, milanese trapiantato a Roma, ha un curriculum più orientato sulla finanza che sull’ambiente. Scriveva Repubblica Roma che su Linkedin si presentava così: «Attraverso l’applicazione rigorosa di un metodo gestionale di controllo dei costi ed efficientamento dei servizi offerti, ho raggiunto gli obiettivi concordati con il Top Management e gli Azionisti nei tempi prefissati». Una competenza comunque richiesta in un’azienda che ha l’ambiziosissimo obiettivo di aumentare i livelli di differenziata del 25% in appena due anni.

 

Fassina e il complotto di AMA e ACEA

«Se da marzo dello scorso anno a oggi non si sblocca il bilancio Ama, è perché si vuole portarla alla cessione degli asset migliori e a maggior valore aggiunto a Acea, quindi in larga misura ai privati. La sindaca venga in Consiglio a svelare i piani su Ama e finisca la disastrosa conflittualità con l’azienda», dice Stefano Fassina, che da buon sovranista ha già notato un complotto. Ma è la Montanari ad accendere le polveri con una dichiarazione rilasciata al Fatto Quotidiano: “Ritengo di fatto del tutto ingiustificata la bocciatura del bilancio che getta un’azienda che dà lavoro a oltre 11mila romani in una situazione di precarietà che prelude a procedure fallimentari. Non è per me più possibile condividere le azioni politiche e amministrative di questa Giunta”. “Do la solidarietà ai lavoratori dell’azienda e a tutti quelli che si sono sforzati sino ad ora per costruire e non per distruggere.

A chiudere la serata arriva la nota di Lemmetti: “Gli allarmismi su Ama sono del tutto infondati e ingiustificati. L’azienda resterà pubblica e va verso un risanamento reale, mettendo al centro il servizio ai cittadini. Escludo categoricamente che Ama abbia bisogno di un concordato o di altre procedure concorsuali. Quando è servito abbiamo avuto il coraggio di intraprendere quella strada. Non è il caso di Ama”.