Politica

Tutte le bufale di Travaglio sulla TAV Torino-Lione

Il governo del Cambiamento dimostra di essere sempre più spaccato sulla Torino-Lione. Salvini va in visita ai cantieri, il ministro Toninelli risponde dicendo che non gliene frega nulla di andare a Lione con un buco inutile nella montagna. La Lega si schiera a fianco degli imprenditori che chiedono la realizzazione dell’opera e il vicepremier Di Maio ci fa sapere che lui non pensa a buchi per collegare l’Italia con la Francia ma a collegare tra loro gli italiani.

Travaglio e l’interscambio commerciale tra Italia e Francia

A difendere il MoVimento 5 Stelle in questo momento di difficoltà, aggravato dalla questione dell’autorizzazione a procedere per Salvini all’esame del Senato, per fortuna c’è Marco Travaglio. Il direttore del Fatto Quotidiano prima a Di Martedì due giorni fa e poi a Otto e Mezzo ieri è tornato in campo contro il TAV ricordando che nel contratto di governo c’è scritto che l’esecutivo si impegna a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia e che quindi i malumori di Salvini non sono affatto giustificati. Ed è vero, ma nel contratto di governo si leggono anche cose come «senza un’adeguata rete di trasporto ad alta capacità non potremmo mai vedere riconosciuto il nostro naturale ruolo di leader della logistica in Europa e nel Mediterraneo». Il collegamento tra Torino e Lione (e più in generale il Corridoio Mediterraneo) è proprio parte di una rete di trasporto ad alta capacità per le merci.

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Il Corridoio Mediterraneo all’interno della quale è inserita la Torino-Lione

Lo sa il governo e lo sa anche Marco Travaglio. Qualche mese fa, a novembre 2018, il direttore del Fatto ci informava che il Tav «è un treno, treno ad alta velocità, si chiama il Tav, non la Tav si che è un treno merci e che quindi tutti quelli che vogliono salirci sopra non ci saliranno mai, perché è un treno per le merci». Secondo Travaglio «il Tav non c’entra nulla con i passeggeri» e che solo successivamente al primo progetto si è deciso di puntare sull’alta capacità. Curiosamente lo stesso concetto espresso nel contratto di governo (non votato dagli elettori). E non è del tutto esatto perché una delle caratteristiche della Torino Lione è quella di essere «una linea mista con specifiche tecniche d’interoperabilità» ovvero una linea dove possono viaggiare sia treni merci che treni passeggeri veloci. Ieri invece Travaglio ha ribadito un altro concetto, le merci possono già andare in Francia via treno sulla linea Torino-Modane (nota anche come ferrovia del Frejus, chissà perché Travaglio non usa questo nome) che però non solo ha il problema di essere stata realizzata a metà Ottocento (benché ammodernata tra il 2003 e il 2011) ma presenta anche una notevole pendenza che rende più difficile (e più lento) il trasporto delle merci. La linea attuale ha una pendenza del 30 per mille, la Torino Lione avrà una pendenza del 12 per mille.

La ferrovia che c’è già è sottoutilizzata perché non è adatta alle esigenze del mercato

Travaglio poi tira fuori un altro argomento fantastico: i treni che partono vuoti perché non ci sono merci da caricare. Secondo l’avvocato (d’ufficio) del governo dell’Avvocato del Popolo questo significa che realizzare un’altra linea ferroviaria è inutile perché se non ci sono merci da trasportare in Francia allora non ha senso spendere soldi per un progetto che “tutti sanno che è inutile”. È un ragionamento che però non tiene conto di due fattori, il primo è che il fatto che la ferrovia attuale sia sottoutilizzata è dovuto anche ai costi e alla lentezza del sistema di trasporto. Il secondo è che le merci ci sono, solo che vengono trasportate in Francia su gomma.

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I dati dell’interscambio commerciale tra Italia e Francia [Fonte: Ministero dello Sviluppo Economico]

Il 93% delle merci viene infatti trasportato sulla rete autostradale; tant’è che è in corso di realizzazione il raddoppio del tunnel autostradale del Frejus, senza che Travaglio abbia nulla a che ridire. Sono oltre 3,5 milioni i veicoli pesanti che attraversano il confine e solo il 7% delle merci viaggia su ferro, una condizione che nel contratto di Governo si vuole invertire in nome di una mobilità sostenibile. Secondo l’Osservatorio sulla Tav questo avviene non tanto perché gli scambi commerciali con la Francia siano ridotti (i dati del MISE dimostrano un aumento dell’interscambio commerciale verso i cugini francesi) quanto perché «non esiste più una ferrovia che risponda alle esigenze del mercato». Come faccia Travaglio a sapere che una volta aperta una nuova strada le merci continueranno a non esistere (stante il fatto che già c’è una domanda da parte degli imprenditori della logistica) rimane un mistero. I dati mostrano una cosa diversa, ovvero che il traffico commerciale con la Francia è in aumento e ha raggiunto i 44 milioni di tonnellate nel 2017. Travaglio poi dice che il traffico merci verso la Spagna continuerà a passare per Ventimiglia, ma anche questo non è affatto scontato una volta che verrà ultimato il Corridoio Mediterraneo di cui la Torino-Lione è parte integrante e che collegherà l’Est e l’Ovest dell’Europa mediterranea.

Tutto quello che Travaglio non ha capito sul TAV Torino-Lione

Da mesi il Direttore del Fatto sostiene che non è stato scavato un solo millimetro del tunnel e che quindi di fatto chiudere i cantieri non lascerebbe nessun buco inutilizzato nella montagna. A parte il fatto che sono già stati spesi oltre 1,4 miliardi in studi, progetti ed opere finanziati per metà dall’Unione Europea e al 25 per cento a testa tra Italia e Francia in realtà sono già stati scavati 25 km di gallerie. È vero, non si tratta di scavi per la realizzazione delle due canne del tunnel (ovvero dove passeranno effettivamente i treni) ma sono in ogni caso opere necessarie non solo alla realizzazione del traforo (come i tunnel geognostici “esplorativi”) ma anche al suo successivo funzionamento e che quindi faranno parte del tunnel di base. Travaglio poi dice che non ci sono penali, ed è vero, e che non si dovranno nemmeno restituire i soldi del finanziamento europeo perché si tratta di denaro che arriverà una volta realizzata l’opera. Ma non è vero perché come ha detto il presidente dell’Osservatorio per l’Asse ferroviario Torino-Lione Paolo Foietta «l’Europa ha inoltre già assegnato una prima tranche di 813 milioni di euro di finanziamento, nell’ambito del programma Tent-T 2015-2019».

C’è poi l’argomento principe del grillismo: non possiamo fare le grandi opere perché tutti ci mangiano sopra e i costi aumentano a dismisura (Travaglio per comodità li fa aumentare del 40%). A parte che ora abbiamo la Legge Spazzacorrotti e il M5S al governo a vigilare anche su questo aspetto o Travaglio ha la sfera di cristallo o si tratta di semplici elucubrazioni. Delle due l’una: o si ammette che il Cambiamento non è tale o si ammette che forse è possibile contenere i costi entro i 15 miliardi (totali) del progetto. Travaglio dice che il Tav costerà 20 miliardi, e lo stesso dice anche l’analisi del commissario Ponti commissionata dal Governo attuale (e non è la prima analisi costi-benefici, ma la nona). La differenza sta nel fatto che mentre per Travaglio gli extra-costi sono dovuti sostanzialmente a chi mangia sopra le opere nell’analisi di Ponti vengono dalla scelta di considerare il minor gettito dovuto alle accise sulla benzina in virtù dello spostamento delle merci da gomma a ferro. Ma non vengono calcolati i benefici ambientali dovuti al minore inquinamento che nelle precedenti costi-benefici venivano stimati pari a 11 miliardi (contro i 6,3 di perdite derivanti dalle accise). Travaglio non lo dice, forse perché sa che il governo abolirà le accise come scritto nel contratto?

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Infine Travaglio rinfaccia a Delrio che «l’ultima volta che ho discusso con lei in televisione mi stava raccontando della bontà del ponte sullo Stretto» invitando i telespettatori ad andare a guardarsi la registrazione. In realtà in quella puntata di Di Martedì dell’8 ottobre 2016 Delrio stava parlando dell’alta velocità al Sud utilizzando un ragionamento analogo a quello fatto da Di Maio ieri sulla Roma-Pescara. L’allora ministro dei trasporti diceva che era inconcepibile che per andare in treno da Palermo a Roma ci volessero 10 ore, anche se si stava parlando della trovata di stampo elettoralistico di “rilanciare” l’idea del collegamento tra la Sicilia e la Calabria. Travaglio però dice il vero quando sostiene che Matteo Renzi fosse contrario alla TAV e che la considerasse – proprio come Di Maio e Toninelli – inutile. In un passo del suo libro “Oltre la rottamazione” (2013) l’ex premier scriveva: «Non esiste il partito delle grandi opere. Non credo a quei movimenti di protesta che considerano dannose iniziative come la Torino-Lione. Per me è quasi peggio: non sono dannose, sono inutili. Sono soldi impiegati male».