Economia

La storia della penale da pagare per lo stop al TAV Torino-Lione

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«Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». Poche parole al punto numero 27 del Contratto di Governo tra M5S e Lega Nord per dire che il no al TAV non è poi così netto e definitivo. Il rischio, temono i comitati della Val di Susa e i No Tav, è che alla fine quello che oggi sembra un nì possa diventare un sì.

Non esistono penali ma investimenti da restituire

A mettersi di traverso sull’ipotesi di fermare definitivamente i lavori per la linea ferroviaria Torino-Lione c’è soprattutto l’ipotesi di una “penale” da pagare per l’interruzione dei lavori. Chi ha usato per primo il termine penali? I No Tav accusano il Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e il commissario Paolo Foietta di aver detto «si dovrebbero pagare 2 miliardi di penale, tanto quanto costa costruire il tunnel di base!». Una bufala hanno subito detto i No Tav  ma nell’articolo di Repubblica il riferimento alla penale da due miliardi non è un virgolettato attribuito a Chiamparino e nemmeno Foietta ha parlato di penali.

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Altri invece hanno parlato di “costi” e soldi da restituire. Ad esempio il 18 maggio Stephane Guggino, delegato generale del comitato della Transalpine, ha detto «la Francia ha sbloccato dei crediti, l’Europa ha fatto altrettanto. Se si decide unilateralmente di sospendere il progetto, di chiudere il cantiere, ciò comporterebbe necessariamente la conseguenza che il Paese che si ritira rimborsi all’Europa e al suo partner francese le somme che hanno speso».  Si parla di una cifra intorno ai due miliardi di euro, ma il calcolo non è stato fatto con precisione.

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Di penale ha però parlato ieri il vicepresidente della regione Auvergne-Rhône-Alpes (la regione francese che sta dall’altra parte del tunnel) Etienne Blanc che ha detto «Viste le penali da pagare, per l’Italia sarebbe più costoso interrompere i lavori che proseguirli fino alla fine come concordato». Nessuna penale del resto è prevista né dai trattati stipulati tra Italia e Francia (nel 2001, 2012 e 2015) né da quello con l’Unione Europea del 2015. Blanc quindi ha sbagliato a parlare di penali e già il presidente dell’Osservatorio per l’Asse ferroviario Torino-Lione Paolo Foietta aveva precisato la settimana scorsa che i costi da sostenere in caso di stop ai lavori derivavano dall’obbligo di restituire i finanziamenti già concessi. Foietta spiegava che sono già stati investiti «oltre 1,4 miliardi in studi, progetti ed opere finanziati per metà dall’Unione Europea e al 25 per cento a testa tra Italia e Francia.

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L’Europa ha inoltre già assegnato una prima tranche di 813 milioni di euro di finanziamento, nell’ambito del programma Tent-T 2015-2019». All’AGI Foietta ha confermato che non esistono penali e di non averne mai parlato (al contrario di quello che dicono i No Tav). Di fatto c’è la possibilità che la UE (che ha investito 700 milioni di euro) e la Francia (che ne ha messi 350 milioni) possano chiedere indietro i soldi qualora l’Italia si ritirasse unilateralmente. Anche gli 813 milioni del programma Tent-T andrebbero restituiti, non essendo concesso il cambio di “destinazione d’uso”.

Il tradimento dei No Tav Terzo Valico

A questi vanno aggiunte le eventuali cause intentate dalle aziende che hanno vinto gli appalti e i costi dei lavori di chiusura e messa in sicurezza dei cantieri. Però Di Maio ha parlato di “ridiscutere” il progetto e quindi c’è la possibilità che si arrivi ad un accordo. Ma che accordo ci può essere tra due parti dove una vuole proseguire mentre l’altra non accetta compromessi e dice unicamente “no”?  È questo il grande dilemma del nuovo governo e soprattutto sarà questo il problema che il MoVimento 5 Stelle dovrà affrontare nei prossimi mesi. La speranza per ora è che le castagne dal fuoco le levino proprio i francesi, vista la freddezza dimostrata da Macron nei confronti del progetto della Torino-Lione.

Se in Val di Susa si combattono le fake news e sperano che il governo riesca nel suo intento altri No Tav, quelli del Terzo Valico si sentono traditi dal MoVimento. Quelli del no al Terzo Valico dei Giovi (TAV Tortona-Novi Ligure-Genova) ricordano a Di Maio di quando aveva promesso di fermare anche quella tratta ferroviaria. In campagna elettorale Di Maio disse che il Terzo Valico “andava messo da parte” e gli andava preferito “il potenziamento della linea attuale Genova-Milano”. Promesse a quanto pare dimenticate perché se nelle bozze del contratto c’era “l’impegno al completamento dell’opera” nella versione definitiva del Terzo Valico non si parla proprio. E i No Tav liguri temono che il MoVimento abbia usato il Terzo Valico come merce di scambio con la Lega (sia i leghisti che il Presidente della Liguria Toti sono favorevoli all’opera) per ottenere qualche poltrona.

Foto copertina via Facebook.com

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