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Sentenza Raggi: come il M5S vuole sopravvivere al 10 novembre

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La sentenza Raggi arriverà il 10 novembre: tra due giorni si saprà se la sindaca, accusata di falso dalla procura di Roma nella vicenda della nomina di Renato Marra al dipartimento del commercio, dovrà lasciare la carica perché condannata. E anche se le sensazioni su un’assoluzione ci sono e sono molto forti – c’è addirittura chi pronostica un secondo comma dell’articolo 530 C.P.P., ovvero un’insufficienza di prove – il MoVimento 5 Stelle comincia a prepararsi all’Apocalisse, ovvero all’eventualità che per la prima cittadina arrivi una sentenza di condanna.

Sentenza Raggi: come il M5S vuole sopravvivere al 10 novembre

Proprio per questo in Campidoglio si comincia a ragionare sugli scenari alternativi. Uno, in particolare, è visto come il fumo negli occhi: la vittoria della Lega alle elezioni dopo la caduta della Giunta Raggi. La Lega ha già chiesto le dimissioni di Virginia e prepara due candidate alternative come Barbara Saltamartini o Giorgia Meloni: la seconda ipotesi, che ha ventilato apertamente lo stesso Salvini, porterebbe a uno sconquasso che potrebbe coinvolgere anche la maggioranza di governo, che già traballa a causa della segnalazione ai probiviri dei cinque senatori che non hanno votato la fiducia al governo sul Decreto Sicurezza.

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La chat tra Virginia Raggi e Raffaele Marra (La Stampa, 23 giugno 2017)

La poltrona del Campidoglio è troppo importante per il M5S, specialmente adesso che anche Torino è sempre più in bilico (e la Appendino rischia un processo simile a quello della Raggi per i fatti di piazza San Carlo). E così oggi circolano due ipotesi di chiusura della questione Roma che si aprirebbe con una eventuale (e non scontata) condanna della sindaca. Una possibilità sono le dimissioni immediate della prima cittadina ai sensi dello statuto M5S. Le dimissioni andrebbero confermate dopo 20 giorni e porterebbero la città, dopo un periodo di commissariamento, al voto nella prossima primavera. E alla sconfitta del M5S, che ha già ricevuto segnali inequivocabili dal voto nei municipi e da quello delle Regionali.

Il M5S vuole rimanere al governo di Roma anche in caso di condanna di Raggi

Questa strategia, che rappresenterebbe una conferma delle regole del MoVimento 5 Stelle proprio mentre si comincia a lavorare attorno all’ipotesi di cambiarle, non manderebbe a casa solo Virginia Raggi. Anche i consiglieri comunali al loro secondo mandato (Daniele Frongia, Marcello De Vito, Enrico Stefàno) si troverebbero a concludere la loro esperienza politica nel MoVimento 5 Stelle e a non potersi più ricandidare con i grillini. Non solo: anche molti che oggi sono consiglieri comunali nella scorsa consiliatura avevano fatto i consiglieri municipali. Quindi sono al secondo giro e automaticamente vengono esclusi dal terzo. Inutile dire che i nomi corrispondono alle personalità più in vista del M5S romano e per i grillini significherebbe dover ripartire da zero. Il che sarebbe il minimo visto il completo fallimento nei due anni e mezzo dell’amministrazione Raggi sui due temi che considerava prioritari: i rifiuti (e la città è ridotta una monnezza) e i trasporti (e gli autobus nonostante il concordato continuano a non passare mai).

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Raffaele Marra con Salvatore Romeo

E allora eccola, la seconda ipotesi: l’autosospensione. Sarebbe questa, racconta oggi Repubblica Roma, la soluzione preferita dai vertici del M5S: la sindaca si dovrebbe autosospendere dal Movimento in attesa del II grado o delle motivazioni dell’eventuale condanna. Formalmente resterebbe sindaca di Roma ma per lo stesso atto dovrebbero passare i 28 consiglieri di maggioranza che, in solidarietà alla sindaca dovrebbero sospendersi dal M5S. Una volta autosospesisi tutti dal M5S i grillini potrebbero continuare a governare (si fa per dire) la città, anche in barba agli impegni e alle promesse fatte durante la campagna elettorale, anche confidando sul fatto che il reato di falso per cui è imputata la sindaca non comporta l’incompatibilità secondo la legge Severino.

L’autosospensione furbetta dal M5S

Le due ipotesi, a ben guardare, si potrebbero incrociare con una certa raffinatezza diabolica: la sindaca potrebbe annunciare o dare direttamente le dimissioni subito dopo la sentenza in caso di esito negativo e poi, alla vigilia del ventesimo giorno, scegliere la via dell’autosospensione dal MoVimento 5 Stelle per salvare la poltrona sua e dei consiglieri che andrebbero a casa in caso di dimissioni effettive. Certo, la decisione farebbe ridere chi ricorda l’atteggiamento dell’intero M5S Roma e della sindaca stessa nei tempi in cui era all’opposizione. Ma visto che ci sono l’ILVA, il TAP, il MUOS e prossimamente la TAV lì sul tavolo, fatto trenta si può fare tranquillamente tremilatrentuno.

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via Twitter.com https://twitter.com/virginiaraggi/status/643179516857327616

A quel punto alla Raggi non resterebbe che resistere, resistere, resistere in attesa di qualcos’altro o di tentare un difficilissimo rilancio dell’azione amministrativa che oggi fa acqua da tutte le parti. I romani sentitamente ringrazieranno.

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