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Municipi III e VIII: la capocciata di Roma al MoVimento 5 Stelle

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I volti di Roberta Capoccioni, Roberta Lombardi e Marcello De Vito servono a sintetizzare la sconfitta più cocente subita dal MoVimento 5 Stelle Roma da quando partecipa alle elezioni: il vento è cambiato, sì, e si sente soprattutto al Municipio III, dove con audacia e sprezzo del ridicolo i grillini hanno candidato la presidente uscente che era riuscita a inimicarsi ben quattro consiglieri eletti fino a far cadere la sua giunta.

Municipi III e VIII: la capocciata di Roma al MoVimento 5 Stelle

All’epoca del voto a piazza Sempione la Capoccioni, sventolando un volantino di Roberta Lombardi, disse che la sua caduta era tutto un complotto contro la candidata governatrice del Lazio; poi la Lombardi ha (rovinosamente) perso e anche lei ieri è riuscita nell’impresa di arrivare terza: il 24 giugno  sarà ballottaggio tra il candidato presidente del centrosinistra, Giovanni Caudo, e lo sfidante di centrodestra, Francesco Maria Bova. Al 92% delle sezioni scrutinate (169 su 183), infatti, Caudo è in testa con il 41,35% dei voti, seguito da Bova con il 34%,18: i due si sfideranno per la carica di minisindaco il prossimo 24 giugno. Al terzo posto, fuori dai giochi e dal ballottaggio, la ex presidente, candidata del M5S, è rimasta ferma al 19,49%. Meno del 20%: una scoppola identica a quella presa dal PD di Renzi alle elezioni del 4 marzo.

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Della sconfitta nel III Municipio è pienamente responsabile l’ala “lombardiana” del MoVimento 5 Stelle Roma, che si è intestardita senza alcuna logica prima nella difesa aprioristica e ridicola della Capoccioni nonostante l’evidente incapacità politica e amministrativa ben provata anche dalle dichiarazioni rilasciate a caldo a Repubblica Roma:  «Ho la coscienza a posto – esclama al telefono da casa di amici commentando il misero 20% – ho fatto tutto quello che era nelle mie possibilità». L’esito del voto però, secondo Capoccioni, «non corrisponde a una bocciatura per il Movimento – afferma – noi avevamo una lista di 25 persone nuove alla politica, gli altri almeno 100 candidati esperti, è un rapporto di 1 a 4 che chiaramente ci penalizza con un’affluenza così bassa».

La bocciatura del M5S Roma

Invece il voto nei municipi rappresenta una bocciatura fragorosa per l’amministrazione M5S: dopo oltre la metà delle sezioni pervenute nell’VIII municipio, della Garbatella, il candidato del centrosinistra Amedeo Ciaccheri, che a questo punto potrebbe vincere al primo turno, ha il 54% dei voti; dopo di lui quello del centrodestra Simone Foglio con circa il 25%; al ‘terzo posto’ il pentastellato Enrico Lupardini con il 13%. Qui il M5S era caduto senza nemmeno l’umiliazione del voto in aula: il presidente allora grillino Paolo Pace si era dimesso perché la sua maggioranza bloccava ogni sua iniziativa politica.

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Poi il lungo commissariamento prima del voto, durante il quale la Giunta Raggi ha confermato i progetti di Pace, compresi gli ex mercati generali attorno ai quali nel MoVimento si era sviluppata una polemica risibile tra chi voleva bloccare i lavori per tutelare papere e germani e chi, dotato di senno, faceva notare che a iter autorizzativo ormai concluso era impossibile farlo senza finire nei guai. Alla fine le vicende municipali all’VIII hanno dimostrato l’assoluta incapacità da parte del M5S a gestire anche il conflitto interno: un candidato considerato sgradito ma che era nella lista dei consiglieri è uscito qualche giorno prima della presentazione ufficiale senza alcuna motivazione. Lui ha fatto finta di niente salvo poi attaccarsi alla contestazione dell’accordo Lega-M5S. Perché i grillini sono così.

Ma è colpa delle amministrazioni precedenti

Forse in qualche modo avvertito della scoppola in arrivo, negli ultimi giorni di campagna elettorale i grillini sono andati all’attacco della Regione Lazio, incolpandola degli scarsi, quando non nulli risultati dell’amministrazione su rifiuti e trasporti. La tattica kamikaze e disperata non ha dato però i frutti sperati, salvo far uscire altra bava dalla bocca dei piccolifàns che gironzolano su Facebook a dare la colpa alle amministrazioni precedenti. La cittadinanza di Roma, fregandosene altamente della luna di miele del paese con il governo Conte, ha spiegato ai grillini che questi due anni passati a postare su Facebook sono abbastanza per giudicarli. E il giudizio è negativo.

Roberta Capoccioni e Marcello De Vito nel 2013 ad una manifestazione del M5S a Roma (Fonte: Facebook.com)

La non-vittoria del PD Roma

Per le municipali di ieri soltanto un elettore su quattro si è preso la briga di presentarsi alle urne. Il dato definitivo sull’affluenza — allo scoccare delle 23 alle urne ha fatto capolino soltanto il 27% degli aventi diritto — segna un nuovo record al ribasso. Nel III ha votato il 26,5% dei residenti, al VIII il 27,94%. Alle amministrative del 2016, la tornata che garantì alla sindaca Virginia Raggi lo scranno più prestigioso del Campidoglio, l’affluenza si attestò al 52,4% a Montesacro e al 50,6% alla Garbatella. Ma non è per l’affluenza che anche il Partito Democratico di Roma non può dirsi vincitore delle elezioni.

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Perché il professor Caudo che oggi accede al ballottaggio e Ciaccheri che con un clamoroso exploit forse riuscirà addirittura a portare a casa il risultato al primo turno non sono per niente un prodotto della classe dirigente romana: entrambi hanno sconfitto alle primarie i candidati indicati dai renziani della Capitale grazie all’appoggio di Nicola Zingaretti. Il PD Roma è riuscito nel miracolo di riuscire a perdere le sue primarie anche se oggi i suoi azionisti di maggioranza esultano per la sconfitta dell’odiata Raggi, ottenuta grazie alla sconfitta dei candidati che aveva designato per il governo municipale.

pd roma

Forse dopo l’esultanza sarà finalmente il momento della presa di coscienza: dopo la vittoria per il governatore in Regione ecco quella nei due municipi, a testimoniare che ci vuole qualcosa di diverso rispetto agli ultimi cinque anni di gestione del PD Roma per tornare a vincere nella Capitale. Ma è probabile che oggi invece chi scrive e cancella post di esultanza per la condanna dell’ex sindaco Marino penserà di aver vinto per merito del suo apporto. E tutto rimarrà ancora una volta come prima.