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I dispetti incrociati tra Francia e Italia sulla pelle delle persone

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Qualche giorno fa il premier di Malta Joseph Muscat ha fatto sapere che il ministero dell’Interno ha tradito l’impegno preso dal governo italiano sui 49 naufraghi della Sea Watch e della Sea Eye che hanno passato Natale, Capodanno ed Epifania in acqua mentre i leader europei giocavano a rimpiattino a terra. Dal Viminale non è arrivata nessuna reazione, risposta o smentita mentre tornavano a mente le parole di Salvini a Di Maio e Conte che avevano dato l’ok ad accoglierne 15.

I dispetti incrociati tra Francia e Italia sulla pelle delle persone

Oggi però il ministero dell’Interno fa sapere che la Francia ha comunicato che “prenderà solo persone che hanno bisogno di protezione e non migranti economici e ha aggiunto che appoggerà l’Italia per chiedere rimpatri più efficaci in alcuni paesi africani a partire dal Senegal”. E chiude il comunicato così: “Ora ci si aspetta che Parigi dimostri con i fatti la sua buona volontà, collaborando per rimpatriare al più presto decine di senegalesi irregolari che si trovano in territorio italiano”.

L’annuncio del governo arriva proprio dopo lo scoppio della crisi diplomatica con richiamo dell’ambasciatore francese alimentata dalle battutine sul pene piccolo di sottosegretari di un certo livello che hanno studiato diplomazia all’Università della Strada.  All’epoca, dopo un interessamento della Chiesa, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dichiarò pubblicamente che l’Italia ne avrebbe accolti 15, impegnandosi insieme a Germania, Francia, Portogallo, Irlanda, Romania, Lussemburgo e Olanda. Conte aveva detto di avere l’intenzione di far sbarcare 15 persone dalla SeaWatch, senza spezzare i nuclei familiari e correggendo la “generosa offerta” di Di Maio su donne e bambini. Poi è arrivato Salvini a far saltare tutto. Oggi è Parigi invece a fare i dispetti. Sulla pelle degli altri.

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