Fact checking

Come Salvini frega i suoi elettori sbandierando gli sbarchi fantasma che nascondeva quando era ministro

Da giorni il senatore della Lega continua a ripetere una famosa citazione di Lincoln: «Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre». Curioso: Salvini è quello che per quattordici mesi ha fatto credere agli italiani che i porti fossero chiusi e che oggi scopre che i migranti sbarcano lo stesso anche senza ONG

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Sai cosa c’è? Da quando Matteo Salvini ha lasciato la poltrona del Ministero dell’Interno si è accorto che esistono gli sbarchi fantasma. Eppure in quei quattordici mesi in cui il ministro-papà lavorava per gli italiani la questione non sembra averlo preoccupato più di tanto. Il problema vero erano le ONG, i vicescafisti che si arricchiscono con il traffico dell’immigrazione clandestina. Comodo specchietto per le allodole da bloccare e tenere al largo con la strategia fallimentare dei porti chiusi. Il tutto mentre le bagnarole degli scafisti arrivavano tranquillamente (e indisturbate) in porto.

Perché Salvini parla degli sbarchi fantasma?

Da un paio di giorni il leader della Lega martella sul numero degli sbarchi. Ieri a Mattino 5 si lamentava che degli sbarchi fantasma degli ultimi giorni  spiegava che «l’Europa si prende solo chi scappa dalla guerra, gli altri se li deve tenere l’Italia, e sono l’80%. Con il governo del tradimento, solo sabato ci sono stati 250 sbarchi sulle nostre coste». Oggi durante una diretta Facebook Salvini si è complimentato per i grandi successi del governo Conte: «pensate che solo in questo mese di settembre sono già sbarcati quasi 1000 immigrati in Italia, più che nei primi cinque mesi dell’anno con la mia politica dei porti chiusi».

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Per Salvini insomma è colpa del governo se ora torneremo ad avere “i bivacchi nelle stazioni italiane” come due anni fa e saremo nuovamente invasi dagli immigrati. Il problema è che – come al solito – il senatore leghista non racconta tutta la verità. Partiamo dai dati resi pubblici dal Ministero dell’Interno. Nel grafico qui sotto ci sono due dati, in blu il numero di migranti sbarcati nel settembre del 2018 e in rosso il numero di migranti sbarcati quest’anno. Come si può notare anche l’anno scorso, quando Salvini era ministro i migranti sbarcavano senza troppi problemi in numeri assolutamente comparabili a quelli di oggi.

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Fonte: Ministero dell’Interno

Anche un confronto su base mensile ci mostra il trucco di Salvini. Se da un lato è vero che il numero di sbarchi di settembre (siamo a metà mese) è già superiore a quello dell’anno precedente dall’altro si capisce bene come mai Salvini ci tenga a fare il confronto con i primi cinque mesi dell’anno (quando per altro le condizioni  meteo sono meno favorevoli per le partenze e la traversata).

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Perché nei mesi di giugno, luglio e agosto 2019, quando Salvini era ancora ministro (lo è stato fino al 4 settembre) la media degli sbarchi è stata di mille persone al mese. Ci sono poi da calcolare quelli sbarcati nello stesso periodo del 2018, quando Salvini era già ministro del governo Conte. La prova che Salvini  non ha mai chiuso i porti, volendo, è tutta qui. Ma naturalmente quando era al governo faceva comodo far pensare che gli unici migranti ad arrivare fossero quelli a bordo delle navi delle ONG (o della Guardia Costiera).

Quanti migranti sono sbarcati sotto il naso degli italiani mentre Salvini era al Viminale

In totale, spiegava Matteo Villa dell’ISPI su Twitter, durante la gestione Salvini dei “porti chiusi” sono sbarcati 8.397 migranti. Sono tanti? Sono pochi? Non è a questo punto rilevante. Di sicuro c’è stata una diminuzione degli sbarchi, ma quegli ottomila “clandestini” arrivati in Italia sono la prova che Salvini i porti li ha chiusi solo su Twitter. La logica conseguenza di questa criminalizzazione delle ONG è che molti italiani pensano che i migranti arrivino solo con le navi delle organizzazioni non governative.

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Credits: Matteo Villa via Twitter.com

Non è vero: dal primo gennaio al 2 settembre 2019 sono sbarcati 4.553 migranti (tutti mentre Salvini era al governo) e solo 472 sono arrivati a bordo delle imbarcazioni delle ONG. Gli altri? O a bordo di navi della Guardia Costiera e della Marina Militare oppure – nella maggior parte dei casi – direttamente a bordo dei gommoni. Emblematici i casi degli sbarchi che avvenivano giornalmente mentre Salvini faceva il duro con la Sea Watch capitanata da Carola Rackete.

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Credits: Matteo Villa via Twitter.com

A Salvini interessava creare dei “casi” e aprire dei fronti di crisi per mostrare che stava facendo davvero qualcosa per contrastare l’immigrazione. Nella realtà, fuori dai tweet e dai proclami minacciosi delle dirette è accaduta un’altra cosa. Nella maggior parte dei casi di “crisi” i migranti che erano a bordo delle navi delle ONG sono sbarcati in Italia (quindi Salvini non è riuscito a bloccarle). Ma la stragrande maggioranza dei migranti arrivati in Italia nel 2019 durante la gestione Salvini è arrivata senza far rumore. Semplicemente sono entrati. Nel frattempo Salvini ha fatto in modo che il 57% di coloro che partivano dalla Libia venisse riportato indietro (in un paese in guerra) e soprattutto non è riuscito a diminuire il numero delle partenze in maniera proporzionale agli sbarchi. Questo significa che oltre ai migranti riportati in Libia sono aumentati anche i migranti morti durante la traversata (sia in termini assoluti che in percentuale). Ma soprattutto mentre Salvini parla del lucroso business delle ONG (come mai non parla di quello dei veri scafisti invece?) è stato dimostrato che la presenza delle navi delle organizzazioni umanitarie non costituisce affatto un fattore di attrazione (pull factor) per le partenze. Un’altra bufala sovranista, diffusa da gente come Mario Giordano e Luca Donadel e rilanciata da Salvini (ma anche da Di Maio).

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