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Nave Gregoretti: così Matteo Salvini tiene in ostaggio 140 migranti per fare il bullo con l’Unione Europea

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Forte del salvacondotto garantitogli dal M5S che ha votato a favore dell’immunità per l’accusa di sequestro di persona anche quest’estate Salvini è pronto per un nuovo “caso Diciotti“. La “nuova” Diciotti si chiama Nave Gregoretti (CP 920) ed è un’unità navale della Guardia Costiera italiana. Ieri Nave Gregoretti ha accolto a bordo i 140 migranti tra i quali i cinquanta salvati dal peschereccio battente bandiera italiana Accursio Giarratano.

Come Nave Gregoretti potrebbe diventare il nuovo “caso Diciotti”

Questa volta i migranti non sono stati soccorsi dall’imbarcazione di una Ong ma da un vascello commerciale autorizzato alla pesca d’altura che non ha fatto altro che applicare quanto previsto dal codice di navigazione e dalle convenzioni internazionali. Non che cambi di molto la questione ma si tratta di un dettaglio su cui il ministro dell’Interno ha molto insistito in questi tredici mesi di governo. I porti sono chiusi per le Ong ma aperti per tutti gli altri. A maggior ragione dovrebbero esserlo per una nave della nostra Guardia Costiera, ma Matteo Salvini è di diverso avviso.

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Perché Matteo Salvini ha fatto sapere come stanno le cose dal suo punto di vista. «Ho dato disposizione che non venga assegnato nessun porto prima che ci sia sulla carta una redistribuzione in Europa di tutti i 140 migranti a bordo». Naturalmente 140 persone non rappresentano un problema per il nostro Paese. Il 19 luglio ne sono sbarcate 111 e tra il 24 e il 25 luglio sono sbarcate in Italia 152 persone. Su di loro nessun clamore, nessuna minaccia di tenerle a mollo (in totale sono 810 i migranti sbarcati a luglio). Ieri 118 persone sono approdate a Lampedusa in quattro distinti sbarchi. Ma purtroppo per coloro che si trovano a bordo di Nave Gregoretti oggi Salvini si è svegliato con la voglia di farci vedere quanto lo rispettano in Europa.

L’unico blocco navale che Salvini sa fare è quello delle navi della Guardia Costiera

Dal canto suo la Commissione Europea ha reso noto che «questa mattina ha ricevuto dall’Italia una richiesta di svolgere un ruolo di coordinamento attivo per facilitare lo sbarco dei migranti soccorsi che si trovano attualmente a bordo della nave della Guardia costiera italiana Gregoretti». La Commissione ha precisato che «come già fatto in molti casi simili in passato» Bruxelles «prenderà ora contatti con gli Stati membri». Al momento infatti la gestione dei flussi migratori è una materia di competenza esclusiva dei singoli stati e il regolamento di Dublino, quello che la Lega e l’attuale Governo non si sono mai presi la briga di voler ridiscutere con i partner europei parla di una redistribuzione dei richiedenti asilo su base volontaria. Non esiste infatti un meccanismo automatico di quote, anche a causa della ferma opposizione dei paesi del Gruppo di Visegrad, i migliori alleati della destra sovranista italiana da Salvini a Giorgia Meloni.

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A complicare la situazione c’è il fatto che che gli altri migranti a bordo della Gregoretti sono stati soccorsi da Nave Monte Sperone della Guardia di Finanza intervenuta su segnalazione di un peschereccio tunisino. L’operazione di salvataggio è stata completamente italiana. Ma il Viminale si ostina a non assegnare il Place of Safety. Al tempo stesso però né Salvini, né Danilo Toninelli e nemmeno Elisabetta Trenta (per quello che le può competere) stanno dicendo a Nave Gregoretti di portare i 140 migranti in Libia o in Tunisia. Eppure è quello che in genere dicono quando a salvare i migranti sono le imbarcazioni delle Ong.

Come Salvini ha tagliato fuori l’Italia dagli accordi per la redistribuzione dei migranti

Nel frattempo già vediamo iniziare post di persone che vogliono far arrestare per insubordinazione il comandante della Gregoretti, dello stesso tenore di quelli che avevano accompagnato il caso Diciotti. Salvini senza dubbio è attrezzato a gestire un’altra situazione di stallo, e cosa c’è di meglio che tenere 140 persone a bordo di una nave per giorni? Dal punto di vista della propaganda è una manna dal cielo.

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Ma Salvini dimentica una cosa: il 22 luglio i ministri degli Esteri e dell’Interno degli Stati membri dell’UE si sono trovati a Parigi per discutere la proposta di istituire un meccanismo di distribuzione dei migranti salvati nel Mediterraneo. Primo problema: Matteo Salvini non è andato a quell’incontro. Secondo problema: c’è un gruppo di 12 – 15 paesi europei (la maggioranza) che sarebbe d’accordo ad una redistribuzione dei migranti ma una delle condizioni che vengono poste è che questa avvenga dopo che è stato indicato un POS. Del resto le procedure di identificazione iniziano solo dopo lo sbarco e senza che i migranti siano stati identificati non si può procedere ad una redistribuzione. Se Salvini avesse voluto far sentire le proprie ragioni avrebbe potuto partecipare al vertice. Ma è molto più conveniente lavorare sul consenso interno che sulla reale soluzione dei problemi. Il rischio è sempre quello di essere indagato per sequestro di persona, ma il Capitano sa che il MoVimento 5 Stelle non potrà far altro che salvarlo, altrimenti smentirebbe sé stesso.

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