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“Parlateci del carabiniere ucciso”: i patridioti oggi hanno un nuovo mantra

Oggi bisogna concentrare tutte le energie per chiedere ai giornali (e ai radical chic) di parlare del “carabiniere ucciso a Roma”. Scritto proprio così, perché è troppa fatica scrivere il nome di Mario Cerciello Rega. E allora Bibbiano? Per oggi si può fare a meno di parlarne

Il vice brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega è stato ucciso questa notte con otto coltellate. Il ricercato e presunto colpevole è un uomo di origine nordafricana che ha aggredito il militare durante un intervento nel quale il vice brigadiere stava cercando di sventare un tentativo di “cavallo di ritorno” ad opera di due borseggiatori che avevano rapinato una ragazza. Il fatto è avvenuto  all’incrocio di fronte alla farmacia al civico 57 di via Pietro Cossa, nel quartiere Prati.

“Parlateci del carabiniere ucciso”: i patridioti oggi hanno un nuovo mantra

Improvvisamente i sovranisti hanno scoperto che l’unica notizia (beninteso, non la notizia del giorno) è quella del carabiniere ucciso. Daniela Santanchè ha subito strumentalizzato la vicenda durante un collegamento ad Agorà lamentandosi che alla notizia, della quale era uscito un flash d’agenzia solo alle 8:58 di questa mattina, non era stato dato sufficiente risalto. Ma l’onorevole di Fratelli d’Italia non è l’unica che si lamenta che del carabiniere ucciso “non si parli” o non si parli abbastanza. In pochi di quelli che si lamentano sembrano conoscere il nome del vice brigadiere  Mario Rega Cerciello.

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Esattamente come per Bibbiano l’importante è strumentalizzare la morte Mario Cerciello Rega per altri fini. Ad esempio attaccare i migranti e tutti coloro che “li difendono”. Anche se in realtà non risulta ci siano persone che difendono i migranti che delinquono, che è una bella differenza. Così come è assurdo pretendere che i giornali diano solo una notizia, sarebbe un po’ come dire che il Parlamento non si può occupare della vicenda Savoini perché deve occuparsi di Bibbiano oppure votare la fiducia.

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Fortunatamente le cose non si escludono. Ad esempio il Corriere della Sera ha pubblicato la notizia di una bambina morta sotto le macerie per salvare la sorella. Siccome il fatto è avvenuto ad Idlib (Siria) e quindi in qualche modo poteva avere a che fare con i poveri migranti che scappano dalla guerra subito è arrivato quello che ricordava l’omicidio del carabiniere. Notizia che il Corsera aveva già dato da un paio d’ore.

Perché oggi si deve parlare solo del “carabiniere ucciso”?

Non va meglio per un post pubblicato sulla pagina Facebook di RTL 102.5 intorno alle dieci di questa mattina. L’articolo è la foto di due nonne che tengono in braccio due bambini ospiti del centro di accoglienza di Campoli. Vista l’età dei protagonisti dello scatto è evidente che la notizia non ha nulla a che vedere con azioni o gesti criminali. Eppure i commentatori ritengono che la redazione avrebbe fatto meglio a parlare d’altro. Cosa? Ma del “carabiniere ucciso”, naturalmente.

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C’è quello che chiede “fateci vedere il carabiniere morto ammazzato” a Roma e precisa “ammazzato da questi che accogliamo”. Proprio quei due bambini di due anni? No, ma lo sappiamo tutti che tutti gli immigrati sono potenziali ladri, assassini e stupratori. Sul fatto che gli autori del commento siano proprio quelli che “accolgono” gli stranieri invece è concesso di dubitare.

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“Dopo quello che è successo stanotte… Pessima uscita” commenta un altro che ritiene che oggi non si debba parlare d’altro o meglio, che non si debba parlare di bimbi migranti o stranieri. Tutti colpevoli come quell’uomo di origine nordafricana che avrebbe ucciso Mario Cerciello Rega. Per tutti costoro non ha nome, non è importante perché diventa appunto uno strumento di propaganda.

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Perché è chiaro l’intento con cui viene pubblicato il post sulle nonne di Campoli. Lo ha scoperto un lettore che spiega che “serve a far impietosire” e si chiede come mai “non pubblicano le foto del carabiniere morto a causa di un africano”. Foro che nessun giornale ha pubblicato non perché c’è un complotto per nasconderle ma  per rispetto della vittima e della sua famiglia.

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Inutile dire che nessuno pensa di impietosire i patridioti con certe foto da Mulino Bianco. Non ci sono riusciti quelli che hanno pubblicato le foto dei bambini morti annegati in mare, figuriamoci se bastano due anziane signore con in braccio due bimbi stranieri. Anche perché non si può impietosire chi non è empaticamente predisposto a farlo.

 

C’è poi una particolare categoria di persone. Quella composta da chi si lamenta che i vari radical chic non abbiano ancora detto una parola “sui delinquenti che quotidianamente sponsorizzano”. Ma in realtà buonisti  come Roberto Saviano o Laura Boldrini avevano già pubblicato messaggi di cordoglio e richieste che i colpevoli vengano assicurati al più presto alla giustizia. Quella vera, non quella urlata e inesistente (perché non prevista dal nostro codice penale) dei lavori forzati che ha strillato oggi Salvini.

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Gli attacchi a quelli di sinistra possono essere diretti oppure più velati. C’è quello che ricorda che i buonisti sono quelli che “si levano il reggiseno per la Capitana” ma che però “si guardano bene dal digitare qualcosa sul carabiniere ucciso”.

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E poi c’è quello che di lavoro fa il portavoce di un europarlamentare della Lega che riesce a mettere assieme la morte di Carlo Giuliani con quella di Mario Cerciello Rega.

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