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Diciotti: Massimo Kothmeir e il complotto immigrazionista di Casa Pound

Da diversi giorni il comandante della nave Diciotti della Guardia Costiera, il Capitano di Fregata Massimo Kothmeir, è sotto attacco da parte dei soliti patridioti terrorizzati dall’invasione organizzata dei migranti. In particolare diversi fervidi sostenitori del nazionalismo e dell’autarchia hanno scoperto la prova inoppugnabile che Kothmeir è al soldo di George Soros e della lobby immigrazionista. Il comandante della Diciotti ha infatti utilizzato come immagine di copertina su Facebook un disegno realizzato da Francesco Piobbichi, operatore sociale a Lampedusa che lavora per Mediterranean Hope.

Gli attacchi di Casa Pound a Massimo Kothmeir

Nella giornata di ieri Casa Pound Italia e il suo giornale Il Primato Nazionale si sono distinti per una serie di tweet e articoli contro Kothmeir e la Diciotti, accusato di essere vicino ai “no borders” e a Potere al Popolo. In un articolo pubblicato ieri sul Primato si legge che Kothmeir “non sfigurerebbe al comando di una nave Ong come l’Aquarius“. Casa Pound su Twitter  ha parlato di una Diciotti “in crisi d’identità che crede di essere una ONG”.

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Per il Primato Nazionale invece la Diciotti è “peggio di una Ong” perché il suo comandante condivide “le illustrazioni immigrazioniste di un’artista vicino a Potere al Popolo”.

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Lo stesso giudizio lo ha dato anche Francesca Totolo, collaboratrice del Primato Nazionale da tempo in prima linea per spiegare gli orrendi crimini commessi da quelle organizzazioni non governative che salvano vite umane nel Mediterraneo.

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Nei giorni scorsi Casa Pound aveva condiviso un tweet di Cesare Sacchetti che elencava i salvataggi effettuati dalla Diciotti e concludeva il “ragionamento” dicendo che la Guardia Costiera “non risponde al governo. Risponde a Soros”.

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Un’accusa certamente molto grave, soprattutto perché la Diciotti e il suo equipaggio hanno semplicemente fatto quello che da sempre fa la Guardia Costiera: salvare vite umane in mare. Ed è sufficiente leggere il rapporto annuale delle attività SAR della Guardia Costiera nel Mediterraneo Centrale per rendersi conto di quanto l’apporto dei militari della Guardia Costiera e della Marina sia stato fondamentale nelle operazioni di salvataggio.

Il coraggio della verità del direttore del Primato Nazionale

Naturalmente poi non c’è nulla di male se sulla sua pagina Facebook Kothmeir condivide immagini come quella “incriminata”. La situazione diventa però paradossale quando si legge l’intervista di Adriano Scianca  direttore del Primato Nazionalea Kothmeir pubblicata su La Verità di oggi. Per chi non lo sapesse Scianca è il direttore del Primato Nazionale, ovvero il giornale che ha attaccato Kothmeir e espresso dubbi sulla nomina del comandante generale del corpo avvenuta “stranamente un mese prima del voto”. Inoltre Scianca è anche responsabile nazionale della cultura per CasaPound Italia

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Fonte: La Verità del 24/08/2018

Chi meglio di lui quindi potrà fare le domande giuste, mettendo all’angolo Kothmeir e rivelando che è a servizio di Soros? Nessuno. L’intervista però non è così “cattiva” come ce la si potrebbe aspettare.

Comandante, ha visto la polemica sulla sua immagine di copertina su Facebook?

«In realtà si tratta di una stampa che mi è stata regalata da un sodalizio lampedusano che io non conosco neppure. Secondo me raccoglie un messaggio positivo. L’ho voluta valorizzare sul mio profilo personale, ma non ci sono altre motivazioni che riconducano a orientamenti politici. Tra l’altro ho letto che qualcuno ha anche scovato l’autore, che io però non conoscevo».

Nessun segnale politico inviato al governo, quindi?

«Lei pensa veramente che un ufficiale di marina possa scendere in polemiche con così biechi messaggi subliminali? Penso proprio di no».

Scianca chiede a Kothmeir se per caso ha visto la polemica sulla sua immagine di copertina, polemica alimentata dal giornale che dirige e dal partito del quale è dirigente (ma questo Scianca non lo dice a Kothmeir). La risposta è no. E invece che indagare a fondo, insinuare dubbi sul fatto che in realtà il comandante sapesse bene chi era l’autore, rinfacciandogli di essere un “no borders” Scianca incassa la risposta.

E comunque la terza volta che la Diciotti si trova coinvolta in casi controversi. Alcuni dicono che vi sentite una nave di una Ong…

«Lo respingo. In realtà è stato un po’ un caso. Le unità di questa classe sono due, Dattilo e Diciotti, che operano contemporaneamente o si alternano. Che le devo dire, gli ultimi tre episodi sono avvenuti quando era impiegata nave Diciotti. La nostra priorità è salvare vite umane e nel momento in cui interveniamo è perché ci sono evidenze di richieste formali di salvataggio. Che parte dell’opinione pubblica creda che dietro tutto questo ci possa essere uno schema ci può stare, il mondo è bello perché è vario, io rifiuto l’architettura stessa di questo pensiero».

Di nuovo quegli “alcuni” che dicono che la Diciotti è una nave di una Ong sono Casa Pound e il Primato Nazionale. Curioso  che Scianca non se ne prenda il merito. Così come è interessante che non vada a contestare, con dati presi da Marine Traffic o altri ragionamenti, la ricostruzione del comandante della Diciotti che ribadisce che l’attività SAR della nave della Guardia Costiera avviene in presenza di “evidenze di richieste formali di salvataggio”.

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Ma l’obiettivo dell’intervista è un altro. Lo si capisce già dal lancio Twitter dell’articolo de La Verità che punta a minimizzare le accuse secondo le quali i migranti a bordo della Diciotti non si stanno proprio godendo la “pacchia”.

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Ecco così che si chiede a Kothmeir se c’erano bambini a bordo quando tutti sanno che non c’erano bambini (erano già stati fatti sbarcare a Lampedusa) ma minori non accompagnati. Ovvero individui di età inferiore ai 18 anni senza genitori o tutori. A bordo della Diciotti non c’è un’emergenza sanitaria, ma i giornali hanno parlato piuttosto di casi di scabbia, confermati anche dal Comandante. E riguardo al fatto che a bordo ci siano “scheletrini” come ha denunciato un’operatrice di Terre des Hommes? Kothmeir dice che adesso i migranti vengono rifocillati regolarmente ma che alcuni di loro «hanno sicuramente sofferto al momento del viaggio». Chicca finale: i migranti hanno la sensazione di essere vittime di un sequestro? La risposta non può che essere “no”, perché l’equipaggio ha spiegato loro che «la loro vicenda è legata anche a una situazione politica di tipo internazionale (Kothmeir ha dichiarato di aver appreso dai social il divieto di sbarco e non dal governo) che avrebbe comportato anche una più lunga permanenza a bordo». Chissà cosa direbbero se leggessero le dichiarazioni del ministro dell’Interno che invece dice che non sbarcheranno mai in Italia.

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