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Lo stato vegetativo del M5S

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«Il M5S è vivo e vegeto», assicura Luigi Di Maio mentre ammira la più clamorosa delle emorragie di voti e i numeri, a scrutinio ancora in corso, dicono che il centrodestra di Christian Solinas ha vinto le elezioni regionali in Sardegna con una percentuale che ad ora è del 47,7% dei voti, il centrosinistra di Massimo Zedda insegue abbastanza staccato con il 33,2 e il MoVimento 5 Stelle di Desogus, che ieri festeggiava perché (secondo loro) era il primo partito in Sardegna, si trova attualmente all’11% e nell’isola viene superato dalla Lega e dal Partito Democratico.

 

Lo stato vegetativo del M5S

Il MoVimento 5 Stelle è talmente vivo e vegeto in Sardegna che dopo l’intemerata sui risultati uscita sul Blog delle Stelle ieri è calato un silenzio di tomba sui profili e sulle pagine dei leader, che hanno deciso di starsene in silenzio per un giorno intero sui social network come quando la situazione è disperata, ma non seria, secondo la raffinata strategia dello gnorri già sperimentata da Virginia Raggi a Roma.

Anche Di Battista è uccel di bosco ma da più tempo di Di Maio e non certo per le elezioni in Sardegna, visto che la strategia di The Dibba Submarine prevede l’inabissamento quando le cose vanno male e la resurrezione nei tempi di vacche grasse. Per il resto, a parte quelli che negano anche quando la moglie li trova a letto con l’amante, il crollo del M5S alle elezioni in Sardegna ha dato la stura a una giornata di silenzio che arriva prima delle grandi notizie.

Un silenzio interrotto soltanto da poche voci, come quella della senatrice Paola Nugnes che chiede a Di Maio di valutare un cambio di leadership, come se si potesse seriamente discutere un’opzione del genere in un partito come il MoVimento 5 Stelle. E infatti l’unico a rispondere è Sergio Battelli, il deputato musicista e tesoriere M5S, appena riemerso dal poderoso boicottaggio del succhino di cittadinanza di Zuegg: «Si candidi lei, non faccia come Fassino».

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La riorganizzazione interna guidata da Di Maio

Ciò nonostante, Di Maio e i suoi hanno intenzione di dare il prima possibile un segnale concreto al popolo grillino oltre a far sapere che “per il governo non cambia nulla”. E punta sulla riorganizzazione interna del MoVimento 5 Stelle, esattamente come successe anni fa quando fu varato il Direttorio con lui, Dibba, Carla Ruocco, Carlo Sibilia e Roberto Fico: all’epoca, a parte qualche sussulto di dignità, si rivelò uno strumento totalmente inutile e venne cancellato.

Come sarà questa nuova organizzazione? Intanto, in omaggio al particolare tipo di partecipazione popolare a cui il M5S ha abituato i suoi attivisti, ovvero la Democrazia Diretta da Beppe Grillo, la riorganizzazione è già blindata anche se qualche dissidente, povero illuso, avrebbe voluto metterla in discussione. E poi, spiega l’agenzia di stampa AGI, partiranno a breve – forse già domani appunto – le votazioni online per far decidere gli iscritti sul nuovo assetto del Movimento 5 stelle. Si voterà sui temi cruciali che potrebbero cambiare a 360 gradi la natura di M5s: intanto, la deroga ai due mandati quando si tratta di incarichi locali.

In questo caso, viene spiegato all’AGI da esponenti parlamentari 5 stelle, la possibilità potrebbe essere non solo la deroga ai mandati dei consiglieri comunali ma, viceversa, tra le ipotesi potrebbe esserci anche che chi è stato parlamentare per due mandati possa poi candidarsi a livello locale come consigliere comunale o sindaco. C’è poi la definizione di una struttura verticale, da non chiamare segreteria politica’ ma che molto le potrebbe somigliare, per suddividere responsabilità e tematiche e avere così dei referenti precisi su temi precisi. Un modo per evitare che il potere  sia tutto accentrato nelle mani di Di Maio in teoria ma in realtà, viene sottolineato in ambienti M5s, i nomi dei referenti saranno comunque individuati dallo stesso Di Maio per quanto poi votati dalla Rete. La democrazia diretta, avete presente?

 

Le liste civiche che salveranno il M5S (?)

Infine c’è la questione delle liste civiche e delle possibili alleanze, sulla quale concordano anche i dissidenti: servirà ai grillini a rimangiarsi anche l’ultima scusa con cui giustificano le sconfitte alle elezioni, ovvero il fatto che ci siano troppi candidati nelle schede a causa delle alleanze altrui con il risultato che il povero elettore, evidentemente confuso, sbaglia a votare (LOL).

Il M5S quindi è vivo, ma vegeta: perché continua a essere l’espressione di una monarchia assoluta che non ha, a differenza di quello che diranno domani, alcuna intenzione di costituire un percorso politico maturo verso la democrazia. Già il fatto che gli attivisti saranno chiamati a votare su decisioni prese da altre invece di poterle prima discutere e poter proporre soluzioni alternative dimostra che i grillini che oggi sono al potere non hanno alcuna intenzione di mollare l’osso né di cambiare direzione dopo le critiche. Almeno fino alle elezioni europee. Lì sarà difficile per Di Maio riuscire a dare la colpa a qualcun altro.