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Cosa succede se Di Maio perde su Rousseau e si dimette

Luigi Di Maio ha praticamente perso (o “non vinto”) tutte le elezioni cui il M5S ha partecipato da quando è Capo Politico. Ma prima di lasciare vuole essere sicuro di quello che fa. Quindi chiede ai suoi di “dargli fiducia” convinto che almeno le votazioni su Rousseau non potrà perderle. Ma chi prenderà le redini del partito nel caso di un’improbabile “sfiducia” a Di Maio?

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«Chiedo di mettere al voto degli iscritti su Rousseau il mio ruolo di capo politico, perché è giusto che siate voi ad esprimervi». Così Luigi Di Maio in un post in cui annuncia che su Rousseau “domani si vota per confermare la fiducia a Luigi Di Maio”. La scelta delle parole non è casuale, perché a tutti gli effetti non si tratta di una mozione di sfiducia al Capo Politico. La domanda cui gli scritti saranno chiamati a rispondere è «confermi Luigi Di Maio come capo politico del MoVimento 5 Stelle?».

Perché quella di domani non è una sfiducia a Di Maio

Statuto del MoVimento 5 Stelle alla mano non è così che si sfiducia il Capo Politico del partito. Di Maio lo sa, e alla fine la votazione su Rousseau è solo un sondaggio d’opinione per capire il gradimento di un leader politico che non ha nemmeno il coraggio di prendersi le sue responsabilità davanti agli elettori. Il bisministro e vicepremier parla di diritti e doveri e di non sottrarsi alle responsabilità, ma dice che prima di ogni altra decisione “ho anche il diritto di sapere cosa ne pensate voi del mio operato”. Non c’è trucco non c’è inganno, non è una sfiducia, è un sondaggio.

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Si legge infatti nello Statuto del M5S che «il Capo Politico può essere sfiduciato con delibera assunta a maggioranza assoluta dei componenti del Comitato di Garanzia e/o dal Garante, ratificata da una consultazione in Rete degli iscritti».

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Tradotto: l’Assemblea degli iscritti, quella convocata per domani su Rousseau non ha il potere di sfiduciare autonomamente il Capo Politico ma solo quello di ratificare una decisione presa da altri. E nemmeno Di Maio ha il potere di sfiduciarsi. Inoltre le fantastiche regole della Democrazia Diretta (da chi?) prevedono che entro 5 giorni dal giorno della pubblicazione dei risultati sul sito dell’Associazione «il Garante o il Capo Politico possono chiedere la ripetizione della consultazione, che in tal caso s’intenderà confermata solo qualora abbia partecipato alla votazione almeno la maggioranza assoluta degli iscritti ammessi al voto».

Chi sarà il nuovo Capo Politico del M5S se Di Maio perde il voto su Rousseau?

Che Di Maio goda ancora della fiducia di Beppe Grillo, cioè del Garante, è evidente dall’ultimo post del Garante che dopo due giorni di Radio Maria e musica classica annuncia sul Blog che «Luigi non ha commesso un reato, non è esposto in uno scandalo di nessun genere. È già eccessiva questa giostra di revisione della fiducia. Deve continuare la battaglia che stava combattendo prima». E del resto come potrebbe Grillo chiedere un passo indietro a Di Maio quando dopo la batosta delle scorse europee se l’è cavata con un paio di battute sul Maalox?

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Non resta che un altro soggetto statutario che può presentare la mozione di sfiducia: il Comitato di Garanzia che attualmente è composto da Giancarlo Cancelleri, Vito Crimi e Roberta Lombardi. Non risulta però che il Comitato di Garanzia abbia deliberato (su proposta del Garante vero motore immobile che move il sole e l’altre cinque stelle) la sfiducia al Capo Politico. La ragione è ovvia ed è alla lettera c dell’articolo 9 dello Statuto: «nell’ipotesi in cui gli iscritti non ratifichino la delibera di sfiducia del Capo Politico proposta dal Comitato di Garanzia, tale ultimo organo decadrà».

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L’eventualità insomma che Di Maio possa rassegnare le dimissioni dopo la “sfiducia” su Rousseau sono assai remote, perché come si è visto non è così che si sfiducia il Capo Politico del M5S. Altro conto naturalmente è che Di Maio decida autonomamente di dimettersi (ma per farlo non ha bisogno certo di indire una consultazione online). In quel caso cosa succederebbe? Anche questa eventualità è prevista dallo Statuto dove si legge che «qualora la carica di Capo Politico si renda vacante, il membro più anziano del Comitato di Garanzia ne assume temporaneamente le veci». Ecco quindi che il nuovo reggente Capo Politico ad interim potrebbe essere Vito Crimi, attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria e noto per aver speso 45mila euro di soldi pubblici in sondaggi sul suo gradimento personale e per aver sventato anni fa il complotto dei “piedini sporchi”. Crimi è senza dubbio quello che ci vuole per il M5S, è uno che nel 2013 infatti sosteneva che il Parlamento potesse legiferare anche senza una maggioranza e senza un governo in carica, salvo poi scoprire nel 2018 (dopo ben cinque anni)  che le cose stanno diversamente. Per fortuna lo Statuto dice anche quanto tempo potrà restare in carica come leader “supplente”: trenta giorni. Giusto il tempo per trovare un altro Capo Politico. Chi potrebbe essere? Jacopo Fo suggerisce che dovrebbe essere Roberta Lombardi, una che se possibile è riuscita a fare peggio di Di Maio visto che alle regionali in Lazio è arrivata terza.

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