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Come hanno preso i grillini la caduta di Roberta Capoccioni nel III Municipio

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Il giorno dopo la sfiducia a Roberta Capoccioni, ex Presidente del III Municipio per il MoVimento 5 Stelle le acque sono ancora agitate. Il popolo pentastellato, che già durante la seduta del consiglio di ieri ha molto rumoreggiato durante gli interventi dei consiglieri d’opposizione che da due mesi costituiscono la maggioranza, ha ancora molto veleno da smaltire. Ieri prima della riunione alcuni attivisti del MoVimento 5 Stelle avevano fatto circolare un volantino con le foto dei quattro consiglieri passati all’opposizione nel corso di poco più di un anno e mezzo: Donatella Geretto, Francesca Burri, Donatella Di Giacinti e Valerio Scamarcia.

Il senso dei grillini per la democrazia rappresentativa

Il volantino è approdato sui social dove i quattro, che ieri hanno spiegato la loro decisione di lasciare il M5S, vengono definiti “traditori” che non meritano altro che disprezzo. Il minuto d’odio grillino, a base di insulti e minacce è servito. Eppure quello che è successo ieri nell’Aula di Piazza Sempione non è altro che la dimostrazione del funzionamento della democrazia. Non quella in Rete o dei click ma quella dei voti, delle mozioni. Semplicemente Roberta Capoccioni e il M5S non avevano i numeri per poter continuare avanti.

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E se non li avevano è per merito della Capoccioni e del gruppo consiliare del MoVimento che evidentemente non sono stati in grado di tenere compatta la maggioranza. Chi non ha i numeri per governare o li trova o va a casa.  Senza contare che il MoVimento 5 Stelle aveva perso anche la Presidenza del consiglio, passata a Vittorio Di Giamberardino di Fratelli d’Italia. Alcuni grillini però trovano molto più semplice sfogarsi su Facebook prendendosela con “i traditori della patria” chiamandoli “venduti”, “schifosi” o anche peggio. m5s capoccioni burri scamarcia di giacinti geretto insulti - 5

Quale interesse avrebbero avuto i quattro a far cadere la giunta visto che di fatto in questo modo sarà decretato lo scioglimento del Municipio? Avrebbero avuto più gioco a rimanere al loro posto, all’opposizione, e a tenere in piedi indefinitamente la Capoccioni per intascarsi lo stipendio.

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Non c’è stato alcun complotto ai danni della Capoccioni, come vanno dicendo da ieri i pentastellati. Semplicemente sono venute a mancare le condizioni per il proseguo dell’attività di governo. Attività che – vale la pena di ricordarlo – non è stata certo brillante, anzi.

La poderosa arrabbiatura della famiglia De Vito

Tra i difensori di Roberta Capoccioni il Presidente del Consiglio Comunale Marcello De Vito è stato senza dubbio uno dei primi a manifestare la sua vicinanza quando al III Municipio il M5S perse la maggioranza. E del resto De Vito conosceva la questione da vicino visto che sua moglie, Giovanna Tadonio, pur non essendo candidata era stata chiamata a ricoprire il ruolo di assessora nella giunta Capoccioni. Questa mattina De Vito cantava vittoria scrivendo che «Nel 3° municipio da quest’oggi esiste solo il M5S. L’opposizione decreta la sua inesistenza» e ricordando ai consiglieri che ora «il municipio infatti sarà governato dalla sindaca Raggi e dal suo commissario (vedremo se e chi sarà)».

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De Vito finge di non sapere (perché avendo la moglie in giunta è ovvio che non può non sapere) che l’opposizione in questa vicenda c’entra poco. La caduta della Capoccioni è stata decretata da problemi interni al MoVimento. È stato il M5S, che non ha saputo gestire la sua maggioranza a causare lo sfacelo del III Municipio. De Vito sembra credere alla promessa fatta dalla stessa ex Presidente durante il suo discorso in Aula ieri, ovvero che sarà lei ad essere mandata da Virginia Raggi a governare il “suo” Municipio. Questo però non è affatto detto. In primo luogo perché il Municipio non è commissariato, quindi non si vede perché nominare un commissario (come ad Ostia); in secondo luogo perché all’VIII Municipio non è arrivato nessun delegato a sostituire il pentastellato Paolo Pace. In teoria il TUSL prevede semplicemente che sia la giunta capitolina a farsi carico dell’attività di governo del Municipio. Se e quando verrà nominato un commissario (pagato dai romani, come la Di Pillo ad Ostia) lo si scoprirà probabilmente solo dopo il 4 marzo, quando le diverse anime del M5S romano faranno i conti. E chissà se sarà davvero la Capoccioni.

Francesca De Vito e il complotto contro Roberta Lombardi

Infine De Vito non tiene conto di una cosa, ovvero che la Capoccioni è una fedele “lombardiana” e che la Raggi invece con la candidata alla Regione Lazio ha avuto più di qualche attrito in passato. Perché la sindaca di roma dovrebbe bruciare parte della sua credibilità politica per rimettere in sella una presidente che è stata sfiduciata da parte della sua stessa maggioranza? Il problema dei De Vito (perché c’è anche la sorella Francesca, candidata in Regione) sono proprio le regionali del Lazio. Il III Municipio è infatti considerato il “feudo” di Roberta Lombardi, e certo la sfiducia ad una delle sue fedelissime non è un buon viatico per la fine della campagna elettorale.

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Non è vero, come scrive Francesca De Vito che “l’attacco alla Presidente, da sempre vicina a Roberta Lombardi, arriva stranamente al rush finale della campagna elettorale regionale”. La Capoccioni ha iniziato a perdere i pezzi della sua maggioranza ben prima che la Lombardi venisse indicata candidata presidente. E gli attriti interni al M5S del III Municipio risalgono a tempi non sospetti, addirittura a pochi mesi dall’insediamento, nel 2016. L’opposizione non ha tramato per far cadere la Capoccioni: è stata lei stessa a porre le condizioni per la sfiducia.

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La Capoccioni sventola il volantino di Roberta Lombardi ieri in Aula

Il fatto che ieri il M5S cercasse una improbabile mediazione con i “dissidenti” offrendo le teste di due assessori fa capire che la Capoccioni e i “lombardiani” temevano il contraccolpo sulla candidata. Timore che la Capoccioni non ha fatto nulla per nascondere arrivando a sventolare, durante il suo discorso, il volantino elettorale di Roberta Lombardi. Ancora una volta i cittadini del III Municipio dovranno aspettare che il M5S risolva le sue beghe interne per sapere chi li governerà da qui alle prossime elezioni.

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