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La caduta di Roberta Capoccioni (M5S) sfiduciata dal III Municipio

roberta capoccioni

Oggi, dopo appena venti mesi di governo, è stata votata la mozione di sfiducia a Roberta Capoccioni, Presidente del III Municipio di Roma Capitale eletta nel giugno 2016 con il MoVimento 5 Stelle. Il Consiglio municipale ha votato la sfiducia alla Presidente e la Capoccioni non è più alla guida del III Municipio. Una sfiducia annunciata e scontata dopo che il MoVimento 5 Stelle aveva perso la maggioranza e la Presidenza del consiglio, passata a Vittorio Di Giamberardino di Fratelli d’Italia.

Un consiglio bloccato da mesi senza una maggioranza

La mozione, presentata dall’opposizione ed ex minoranza, aveva ottenuto nelle scorse settimane le tredici firme (su 25 consiglieri) necessarie per essere discussa e votata in Assemblea. Il clima con cui si è arrivati alla discussione di oggi non era certo sereno. A fine gennaio la Capoccioni aveva scritto un post nel quale spiegava che “è fin troppo facile confutare, totalmente, tutti i punti della mozione di sfiducia, non in aula, ma presso la Procura!” annunciando addirittura di voler chiamare a rispondere “difronte ad un PM” chi mentiva agli elettori.

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Una volta calendarizzata la mozione di sfiducia il MoVimento 5 Stelle di Roma aveva criticato in un post su Facebook Donatella Geretto, Francesca Burri, Donatella Digiacinti e Valerio Scamarcia, ovvero i consiglieri “colpevoli” di aver lasciato la maggioranza. Dopo aver incassato i complimenti del Presidente del Consiglio comunale Marcello De Vito, la cui moglie Giovanna Tadonio è assessore proprio della giunta Capoccioni, la Presidente del III Municipio ha potuto contare sulla solidarietà dei gruppi consiliari del M5S degli altri municipi che hanno condiviso il post di incoraggiamento alla povera Capoccioni, da mesi senza una maggioranza. Al di là dei demeriti del lavoro della giunta il punto fondamentale è che dal 15 dicembre 2017 il M5S non ha più la maggioranza in consiglio.

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Il sostegno della consigliera comunale Guadagno a Roberta Capoccioni

Uno sostegno, quello degli eletti negli altri municipi (alcuni dei quali presenti in Aula) stigmatizzato dal capogruppo del PD, Paolo Marchionne: «Oggi avete chiamato a raccolta gli eletti di tutta Roma per poter avere un ampio supporto, ma questo Consiglio è bloccato già da tempo e oggi raccogliete i frutti di quello che non siete riusciti a fare, dell’enorme fallimento di questa esperienza amministrativa».

Roberta Capoccioni e il complotto per danneggiare Roberta Lombardi

Nel suo intervento in Aula la Capoccioni ha spiegato che la sfiducia è un atto voluto per danneggiare la campagna elettorale di Roberta Lombardi: «la sfiducia è un atto politico, non siamo qui per il territorio ma siamo in quest’Aula per fare campagna elettorale: questo è il motivo perché il Municipio viene a cadere, per colpire la candidata M5S alla Regione, Roberta Lombardi, persona a me vicinissima». Le due pentastellate sono molto amiche, al punto che la Capoccioni è considerata “lombardiana”.

Roberta Capoccioni e Marcello De Vito nel 2013 ad una manifestazione del M5S a Roma (Fonte: Facebook.com)

Secondo la Capoccioni «a nessuno dei firmatari interessa se questo territorio resta senza un’amministrazione: per un punto percentuale questi sono disposti a tutto, anche ad andare contro la volontà di 60mila abitanti che hanno votato il M5S e contro il bene di oltre 200mila cittadini. Ma i cittadini non sono stupidi, sono stanchi di questi giochetti e non vi voteranno mai più, e vi dico che i poveri consiglieri di opposizione sono venuti da me a chiedermi di cercare un escamotage per non far cadere il Municipio: questo perché noi siamo liberi, loro no».

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La consigliera Francesca Burri, che ha sempre avuto un rapporto contrastato con la Capoccioni ricordando che «fino a 2 mesi fa sono stata sua consigliera: ma la politica avrebbe consentito, invece di portarmi alla santa inquisizione davanti a Virginia Raggi e mettermi 15 contro 1 con il gruppo, di trovare la quadra che invece non è stato possibile trovare. Il modus operandi del M5S in questo Municipio è stato tribale». Durante la discussione la sensazione è stata che i problemi personali e gli attriti tra i consiglieri della ex maggioranza e la Presidente abbiano giocato un ruolo decisivo nel far deflagrare il governo del Municipio.

La rabbia del M5S per la caduta del III Municipio

Donatella Geretto, che è stata la prima consigliera a lasciare il M5S, ha ricordato di aver sempre avuto difficoltà a svolgere il suo ruolo di Presidente della Commissione Politiche Educative Scolastiche a causa dello scarso coinvolgimento da parte della Capoccioni. Curiosamente è lo stesso genere di spiegazione data dall’ex assessora Patrizia Brescia quando fu rimossa dall’incarico proprio dalla Capoccioni. Prima di andarsene la Brescia disse di non essere “mai stata messa nelle condizioni di poter svolgere il ruolo di assessore” lamentandosi implicitamente del fatto che la Presidente volesse fare tutto da sola senza trasferire effettivamente le deleghe ai suoi collaboratori ed assessori.

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Durante l’intervento della Geretto il capogruppo M5S Roberto Monaldi ha più volte interrotto la ex compagna di partito chiedendo al presidente Di Giamberardino di interrompere la seduta per “placare gli animi”. L’ex presidente del Consiglio Mario Novelli, del M5S, ha giustificato le difficoltà dell’amministrazione municipale spiegando che il Municipio opera in base a disposizioni “preconfezionate da parte del Campidoglio e dei dipartimenti”. Il consigliere pentastellato Francesco Rauccio rivendica – senza alcun accenno di ironia – la vittoria nella sconfitta perché “il nostro slogan è tutti a casa e ci siamo riusciti!” perché da oggi il III Municipio va a casa. La consigliera di FdI Giordana Petrella ha rintuzzato le accuse di chi dal M5S diceva che chi ha proposto la mozione è attaccato alla poltrona: «Forse noi non saremo qui al prossimo giro, ma una cosa è certa, voi oggi andate a casa» ricordando che sarebbe forse bastato un rimpasto di giunta per evitare la crisi della maggioranza. Poco dopo la Petrella è stata insultata da alcune persone presenti tra il pubblico, una di queste – secondo Petrella – sarebbe il compagno della Presidente Capoccioni. Nell’ultimo intervento proprio la Capoccioni ha sostenuto che sarà lei la consigliera delegata della sindaca Virginia Raggi e manterrà, ha detto, la stessa squadra di assessori (tra cui anche quindi la moglie di De Vito Giovanna Tadonio): «A casa ci andrà l’opposizione, io rimarrò qui con gli assessori e i consiglieri delegati». Chissà se davvero la sindaca avrà voglia di impelagarsi in una situazione del genere: per adesso anche il Campidoglio conferma.