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Come la Lega ha approvato (a sua insaputa) il reddito di cittadinanza ad alcuni terroristi

Chi ha dato il reddito di cittadinanza ai terroristi? Tecnicamente i deputati della Lega si stanno lamentando di una norma che hanno scritto e approvato in due occasioni, sia alla Camera che al Senato. Non è fantastico?

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“Il reddito di cittadinanza all’ex brigatista Federica Saraceni, condannata per l’omicidio di Massimo D’Antona, è un insulto intollerabile per i parenti della vittima e per tutte le persone perbene. La Lega non parteciperà a nessun lavoro d’aula e di commissione finché il governo non spiegherà questo scandalo e quest’ingiustizia sarà sanata“: sembra di sentirli i capigruppo della Lega alla Camera e al Senato Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo mentre minacciano lo sciopero del Parlamento se non viene sanata l’enorme ingiustizia del reddito di cittadinanza ai terroristi.

Chi ha dato il reddito di cittadinanza ai terroristi?

La deputata Elena Murelli, capogruppo Lega in Commissione Lavoro di Montecitorio, è allo stesso modo indignata: “Abbiamo presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro affinché il governo faccia subito chiarezza sul reddito di cittadinanza a ex terroristi. Federica Saraceni, condannata a 21 anni e sei mesi per l’omicidio del giuslavorista, non è l’unica ex brigatista ad averne beneficiato”. E ancora: “Ci sono Massimiliano Gaeta, esponente del cosiddetto Partito Comunista politico militare, condannato per attentati di stampo terroristico, e Raimondo Etro, condannato per concorso nel sequestro di Aldo Moro e per l’omicidio del giudice Riccardo Palma a 20 anni e sei mesi: il primo incassa 500 euro al mese, il secondo la cifra massima pari a 780 euro mensili. È una vergogna, uno schiaffo alla memoria delle vittime e al dolore delle famiglie coinvolte”. Eppure già qui nasce un primo problema.

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Perché che Raimondo Etro sia percettore di reddito di cittadinanza si sa dal 18 aprile del 2019, ovvero da quando lui stesso ne parlò in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Eppure la Lega all’epoca non protestò per la questione, e forse la spiegazione al curioso silenzio potrebbe risiedere nel fatto che  fossero al governo con il MoVimento 5 Stelle. Oggi che al governo con il M5S non ci sono più, invece, il reddito di cittadinanza a Etro diventa improvvisamente un problema. Un chiaro caso di “abbiamo delle idee, ma se non vi piacciono ne abbiamo delle altre“.

Quando Lega e M5S decisero quali condannati dovessero avere il reddito di cittadinanza

Ma c’è dell’altro. In pochi purtroppo ricorderanno che quando il decretone con quota 100 e reddito di cittadinanza entrò in vigore subito le cronache dei giornali si riempirono di malfattori o presunti tali che lo richiedevano, dando così forma e sostanza alle critiche della prima ora alla legge. Si raccontò dei Rom in attesa del reddito  e degli Spada (la famiglia di Ostia) nei CAF per prenderlo. All’epoca Di Maio promise di rimediare ma Giorgia Meloni ebbe buon gioco nel ricordare che “la conseguenza della bocciatura da parte della maggioranza grillo-leghista dell’emendamento di Fratelli d’Italia per escludere dal sussidio chi ha subito condanne superiori a due anni. Il reddito di cittadinanza andrà anche a delinquenti recidivi, spacciatori, rapinatori, ladri d’appartamento, stupratori, stalker, assassini pedofili, tutte categorie non escluse dalla norma, visto che sono esclusi solo pochissimi reati di mafia e terrorismo. Dal reddito di cittadinanza al reddito di delinquenza”. Per la cronaca Giorga Meloni non partecipò alla votazione finale del DDL 1637 alla Camera.

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Il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, vicepresidente della Commissione Giustizia, ricorda infatti proprio oggi: “Dispiace però far notare ai colleghi della Lega che sarebbe bastato poco per evitare tutto questo, e cioè che avessero votato a favore degli emendamenti che Fratelli d’Italia aveva presentato, anziché bocciarli unendo i loro voti a quelli del M5S”. Ma torniamo a marzo 2019, ovvero a quando i due relatori della legge sul reddito di cittadinanza alla Camera proposero un emendamento all’articolo 2 (comma 1 lettera c) e la nuova formulazione dell’articolo 7 che venne approvata. Questa aggiungeva, come questione ostativa a percepire il reddito, “per il richiedente del beneficio, la mancata sottoposizione a misura cautelare personale, anche adottata a seguito di convalida dell’arresto o del fermo, nonché la mancanza di condanne definitive, intervenute nei dieci anni precedenti la richiesta, per taluno dei delitti indicati all’articolo 7, comma 3”. E chi erano i relatori di maggioranza che proposero questa modifica? Si trattava di Dalila Nesci del M5S e di Elena Murelli della Lega. Esatto, la stessa Elena Murelli che oggi si sta lamentando.

Perché Saraceni prende il reddito di cittadinanza?

E la stessa Murelli che oggi continua nella sua polemica assolutamente immotivata: “Ricordiamo che la legge vieta espressamente il riconoscimento del reddito di cittadinanza a chi è sottoposto a misure cautelari personali e a chi è stato condannato in via definitiva per reati gravissimi nei dieci anni precedenti la richiesta”, dice ancora. E dice bene. Ma proprio per questo Saraceni può percepire il reddito di cittadinanza.

articolo 3
Da: Gazzetta ufficiale

Come abbiamo già spiegato, l’ex brigatista percepisce il reddito di cittadinanza in virtù del fatto che la condanna per il reato che ha commesso risale a più di dieci anni fa: la sentenza definitiva della Saraceni è del 28 giugno 2007; in più, secondo le regole non può ottenere il sostegno chi è sottoposto «a misure cautelari personali» prima della sentenza: non è questo il caso, visto che la Saraceni è già stata condannata (come si legge su Wikipedia, infatti, nel febbraio 2009, in virtù dei cinque anni e mezzo scontati tra carcere e arresti domiciliari dal 2005, della sua dissociazione dal terrorismo, dei benefici di legge e della sua situazione famigliare, è stata posta in detenzione domiciliare su richiesta della procura di Roma; la detenzione domiciliare non è una misura cautelare ma un modo alternativo al carcere di scontare la pena). Anche Etro è stato condannato nel 1998 in via definitiva mentre per Massimiliano Gaeta forse la possibilità di prendere il reddito deriva dal fatto che è caduta la finalità terroristica all’epoca della sua condanna in secondo grado che risale al 2012.

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A questo punto è giusto ricordare che la Lega votò per l’approvazione del decreto così modificato nelle persone del capogruppo Molinari Riccardo, che oggi minaccia lo sciopero del Carroccio e della deputata – nonché relatrice per la maggioranza del provvedimento – Murelli Elena.

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Una questione che anche oggi Meloni ricorda benissimo, anche se evita nel suo status di citare la Lega – come ha fatto invece il suo senatore – perché nel frattempo con Salvini sono tornati amichetti.  Ma questo non cancella un fatto: ovvero che quelle modifiche vennero votate dal Carroccio all’epoca. Per escludere chicchesia dovrà essere votata una modifica alla legge, come ha giustamente detto Olga D’Antona, vedova del giuslavorista. Approvando il limite dei dieci anni e quello sulla custodia cautelare, la Lega ha consentito ai terroristi che erano condannati da più di dieci anni di prendere il reddito di cittadinanza. Di più: tecnicamente i deputati della Lega si stanno lamentando di una norma che hanno scritto e approvato in due occasioni, sia alla Camera che al Senato, evidentemente a loro insaputa. Non è fantastico?

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