Economia

Tutte supercazzole di Laura Castelli al “collega” Padoan

La viceministra dell’Economia Laura Castelli ieri sera è stata paracadutata a Porta a Porta con una missione ben precisa: tranquillizzare gli italiani (per i mercati ci stiamo ancora lavorando). Ieri la Commissione ha bocciato la manovra del Popolo raccomandando l’apertura di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Subito Conte ha fatto sapere di essere tranquillo, spiegando che Bruxelles in realtà stava parlando della manovra del governo precedente mentre la ministra Lezzi si lamentava della cattiva reputazione di chi c’era prima.

La strategia del governo del Cambiamento? Temporeggiare

Con lo spread stabilmente sopra i 300 punti base e la spada di Damocle delle sanzioni l’esecutivo ha la necessità di raccontare agli italiani che in realtà sta andando tutto bene. Anzi, è tutto come previsto. Ecco quindi che la viceministra dell’Economia si presenta in studio con un bel grafico per spiegare che no, non c’è motivo di allarmarsi perché si tratta di una procedura molto lunga che è appena iniziata. In realtà – se è vero che le sanzioni non scatteranno domani – non è vero che ci potrebbero volere anni. Se infatti non ci saranno significativi passi avanti nella trattativa tra Roma e Bruxelles la proposta potrebbe arrivare ai primi di dicembre e il voto di lì a pochi giorni. A quel punto arriverebbe l’apertura formale della procedura ai sensi dell’articolo 16.3 del Trattato, che verrebbe votata alla fine di gennaio.

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Il piano del governo invece è quello di prendere tempo. Perché – come ha spiegato ieri l’onorevole Castelli – a maggio cambierà la Commissione e quindi potrebbe cambiare anche l’atteggiamento nei confronti dell’Italia. Una strategia geniale, che ricorda un po’ quella degli studenti che non si preparano per l’esame nella speranza che il giorno fatidico il professore sia ammalato o venga sostituito da un supplente. Ma anche nell’ipotesi che ci voglia più tempo più la procedura della “piramide” della Castelli va avanti più significa che il Paese si è incamminato su una strada sbagliata e che non ha invertito la rotta. La casa brucia, ma non al momento ha preso fuoco solo una stanza quindi non dobbiamo preoccuparci perché il fuoco ci mette tempo.

Bruxelles è invidiosa perché gli italiani hanno votato i sovranisti

Secondo la Commissione europea la manovra di bilancio presentata dal’Italia a settembre potrebbe violare i parametri europei sulla riduzione del debito. Secondo Laura Castelli la “letterina” è semplicemente un report che non comporta conseguenze concrete sia nell’immediato che nel medio periodo. Non si tratta solo della questione del deficit al 2,4% del PIL (e sarà da vedere poi a quanto ammonterà a consuntivo) ma della mancanza delle riforme strutturali e di un significativo scostamento dal percorso di riduzione del debito avviato negli anni precedenti. Nel discorso del vicepresidente della Commissione Dombrovskis si fa riferimento proprio alla bozza di legge di bilancio stilata dal governo Conte e non a quelle dei governi precedenti.

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Per Laura Castelli invece il problema è un altro: «a Bruxelles dà fastidio che ci sia un governo che è stato votato da oltre il 50% delle persone che sono andate a votare che dice che va smontata la Legge Fornero. Quando la volontà popolare è quella di tornare indietro dalla Fornero Bruxelles può dirmi quello che vuole». In poche parole la UE ce l’ha non solo con il governo ma anche con gli italiani. Gli stessi italiani che però non hanno voluto acquistare i Btp Italia il cui collocamento nei giorni scorsi è stato un flop. Anche su questo aspetto la viceministra minimizza spiegando che è un prodotto destinato alle famiglie e che le famiglie italiane non hanno i soldi da investire (strano, visto Salvini aveva detto che gli italiani avrebbero dato una mano).  Se non li hanno però è anche perché grazie allo spread (che è indubbiamente salito da quando il M5S è al governo) i tassi dei mutui hanno iniziato a salire. La viceministra però sostiene – sbagliando – che non ci sia alcun nesso tra il fatto che lo spread abbia un impatto sui tassi dei mutui e sui finanziamenti alle imprese da parte delle banche. A proposito del rispetto della volontà popolare nessuno in campagna elettorale aveva parlato di condono edilizio o condono fiscale, e non se ne parla nemmeno nel famoso contratto di governo che la maggioranza starebbe seguendo “riga per riga”.

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La viceministra chiede “il beneficio del dubbio” per dimostrare che la manovra funzionerà (per la cronaca nessuno sa ancora come verrà implementato il Reddito di Cittadinanza perché non c’è ancora la legge). Non si sa quanto ci vorrà per dimostrarlo, certo è che secondo l’onorevole Castelli in cinque mesi di governo non è possibile “fare disastri” e quindi sicuramente non basterà qualche mese per dimostrare che la manovra funziona. Anzi secondo la Castelli è tutta colpa della mancata riduzione del debito da parte dei governi precedenti. Riduzione che però c’è stata. Così come sono state fatte le riforme strutturali (certo, si poteva fare di più e meglio) che invece mancano nell’attuale manovra di bilancio. C’è però una cosa di cui Laura Castelli e la sua piramide della procedura d’infrazione non tengono conto. Non è necessario arrivare alle sanzioni per mettere in difficoltà il Paese. È sufficiente ad esempio che gli investitori internazionali non si fidino più dell’Italia e quindi sia sempre più difficile rifinanziare il debito pubblico (e la mancanza di fiducia è generata anche dai regolari annunci anti-euro del Presidente della Commissione Bilancio della Camera). Senza quei soldi il governo gialloverde non potrà finanziare il suo programma. Ma non è un problema: per Laura Castelli lo spread è solo la conseguenza di un trucchetto dei tedeschi che tengono basso il rendimento dei loro titoli di Stato.

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