Politica

Anche Di Maio pensa che piegarsi è meglio che spezzarsi

Il vicepremier e bisministro manda Conte a trattare. Avrà capito che non è più il momento di scherzare?

luigi di maio laura castelli

E due. Ieri è stato il turno di Matteo Salvini di recitare la parte di quello ragionevole e cercare un punto d’incontro tra la procedura d’infrazione dell’Europa e i desideri del governo gialloverde. Oggi tocca a Luigi Di Maio capire che piegarsi è meglio che spezzarsi, per lo meno a parole. La Stampa racconta in un articolo a firma di Ilario Lombardo che il vicepremier e bisministro

Ma lo spread è una sveglia feroce. E martedì, quando il differenziale tra Btp e Bund tedeschi arriva a 336 punti, Di Maio si dice «preoccupato, anzi preoccupatissimo». È al ministero del Lavoro con i suoi collaboratori. Per dimostrare che non sottovaluta quello che sta avvenendo dice: «Un conto è l’Europa e lo scontro politico. Un altro sono i mercati».

Insiste a vederli come due mondi separati e aggiunge: «Non capisco tutta questa preoccupazione visto che la possiamo cambiare in Parlamento». Dal M5S spiegano che più che di cambiamenti strutturali, si parlerà di «aggiunte». Diverranno più rigidi i meccanismi di controllo della spesa e del deficit (con le dismissioni immobiliari), e, tramite il codice degli appalti, verranno sbloccati miliardi vincolati da anni e destinati a grandi investimenti infrastrutturali.

di maio

Conte è il diplomatico che dovrà provare ad ammorbidire le posizioni a Bruxelles, anche se senza atti concreti sarà difficile:

Ed è qui il cuore della trattativa che Conte è pronto a condurre con il sostegno di Tria. Spiegherà che le penalizzazioni per chi sceglierà di andare prima in pensione scoraggeranno molti a farlo e i miliardi necessari saranno meno.

Quota 100 e reddito di cittadinanza poi sono ancora misure virtuali, rinviate a una legge ad hoc. Le clausole di salvaguardia vigileranno sulla spesa. Così – farà capire Conte – platea, condizioni e vincoli possono ancora cambiare, e non consumare tutto l’extra-deficit previsto. Basterà a convincere Bruxelles?

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