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L’UE boccia la Manovra del Popolo, ora la procedura d’infrazione

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Tanto tuonò che piovve. Nonostante le spiegazioni e le giustificazioni del governo italiano l’Unione Europea boccia la manovra del Popolo del governo Lega-M5S e raccomanda l’avvio di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia adottando il rapporto sul debito. La notizia arriva mentre il governo smentisce di voler cambiare la legge di bilancio – ipotesi su cui si erano concentrati i retroscenisti citando l’impegno di Salvini sul tema – e la maggioranza fa sapere che Conte spiegherà in dettaglio a Juncker la manovra e il suo senso, “al di là dei numerini”. Perché, si ribadisce, “i nostri economisti la ritengono adeguata”. La spiegazione sarà contenuta in un dossier di “tante pagine e molto tecnico”.

L’UE boccia la Manovra del Popolo, ora la procedura d’infrazione

La Commissione europea è giunta alla conclusione che “l’apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul deficit è giustificata”, conferma il vicepresidente responsabile per l’Euro, Valdis Dombrovskis, durante una conferenza stampa. “Abbiamo riesaminato il rispetto dell’Italia degli obblighi sulla riduzione del debito e l’analisi di oggi, il nostro rapporto articolo 126.3, suggerisce che il criterio del debito dovrebbe essere considerato come non rispettato”, ha spiegato Dombrovskis.”Oggi confermiamo la nostra valutazione che il documento programmatico di bilancio e’ in violazione particolarmente grave rispetto alle raccomandazioni” indirizzate all’Italia, ha aggiunto Dombrovskis. “Il 13 luglio il Consiglio aveva raccomandato all’Italia di ridurre il suo deficit strutturale dello 0,6% di Pil ne 2019”, mentre nel documento programmatico di bilancio rivisto presentato dal governo “il deficit strutturale vedrebbe un aumento di circa l’1% del Pil il prossimo anno. Questi numeri parlano da soli”. L’apertura di una procedura d’infrazione dipende da 2 punti:

I) l’Italia è in una situazione di debito eccessivo dovuta (anche) ai margini di flessibilità concessi nel recente passato. Rispetto al percorso di rientro tracciato nella precedente legislatura, il rapporto debito Pil devia di 4 punti secondo le stime del governo; ben di 9,8 secondo le stime della commissione. Ce n’è abbastanza per un’azione di forza che non si limiti a raccomandazioni che, evidentemente quando si ha a che fare con le nostre promesse, non servono.

procedura per disavanzo eccessivo
La procedura per disavanzo eccessivo di Bruxelles: come funziona (Corriere della Sera, 5 novembre 2018)

II) Quello che si chiedeva a questo governo era di rispettare gli impegni presi sul fronte dell’indebitamento strutturale (quindi al netto del ciclo economico e delle misure una tantum). Un governo con una visione un po’ più lunga dell’orizzonte delle elezioni europee e capace di far due conti avrebbe potuto abbastanza facilmente ridurre l’indebitamento strutturale e giustificare un po’ più di spesa pubblica (magari di buona qualità e non corrente e assistenziale) quando gli effetti della congiuntura sarebbero arrivati. In quel caso, e solo in quel caso, avrebbe avuto la possibilità di chiedere flessibilità in deficit.

Come funziona la procedura d’infrazione

La procedura viene avviata da un rapporto stilato dalla Commissione in cui si accerta la violazione di uno dei due criteri. Il rapporto è basato su dati certificati dall’Eurostat relativi all’anno precedente. Le raccomandazioni della Commissione vengono votate dal Consiglio a maggioranza qualificata, le sanzioni a maggioranza qualificata inversa (se i voti a disposizione dei Paesi contrari non raggiungono un quorum piuttosto elevato, la proposta della Commissione viene automaticamente adottata).

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La procedura per infrazione della commissione europea (Il Messaggero, 24 ottobre 2018)

La procedura d’infrazione contempla due tipi di penalità successive: in una prima fase si costituisce un fondo infruttifero nel quale versare una multa che ammonta tra lo 0,2 per cento e lo 0,5 per cento del Pil. Ossia tra tre e sette miliardi di euro. Se poi si persiste nel non sistemare i conti, viene comminata un’ammenda pari alla cifra bloccata nel fondo. Ed è proprio in questa fase che si è inserito il “baco” delle procedure. In tutti i regolamenti, infatti, non è prevista alcuna clausola nel caso in cui il Paese sottoposto a quella procedura opponga un rifiuto.

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