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Perché l’Italia rifiuta i soldi per il dissesto idrogeologico e poi piange?

“Per il dissesto idrogeologico abbiamo messo a disposizione del ministro per l’Ambiente un miliardo per interventi di sicurezza del territorio. Poi ulteriori 50 milioni per le autorità di bacino per regolare i flussi d’acqua”: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è pronto a spendere per mettere al sicuro l’Italia dopo che l’emergenza maltempo ha causato 34 morti e il 91% dei comuni italiani presenta rischi dal punto di vista del dissesto idrogeologico. Ma se servono soldi, perché l’Italia ha rifiutato 800 milioni di euro di prestiti dalla Banca Europea degli Investimenti proprio per il dissesto?

Perché l’Italia rifiuta i soldi per il dissesto idrogeologico e poi piange?

Il premier ieri ha parlato di vincoli ambientali contrapponendoli alla tutela delle vite umane: “Spesso abbiamo registrato qualche intralcio burocratico per la ripulitura dei corsi d’acqua, ci sono per esempio vincoli paesaggistici per la rimozione di un albero: dobbiamo avere la consapevolezza che tutti i beni sono costituzionalmente tutelati, ma dobbiamo avere la capacità di riorientare la legislazione guardando agli interessi in gioco: al primo posto c’è la tutela primaria della vita umana”. Un discorso che il ministro dell’Interno Salvini fa in modo ancora più tranchant, forse dimenticando che la Lega ha votato a favore dei condoni edilizi dei governi Berlusconi.

demolizioni eseguite edifici abusivi
Edifici abusivi, le demolizioni eseguite (Corriere della Sera, 5 novembre 2018)

Ma soprattutto: di recente. l’Italia ha rifiutato 800 milioni in prestito a tasso agevolato dalla Banca Europea per gli Investimenti proprio per combattere il dissesto idrogeologico. La storia è stata raccontata la settimana scorsa da Stampa e Avvenire: nel 2014 il governo Renzi creò una struttura chiamata Italia Sicura che doveva servire a mettere a punto tutti gli interventi necessari sul territorio per poi trovare i soldi per finanziarli. Dopo tre anni c’erano 1150 milioni in cassa, di cui 804 messi a disposizione dalla BEI. Ma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha bloccato tutto e in una lettera inviata a La Stampa ha spiegato che fare debiti sarebbe contrario “all’amministrazione dei soldi pubblici da buon padre di famiglia” perché “gli interessi sarebbero stati pagati da tutti i cittadini”. “E quale padre di famiglia, potendo avere soldi in cassa, preferisce indebitarsi con un mutuo? Oltretutto affrontando complesse pratiche di mutuo di difficile gestione”.

Il ministro Costa non ama i debiti, il suo governo sì

Ora, vista la presa di posizione da buon padre di famiglia del ministro Costa ci si aspetta che quando avrà scoperto che il governo che ha lui per ministro sta approntando un piano per chiedere non 800 milioni ma svariati miliardi da spendere in deficit e prendendoli in prestito sui mercati si dimetta immediatamente. O che almeno vada a nascondersi in un luogo dove non soffia il vento del ridicolo. Ma la storia è ancora più complicata di così, perché lo stesso Costa sostiene che i soldi in cassa ci siano, mentre in realtà il fabbisogno finanziario per il dissesto idrogeologico è finanziato solo per 500 milioni di euro a fronte del miliardo annuo che servirebbe.

dissesto idrogeologico
La ripartizione dei fondi per il dissesto idrogeologico (AGI)

L’agenzia di stampa AGI fa sapere che il piano prevedeva rate da 70 milioni da restituire in una ventina d’anni a un tasso d’interesse dello 0,70% e che la parte principale era destinata a programmi di prevenzione e messa in sicurezza contro frane e alluvioni, in sei regioni del Nord e in cinque del Centro, oltre alla città di Roma. Altri 200 milioni erano destinati a progetti per la riparazione di strade, ponti, argini, in collaborazione con Anas, Regioni e Comuni. Interventi che gli enti locali non riescono a realizzare proprio per mancanza di fondi.

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La lettera mandata da Costa alla Stampa

Gli ultimi 140 milioni erano destinati alla manutenzione straordinaria, soprattutto dei corsi d’acqua, e alla prevenzione dei rischi. Ma per fortuna è arrivato il governo Lega-M5S che ci salverà dall’acquazzone grazie alle scie chimiche. «Non abbiamo rinunciato a nulla. Il mutuo Bei era stato annunciato da Italia sicura più di un anno e mezzo fa ma non è mai  stato sottoscritto. Per adesso abbiamo scelto di non farlo neanche noi perché appunto in questa fase i fondi ci sono». In realtà per la sottoscrizione mancava solo la firma del governo, gli anni che sono passati sono serviti a dettagliare gli interventi e i soldi che ci sono comunque non basteranno.

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