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Isabella Conti, la sindaca “neorenziana” che lotta contro il 5G

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Isabella Conti è la sindaca neorenziana di San Lazzaro di Savena, un comune alle porte di Bologna. Domenica scorsa era alla Leopolda di Matteo Renzi, dove ha dichiarato che «Italia Viva ha acceso la mia luce». Ma non è per via dell’intervento dal palco di Firenze che oggi tutti parlano della sindaca Conti. Non è perché la Conti è stata la “prima sindaca d’Italia ad aver istituito gli asili nido gratis” e non è nemmeno perché potrebbe diventare coordinatrice nazionale di Italia Viva. Di Isabella Conti si parla per via della sua battaglia contro il 5G.

La bella compagnia in cui è finita la sindaca Conti

Isabella Conti non è certo la prima sindaca che si oppone al 5G, ed è in effetti in buona compagnia assieme ad altri sindaci che hanno annunciato di non voler partecipare alla sperimentazione sul 5G, ex pentastellati come Sara Cunial e al XII Municipio di Roma, guidato dalla pentastellata Silvia Crescimanno. Ieri su Facebook la Conti ha annunciato di aver firmato lunedì mattina »un’ordinanza che sospende la collocazione di antenne per il 5G» in attesa che il Governo e il Ministero della Salute assumano una posizione «netta e autorevole in grado garantire la sicurezza per la salute pubblica di questa nuova tecnologia».

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Un principio di prudenza e precauzione insomma, perché – scrive la sindaca – «Le radiofrequenze 5G sono del tutto inesplorate: come Amministratore Pubblico sento il dovere di attendere la posizione del Ministero della Salute». Sicuramente fa sorridere già il fatto che la sindaca neorenziana si trovi su posizione analoghe a quelle di complottisti e pentastellati. C’è però da dire che in consiglio comunale a Bologna PD e M5S hanno votato un ordine del giorno per chiedere al sindaco Merola e alla giunta una moratoria sulle autorizzazioni per l’installazione di nuovi impianti con antenne per la tecnologia 5G.

Ma quali studi ci sono sul 5G?

Oggi la Conti risponde agli attacchi di chi l’ha criticata accusandola di allarmismo e di essere in cerca di visibilità pubblicando l’intervista a Fiorella Belpoggi dell’Istituto Ramazzini. Sostanzialmente quello del Ramazzini è l’unico studio che viene citato quando si parla di 5G. Si tratta di una ricerca condotta su oltre duemila topi che sono stati esposti alle radiazioni per 19 ore al giornoIn un’intervista a Il Salvagente la dottoressa Fiorella Belpoggi (che ha diretto l’area di ricerca) spiegava che l’obiettivo non è quello di arrivare ad una messa al bando della tecnologia ma di chiedere all’industria di individuare dei metodi (la dottoressa parla dell’uso degli auricolari come sistema per evitare un’eccessiva esposizione) per salvaguardare la salute. Qualche tempo fa la dottoressa Belpoggi – che è stata ascoltata in Commissione a Montecitorio faceva sapere che «l’Istituto Ramazzini ha ancora in essere l’apparato espositivo utilizzato per studiare le frequenze del 3G, facilmente adattabili al 5G»

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Isabella Conti alla Leopolda, credits: Agenzia Vista via YouTube

Nemmeno il Ramazzini quindi ha condotto uno studio sul 5G ma unicamente uno sulla tecnologia più vecchia, il 3G (oggi lo standard è il 4G). Alla Stampa la dottoressa Belpoggi ricorda che gli studi sono fermi al 3G e che per il momento le uniche evidenze scientifiche sono quelle di alcuni studi condotti sui ratti. “Il 5G ha una frequenza diversa dal 3G?”, chiede l’intervistatore, la ricercatrice risponde in un modo che dire convincente è un eufemismo: «è più alta, lei pensi che dopo questa c’è quella della luce che è sicuramente innocua altrimenti ci saremmo già estinti».

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Ma non è esattamente così perché proprio la IARC – che ha inserito i campi elettromagnetici a bassa frequenza nell’elenco delle sostanze “possibilmente cancerogene” – ha inserito la luce del sole (o meglio la radiazione ultravioletta) tra i carcinogeni sicuri per l’uomo, visto che contribuisce alla formazione dei tumori della pelle. Non ha però vietato di esporsi alla luce solare, ma di farlo con moderazione. Il dosaggio – e quindi l’esposizione – è tutto, anche per il 3G o il 5G. «Oggi non possiamo affermare che il 5G sia cancerogeno, ma nemmeno che non lo sia», conclude la dottoressa Belpoggi. Certo, non si capisce come mai a questo punto non si faccia una battaglia anche contro il 4G e il 3G.

 

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