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Il terrore di Salvini: «I PM vogliono farmi fuori»

alessandrodamato|

matteo salvini freda piazza fontana - 4

Matteo Salvini è terrorizzato. Dopo la svolta della Lega che ieri ha approvato i cambi di Statuto, il Capitano si sente ancora la preda delle procure d’Italia, con un occhio (ancor più terrorizzato) alla legge Severino, che potrebbe, in caso di condanna, costringerlo a non assumere cariche istituzionali o elettive con tanto di sospensione.

Il terrore di Salvini: «I PM vogliono farmi fuori»

Per questo il terrore di Salvini è che i PM vogliano “farlo fuori” e il primo caso su cui applicare il suo teorema è quello della Gregoretti, dove rischia l’accusa di sequestro di persona e quindici anni di carcere. Oltre, appunto, agli effetti della legge Severino anche in caso di condanna in primo grado. Qui però c’è ancora una possibilità che balla: ovvero che il 20 gennaio, nel corso del voto, Italia Viva di Matteo Renzi possa in qualche modo salvarlo votando contro la richiesta. Una speranza alimentata dalle dichiarazioni dei renziani, ma che in realtà sa di beffa. Perché se Renzi si prende la responsabilità di salvare il “nemico” Salvini dal processo rischia di scomparire dalla politica italiana.

salvini pm

D’altro canto non c’è solo la Gregoretti all’orizzonte: il Messaggero ricorda oggi che sul leader leghista, per il 2020, s’addensano molte tegole giudiziarie. Dai 49 milioni dei rimborsi spariti alla Lega Nord, su cui i magistrati di Genova tengono ancora l’occhio puntato, Salvini ritiene di essersi liberato con il congresso di ieri. Mentre la spada di Damocle del caso Metropol è tutt’altro che riposta. Un piccolo particolare, ma di enorme importanza, è quello sintetizzabile così: la Cassazione ha respinto il ricorso di Savoini, e dunque i pm di Milano possono vagliare tutti i contenuti del telefono cellulare e delle mail dell’amico filo-russo di Salvini, sperando di trovarci dentro dati che possano inchiodare il capo leghista sulla storia dei rubli o meglio dei dollari che secondo l’accusa sarebbero finiti al Carroccio o almeno ci sarebbe stata una trattativa per farceli andare.

I segnali di fumo sulla sanità a Milano

Non finisce qui, perché ieri un giornale scriveva che per gli inizi dell’anno è prevista una nuova mossa della procura di Milano sul caso della sanità e sul Jurassic Park della corruzione che ha portato all’indagine su Attilio Fontana e Lara Comi. Qui non si capisce come la questione delle indagini possa colpire in qualche modo Salvini, se non attraverso qualche suo sottoposto. E lo stesso guaio si ripropone a Bergamo e a Roma, dove il tesoriere della Lega Giulio Centemero è a rischio processo per i finanziamenti ricevuti da Parnasi e da Capriotti. Intanto Marco Grasso sul Secolo XIX fa luce sulla questione dei 49 milioni di euro dopo il cambio di statuto della Lega:

Lo scenario più semplice, è anche il più scontato: cosa accadrebbe se la Lega Nord cambiasse nome e si trasformasse in un altro partito, con una nuova veste e un nuovo nome? Per la Procura poco. Proprio come accade per le persone fisiche, il figlio eredita il patrimonio del genitore, e con esso, eventualmente, anche i debiti. Questo, ovviamente, se vi è «continuità», riconosciuta in modo pacifico in altre trasformazioni politiche, ad esempio come accaduto quando il Pci si sciolse nel Pds, e vi fece confluire i possedimenti.

tesoro lega 49 milioni
Il tesoro della Lega: i sequestri

C’è un altro scenario, tuttavia, che appare il più probabile, stando anche alle parole del senatore Roberto Calderoli: «La Lega continuerà a essere un soggetto politico, onoreremo il debito con lo Stato». Un’anticipazione che apre almeno due possibilità. La prima è che la Lega resti davvero un soggetto politico con una sua autonomia, e dunque, nell’ambito di quella che diverrebbe tecnicamente una scissione, si ritroverebbe ad accollarsi il debito, liberando così il partito di Salvini.

C’è però un’ulteriore possibilità. Se la vecchia Lega diventasse una “bad company”, svuotata di beni, dirigenti, sedi, i magistrati potrebbero percorrere un’altra strada: denunciare l’operazione come fittizia, e perseguire il nuovo soggetto politico, e tentare di dimostrarne la continuità con il vecchio.

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