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I negazionisti del clima e la storia dei post di Greta Thunberg che non sono “di Greta Thunberg”

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Qualche giorno fa un bug di Facebook ha consentito agli utenti di visualizzare i nomi degli amministratori delle pagine Facebook. Normalmente infatti Facebook non rivela chi gestisce le pagine Facebook ma solo l’area geografica di provenienza degli admin. Il social network è rapidamente intervenuto a correggere la falla ma nel frattempo sono stati resi noti i nomi degli admin di pagine come quella di Hillary Clinton, dell’artista Banksy o dell’attivista Greta Thunberg (ma anche quelli dei gestori della pagina Facebook di Anonymous e di Snoop Dogg).

Cosa hanno scoperto i negazionisti del cambiamento climatico?

Nessuno si è sconvolto più di tanto nello scoprire che la maggior parte delle pagine – non dei profili – è gestita da un team di persone e non solo dal “titolare”. In pochi ad esempio si sono sorpresi che a gestire la pagina del misterioso Banksy non sia lo stesso Banksy (del resto non si sa nemmeno chi si nasconda dietro quel monicker). Ma per quanto riguarda Greta Thunberg molti si sono compiaciuti nello scoprire che i post vengono pubblicati da due persone che non sono Greta. Uno è il padre, Svante Thunberg, l’altro è un attivista indiano, Adarsh Prathap.

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Nei network dell’alt-right e dei negazionisti del cambiamento climatico questo è stato visto come una prova che Greta Thunberg non è altro che un pupazzo, manipolato per la propaganda da parte di adulti che perseguono una misteriosa (ma al tempo stesso chiarissima) agenda politica.

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Insomma il fatto che due persone (una molto vicina a Greta, che è minorenne) gestiscano la sua pagina pubblicando i post su Facbook è la dimostrazione di tesi complottiste che circolano da quando l’attivista svedese ha iniziato a riscuotere consensi per la sua battaglia contro il riscaldamento climatico. Ad esempio che c’è chi si approfitta della sua “condizione” (Greta ha dichiarato di essere Asperger) o che la sua famiglia la sta usando per arricchirsi. Fino ovviamente a coloro che sostengono che ci sia un piano “globalista” per farci abboccare alla bufala del riscaldamento climatico.

Dov’è la novità?

Ma in realtà che a gestire la pagina non ci fosse solo Greta lo si sapeva già. Da tempo infatti Facebook consente di conoscere almeno quante persone gestiscano una data pagina. E pur non fornendo l’identità ne indica la provenienza. Per la pagina della Thunberg è sempre stato possibile leggere che gli admin erano due, uno proveniente dall’India e uno dalla Svezia. Se per quanto riguarda il fatto che il gestore svedese si poteva pensare che fosse la stessa Greta era certamente impossibile pensare che l’admin indiano fosse sempre lei.

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Greta su Facebook ha spiegato che non avendo una account sul social di Zuckerberg utilizza quello di suo padre e che Adarsh Prathap è l’altro admin per la semplice ragione che è lui che ha creato la pagina (nel dicembre del 2018) prima ancora che l’attivista svedese avesse una sua pagina ufficiale. Inutile ricordare poi che a parlare alle Nazioni Unite non ci è andato né Prathap – che pure è un attivista climatico – né il padre di Greta. A meno di non sostenere l’assurda tesi che fosse “doppiata” quella che abbiamo sentito all’ONU era la voce di una ragazzina, non quella di Svantes Thunberg.

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Greta Thunberg aggiunge che tutti i post sono scritti da lei, così come tutto il resto, e che Facebook viene utilizzato per pubblicare i contenuti postati su Twitter e Instagram. Ma ammettiamo anche che sia davvero Svantes Thunberg, e non lei stessa. Uno degli screenshot incriminati è quello di un post del 4 gennaio sugli incendi in Australia. Di per sé il contenuto del post non è nulla di particolare, è semplicemente il riassunto di quello che scienziati, esperti di clima e giornalisti hanno scritto a proposito dei devastanti roghi nel bush e delle cause della straordinaria siccità che ne ha favorito la diffusione.

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Uno degli screenshot che hanno “rivelato” chi c’è dietro Greta Thunberg

Il fatto che lo abbia scritto Svantes Thunberg o Greta Thunberg non lo rende certo meno vero. Anche perché Greta non è certo andata “sul posto” a raccogliere le informazioni. Così come non ha condotto lei gli studi e le ricerche che dimostrano l’esistenza del cambiamento climatico. Lei ha semplicemente letto quello che gli scienziati dicono da qualche decennio e ha deciso che la sua “missione” era quella di sensibilizzare i suoi coetanei (e perché no, anche gli adulti). Non sarà Greta Thunberg a salvarci dal Global Warming, per la semplice ragione che una persona da sola non può farlo: dovranno essere i governi a farlo. Il fatto che qualcuno aiuti una ragazzina di diciassette anni a gestire i suoi profili social non sembra essere poi così scandaloso: Greta è sostanzialmente un influencer dell’ambientalismo, e anche le migliori influencer non postano tutto da sole (ma nessuno dubita delle loro capacità). In Italia Matteo Salvini ha un corposo staff di persone che pubblicano i contenuti per lui, nessuno però dice che quei post sono un’idea di Luca Morisie quindi che Salvini non vale nulla. Il fatto che ci siano persone che collaborano con Greta del resto non rende meno vero il problema per cui si sta battendo. E non rende certo automaticamente dei “pupazzi” tutte quelle migliaia di ragazzi che sono scesi in strada per chiedere ai governi di fare qualcosa per salvare il Pianeta.

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