Opinioni

Il governo Lega-M5S, ovvero mille modi per chiedere la carità maleducatamente

Un buon titolo per un instant book sul Governo Gialloverde potrebbe essere “Mille modi per chiedere la carità maleducatamente”: il lunedì la chiediamo alla UE, con Salvini che contemporaneamente accusa Macron di essere omosessuale e farsela con Saviano; il martedì la chiediamo alla BCE, con Savona che continua a ripetere che l’alternativa al pizzo chiesto con il DEF è il disastro; il mercoledì la chiediamo ai cinesi e il giovedì agli americani, ma sempre minacciando la UE, poiché il sotto-testo dei viaggetti della speranza continua a essere l’estorsione (questa volta declinata sub-specie “se non ci date i soldi sconvolgiamo gli assetti geo-politici mondiali ahò”)

Chiacchiere, chiacchiere, nient’altro che chiacchiere per coprire rumorosamente alcune tristi verità che NeXt va ormai ripetendo da settimane (ad es. qui e qui, ma anche qui): 1) la manovra al 2,4% non servirà a nulla se non a violare gli accordi sul rientro dal debito che il nostro Paese ha più volte sottoscritto in sede europea; 2) non ci saranno nella manovra gli investimenti ad alto moltiplicatore™ più volte millantati dai vari economisti di dubbia fama della maggioranza, ma solo mancette elettorali per vincere le elezioni europee; 3) il Governo non ha alcuna strategia economica, ma procede alla cieca, senza costrutto.

salvini di maio totò peppino
Vignetta di Emiliano Carli su Facebook

Cammin facendo si arriva al venerdì e con il week-end gli interlocutori da minacciare scarseggiano. Che si fa? Ma è naturale! Cominciamo a chiedere soldi agli italiani no? E qui la tattica si fa sopraffina: comincia Claudio Borghi Aquilini che se ne esce con una trovata ricicciata nientemeno che dal cilindro di Giulio Tremonti (altro grande intellettuale eterodosso sfrattato dai mercati) e consistente nel tentare di mettere le mani sulle riserve auree della Banca d’Italia. Borghi la prende da lontano, e con la furbissima scusa di “fare chiarezza” presenta un progetto di legge per stabilire una volta per tutte che le riserve auree detenute dalla banca centrale non sono proprietà di quest’ultima ma dello Stato. Sentite il brivido freddo salire sulla schiena eh? Beh, avete ragione: è facile immaginare che l’iniziativa di Borghi sia solo il primo passo per poi potere, in un prossimo futuro, andare a cercare coperture per qualcuna delle brillanti iniziative gialloverdi (magari la reintroduzione delle baby pensioni o il ripianamento dei debiti della Lega con la Procura di Genova) proprio a valere sulle riserve auree. E chi se ne frega se i lingotti sono già impegnati per garantire la stabilità monetaria del Paese: come insegna Carlo Sibilia “non può esistere una crisi monetaria”.

Ma non finisce qui. Arrivano i CIR! Conti individuali di risparmio con i quali il Governo conta di convincere gli italiani a comprare quei Titoli di Stato che i mercati internazionali ormai iniziano a lanciare dalla finestra come si faceva nel medioevo con i vasi di piscio. I CIR dovrebbero consentire ai risparmiatori di percepire uno sconto fiscale sugli interessi dei titoli acquistati, e nella curiosa mente degli economisti non mainstream™, tanto dovrebbe bastare a raccogliere danaro dai cittadini allocchi proprio mentre la maggioranza è piena di brillantoni che vanno dicendo in giro che il debito non è un problema (capito? Prestatemi i soldi, tanto il debito non è un problema!!!11!!1!!).

luigi di maio matteo salvini
Vignetta di El Giva

Tutta questa spraffina impalcatura di rutti si basa sugli ultimi fiammanti assunti teorici di scuola sovranara, ovvero che l’Italia ha sì un debito pubblico elevato, ma: 1) “il bilancio dello Stato non è come il bilancio di una famiglia perché il debito pubblico genera risparmio privato™” e 2) “la somma tra debito pubblico e privato è molto più bassa della media dei Paesi avanzati ™”.

Ecco, vorrei che rifletteste con attenzione su queste due ultime affermazioni e, ancora una volta, ne leggeste il sotto-testo implicito: nient’altro che l’idea folle che i danari dei cittadini sono proprietà indiretta dello Stato e, in particolare, del Governo pro-tempore in carica, che sarebbe dunque libero di indebitarsi finché vuole perché tanto alla fine c’è “il risparmio privato” a cui attingere.

Insomma nel week-end va di moda il vecchio adagio sovietico per cui “quello che è mio è mio e quello che è tuo è mio”, con l’importante differenza che mentre i tentativi di bullizzare la UE e la BCE sono poco più che barzellette, in un Paese che disprezza il diritto di difesa al contribuente l’idea di depredare riserve auree e risparmi privati suona tutt’altro che divertente. Altro che condoni, la gang gialloverde vuol portarci via tutto.

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