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Chi sono e cosa vogliono i gilet gialli all’italiana

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«Se anche voi pensate sia arrivato il momento dei fatti e non delle promesse aderite al Coordinamento Nazionale Gilet Gialli». A scriverlo sulla sua pagina Facebook è l’ex deputato del MoVimento 5 Stelle Ivan Della Valle, uno di quelli travolti dallo scandalo rimborsopoli che prima di lasciare il M5S ha ammesso di non aver corrisposto correttamente – come promesso – i rimborsi per il fondo per il microcredito. E così scopriamo che Della Valle – dopo essersi trattenuto la bellezza di 270mila euro – ora è tra i capi della versione italiana dei gilets jaunes transalpini. Che a loro volta sono la versione francese del movimento dei forconi.

Cosa vogliono i Gilet Gialli

Per ora, fanno sapere dal Coordinamento, non è prevista alcuna forma di mobilitazione ma una richiesta di dialogo con i “fratelli francesi”.  Dal Coordinamento sono però pronti a partire con la protesta «sempre in forma civile e legale» contro l’Europa, l’austerità, il caro-benzina e il caro-pedaggi a fianco di milioni di famiglie italiane costrette a subire il ricatto degli speculatori. Del coordinamento oltre a Della Valle fa parte anche Giancarlo Nardozzi, Presidente del Goia (Gruppo Organizzato Indipendente Ambulanti).

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Non sarà però un gruppo o un movimento, quello dei gilet gialli italiani, contro il Governo. E questa sostanzialmente è l’unica differenza con il movimento dei forconi (a sua volta reincarnazione del popolo delle quote latte) che anni fa utilizzò le stesse tattiche dei blocchi stradali (sulle rotonde, agli incroci, fuori dai caselli autostradali) dei gilets jaunes nel vano e velleitario tentativo di innescare una rivoluzione di popolo contro il governo (precedente) che portasse alla liberazione dell’Italia. Ma oggi anche i forconi stanno con il governo Lega-M5S.

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I “nemici” dei Gilet Gialli italiani sono le organizzazioni sindacali (tranne quelle degli ambulanti), l’Europa, il PD, Forza Italia. Non l’attuale esecutivo che invece godrà dell’appoggio del Coordinamento che ha intenzione «di aiutarlo a far sì che i programmi compresi nel contratto di governo vadano a realizzarsi». È ancora da capire come, al di là dei proclami, questo potrà essere possibile. L’attuale governo infatti con il Decreto Sicurezza voluto dal Ministro Salvini ha reintrodotto il reato di blocco stradale (che era stato depenalizzato nel 1999) con pene che vanno dai due a dodici anni di carcere se il reato è commesso da più persone. Chissà, magari troveranno un nuovo motivo di protesta.

I gilet gialli sono i forconi 4.0

Se in Francia protestano contro il governo in Italia invece la protesta sarà contro l’Europa e la sua politica dell’austerity (che di fatto non esiste al momento). Ma cosa vogliono quelli del Coordinamento Gilet Gialli Italia? Lo spiega Ivan Della Valle che in un post di ieri ha elencato le battaglie fondamentali come «l’uscita degli ambulanti e balneari dalla Bolkestein, riduzione della pressione fiscale, diminuzione del costo delle accise sulla benzina e dei pedaggi autostradali». Peccato che la diminuzione del costo delle accise sulla benzina non dipenda dall’Unione Europea ma dal Governo. Fu infatti Matteo Salvini a promettere – come anche Renzi prima di lui di tagliare le accise. Non potendo protestare contro l’ex presidente del Consiglio e contro l’attuale ministro dell’Interno non resta che prendersela con l’Europa perché vuole introdurre un principio fondamentale – quello della concorrenza e dell’equità dei canoni di affitto – anche per quanto riguarda un settore come quello delle concessioni balneari.

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Al tempo stesso però i Gilet Gialli chiedono di abbassare i pedaggi autostradali o di revocare le concessioni ad Autostrade Spa. Evidentemente certe concessioni, che insistono su terreno demaniale e sono state ottenute in modo assai meno chiaro di quelle per le autostrade, non possono essere toccate nemmeno in presenza di una Direttiva europea. Su altre invece il governo deve e può intervenire in nome del Popolo dei Gilet.

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Segue poi una lista di richieste che va dall’introduzione della Flat Tax alla pace fiscale mentre nei commenti c’è chi propone soluzioni più drastiche come l’uscita dall’Europa o il divieto di geoingegneria. Sono però tutte richieste che andrebbero rivolte all’attuale governo e non all’Unione Europea. Ma a quanto pare nel Coordiamento c’è chi ritiene che se l’esecutivo non mantiene le promesse non è perché quelle promesse erano irrealizzabili in un paese come l’Italia ma perché è l’Europa che non vuole.

Il gilet giallo di Gianni Alemanno

Ma non c’è solo il Coordinamento a sfruttare l’idea dei gilet gialli. Ieri durante il meeting «Cantiere Italia», la nuova idea politica di Gianni Alemanno, i relatori hanno indossato il gilet catarifrangente simbolo della protesta francese. La politica insomma sta già cercando di appropriarsi del movimento, proprio come è accaduto in Francia dove la destra ha cercato di cavalcare le proteste per mettere in difficoltà il governo.

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Qui in Italia le cose sono confuse perché la destra è al governo e i Gilet Gialli, anche quelli di Alemanno, non hanno alcuna intenzione di manifestare contro il governo Conte. In un’intervista a Libero Alemanno spiega: «Vanno bene i convegni, vanno bene gli stati generali, ma è necessario anche il movimentismo. Scenderemo in piazza per esprimere il nostro sostegno
al governo nella battaglia contro l’Unione europea». Li vedremo tutti in piazza a Roma l’8 dicembre?

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