Politica

Lo scenario della caduta del governo e delle elezioni anticipate

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Paolo Mieli sul Corriere della Sera pronostica oggi uno scenario inedito per la politica italiana che prende le mosse dalla possibile caduta del governo e arriva alle elezioni anticipate in inverno. L’ex direttore del Corriere parte nel suo ragionamento dallo scontro con l’Europa sulla Manovra del Popolo, per dire che anche se arrivasse un accordo in extremis questo cambierebbe poco nella situazione:

Ora un accordo con l’Unione Europea lo si potrà anche trovare e — va detto — è ammirevole la prudenza con la quale alcuni rappresentanti della Ue trattano il caso italiano. Ma è improbabile che, una volta rotto l’accordo tra le forze di governo, i mercati tornino a fidarsi delle prospettive del nostro Paese. È ormai chiaro che stiamo vivendo una fase di passaggio e che solo la vittoria nelle urne di una coalizione il cui programma sia stato votato dagli elettori potrà offrire stabili prospettive.

Allo stato attuale i corpi elettorali dei due partiti hanno votato due programmi diversi e solo la fusione di questi elettorati in un’unica entità avrebbe potuto offrire l’energia per un governo in grado di durare. Ciò che le ultime settimane ci hanno dimostrato non essere avvenuto. E adesso non è più sufficiente a sorreggere la legislatura l’occasionale cautela di qualche leader più responsabile o l’indisponibilità dei parlamentari a mettere a repentaglio i seggi conquistati appena sette mesi fa. E troppo tardi.

governo conte salvini di maio toninelli genova ponte morandi - 3

Mieli esclude anche che nasca un nuovo governo “responsabile” sotto l’egida del capo dello Stato, visto che né Lega né M5S potrebbero appoggiarlo mai:

Né è davvero praticabile l’ipotesi di un governo quale quello che il Capo dello Stato ipotizzò prima dell’estate per Carlo Cottarelli. Mario Monti nel 2011 ce la fece ma poté contare sulla disponibilità di deputati e senatori di Forza Italia e del Pd, i due maggiori partiti dell’epoca. Anche oggi, forse i parlamentari berlusconiani e piddini si metterebbero a disposizione per una «soluzione tecnica», ma nel frattempo i partiti più consistenti sono diventati altri (Cinque Stelle e, in prospettiva, Lega) per i quali sarebbe suicida, dopo aver lasciato cadere il proprio governo, farsi portatori d’acqua di un gabinetto a loro estraneo.

Ragion per cui un Monti redivivo avrebbe minori probabilità di successo persino di Conte. Quanto all’ipotesi di un governo di centrodestra che nascesse con l’«acquisto» di parlamentari grillini o della sinistra (all’attenzione di magistrati che già in passato si sono occupati di eventi della stessa natura), essa appare davvero poco realistica.

tvboy street art giuseppe conte
Foto da: Instagram TVBOY

Per questo che, a meno di miracolose riconversioni alla concordia, il tema delle elezioni anticipate tornerà presto d’attualità:

E magari — anche in virtù di una ricollocazione del partito di Grillo e Casaleggio — diverrà nuovamente attuale anche la classica divisione del campo elettorale in destra e sinistra. Con robuste innervature d’Europa, di culto delle compatibilità economiche, di osservanza delle più elementari norme democratiche in entrambi gli schieramenti.

Capaci questi schieramenti di darsi il cambio alla guida della cosa pubblica passando per il voto in regolari elezioni che si terranno alla scadenza naturale. Dopodiché resterebbero sul terreno molti degli attuali problemi. Ma la memoria di una stagione, non solo italiana, di demagogica guerra all’Europa, di prolungato caos e di idee pazze sperimentate a dispetto di ogni più elementare evidenza, resterebbe solo un brutto ricordo.

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