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Fermi tutti: Ivan Della Valle ha scoperto che il M5S è il male

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Ivan Della Valle, l’ex deputato del MoVimento 5 Stelle scoperto a truccare i conti dei rimborsi e ad essersi trattenuto la bellezza di 270mila euro, ha finalmente trovato il coraggio di denunciare. Non sé stesso, perché dal punto di vista penale non ha fatto nulla di male, ma il suo vecchio partito. Dopo essere stato espulso dal M5S per la vicenda rimborsopoli l’ex deputato piemontese si è accorto che nel partito di Grillo e Casaleggio c’è del marcio. Finalmente libero dagli impegni parlamentari Della Valle ha deciso così di inaugurare la stagione, tardiva, della trasparenza.

La trasparenza a 5 Stelle di Ivan Della Valle

Si inizia con un post pubblicato a due giorni dal voto delle politiche nel quale Della Valle trova la forza (dopo quindici giorni dalla sua espulsione) di criticare la posizione del candidato alla presidenza della Regione Lombardia Dario Violi sulla Bolkestein. Secondo l’ex deputato il M5S ha cambiato completamente la sua posizione sulla famigerata direttiva europea. Violi in particolare è “colpevole” di aver detto che non è possibile uscire dalla Bolkestein. Il MoVimento però ha sempre sostenuto il contrario. E non è certo l’unico cambiamento di rotta. Evidentemente però quando Di Maio cambiava la politica estera del M5S Della Valle stava facendo altro.

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Quello del “tradimento” è un tema ricorrente nella lettura che Della Valle dà dei fatti della politica. Poco dopo la deflagrazione del caso rimborsopoli il deputato si era giustificato dicendo che “Se io ho tradito il movimento per le restituzioni, il Movimento che io avevo contribuito a fondare, perché sono stato il primo consigliere comunale eletto in Piemonte e tra i primi in Italia, ha tradito gli elettori su tantissime tematiche”.

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Una volta trovato finalmente il coraggio di uscire allo scoperto Della Valle è un fiume in piena. Il 12 marzo si diletta a postare un passaggio tratto da La fattoria degli animali di Orwell, testo a quanto pare imprescindibile per tutti coloro che hanno aperto gli occhi sul funzionamento della democrazia diretta nel M5S. In sostanza il nostro coraggioso portavoce sta dicendo che nel MoVimento la democrazia non esiste. Non proprio una novità visto che ci sono persone (e giornalisti) che lo dicono e lo scrivono da anni.

Ivan Della Valle e la teoria del complotto su rimborsopoli

In questi cinque anni però Della Valle non ha detto nulla. Come tutti gli ex-grillini scopre tutto dopo. E come tanti ex pentastellati (o trombati alle Parlamentarie) è solo dopo che le cose non sono andate come sperava che trova la forza di parlare democrazia violata. Lui però non ci sta a passare per uno che non ha mai avuto il coraggio di criticare la linea ufficiale del MoVimento. Ed è per questo che per dimostrarlo posta il link della sua convinta difesa della scelta di fare gruppo con lo UKIP di Farage (nel 2014) lasciando intendere che contiene una critica alla decisione di passare in ALDE. Decisione che per altro è stata presa con un voto in assemblea (nel 2017) prima di venire rigettata dal M5S (più o meno..).

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Ma ci sono tanti sassolini che Della Valle si vuole togliere dalle scarpe. L’ok dato dalla Giunta Appendino a costruire un centro commerciale nell’area ex-Westinghouse contrariamente a quanto promesso in campagna elettorale oppure la decisione di criticare la candidatura di Torino alle Olimpiadi 2026. Ieri Della Valle ha detto di condividere “ogni parola”  dell’intervista rilasciata dal consigliere regionale Davide Bono che esprime tutta la sua contrarietà alle Olimpiadi invernali a Torino. Ed è curioso perché quando era deputato Della Valle non ha concesso interviste in merito.

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Scrive Della Valle che all’epoca questo suo essere non allineato gli costò caro: “Tutto ciò portò alla mia totale esclusione, messo in un angolo ma non zittito continuai a criticare le scelte che io ritenevo sbagliate”. E c’è da chiedersi perché non sia uscito dal MoVimento dopo aver visto tutti questi “tradimenti”.

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Dopo le risposte Della Valle passa alle domande: «Non trovate strano che in 5 anni nessuno abbia mai controllato un’iniziativa così importante come quella della restituzione?». Probabilmente non è poi così strano, visto che è esattamente la modalità con cui il M5S gestisce le sue iniziative democratiche e trasparenti ovvero secondo il collaudatissimo metodo quanno ce pare. Ed ecco che si profila all’orizzonte l’ipotesi di complotto (non la prima a dire il vero). A cosa è servita tutta la cagnara mediatica sui rimborsi se alcuni deputati “traditori” hanno già ottenuto il perdono? Secondo Della Valle è semplice, sarà utilizzata come pretesto «per cambiare il sistema delle restituzioni e passare, così, ad un sistema forfettario e rendere la destinazione del fondo da pubblico ad iniziative di partito esattamente come fanno tutti gli altri». Fortunatamente c’è Della Valle, che ora che non ha nulla da perdere trova il coraggio di puntare il dito contro un partito di cui ha fatto parte, nonostante fosse stato “messo in disparte” fino ad un mese fa.